

Michele Di Lieto, magistrato scrittore, ha pronto per la stampa un volume sulla violenza, in tutte le sue forme, che
ormai dilaga in ogni parte del modo. Non mancano le guerre: la guerra israelo-palestinese, la guerra russo-ucraina. Non c’è invece spazio per il conflitto IRAN-USA appena iniziato, anche se ha già fatto una vittima illustre, l’uccisione di Al Khameini, Capo iraniano. L’uccisione di Al Khameini suggerisce raffronti con la cattura sempre da parte statunitense di Nicolas Maduro, Presidente venezuelano. Anche se l’uno, Al Khameini, sembrava fondare il suo potere su elementi religiosi, come erede e rappresentante degli ayatollah, e l’altro, Nicolas Maduro, fondava i suoi poteri su elementi più propriamente politici, come erede e rappresentante dello chavismo più sfrenato. Anche per questo siamo lieti di pubblicare questa nota di Michele Di Lieto, da sempre nostro collaboratore.
Quando sembrava che il negoziato di pace potesse dare buoni frutti, ecco scatenata la guerra da Israele e Stati Uniti contro Teheran e gli ayatollah iraniani. Sia Trump che Netanyahu parlano di guerra “preventiva”, tesa ad evitare che un governo di terroristi, come sono definiti gli iraniani, venga in possesso e adoperi l’atomica. Di qui la guerra cosiddetta dei dodici giorni già insorta tra le parti a giugno dell’anno scorso, le trattative di pace non andate a buon fine, il nuovo conflitto appena iniziato. Pare, e uso la formula dubitativa non essendo facile districarsi in un groviglio di notizie provenienti da fronti opposti, che gli USA chiedessero di interrompere il programma già avviato dall’Iran per l’uranio arricchito, che è l’ultimo passo per l’atomica, e chiedessero di consegnare quello già pronto, coi missili in grado di colpire Tel Aviv ed altri paesi medio orientali: proposte considerate condizioni capestro, perciò respinte dagli iraniani. Quello che è certo è che Teheran è stata bombardata, Al Kameini, Capo iraniano, è stato ucciso, ed è stato decapitato il Ministero della difesa iraniano. Ma la guerra continua. Pare, sempre pare, che Al Khameini, 86 anni, abbia già deciso chi sarà il suo successore, e gli attacchi proseguono da una parte e dall’altra. Non sono cessati i raid sulla capitale ed altre città iraniane, mentre il governo di Teheran ha annunciato, e sta attuando un piano offensivo contro Israele, contro le basi americane e contro i paesi amici degli americani. Così, per esempio, l’attacco con missili e droni contro Dubay, città Stato degli emirati, che ha provocato il crollo parziale di edifici, tra i quali l’albergo centrale che ospitava studenti di un istituto scolastico di Torino, là radunati per un viaggio studio coi loro insegnanti (non hanno riportato danni, sono stati rinviati ad altre strutture alberghiere, ma enorme è stata la preoccupazione suscitata
qui in Italia nei familiari). Danni, nella stessa città, sono stati arrecati al porto e all’aeroporto con non so quanti voli sospesi. Del resto, il blocco dello stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman, ed è una rotta strategica del mercato del petrolio (venti milioni di barili al giorno), se pure danneggia anche l’Iran, che ha il suo posto non secondario tra i produttori, ha già danneggiato e ancora danneggerà i Paesi occidentali acquirenti dell’olio nero, che saranno costretti a pagare prezzi maggiori di quelli attuali (dove tra l’altro viene confermato che la guerra, le guerre, non hanno mai vincitori, ma tutti sconfitti, se è vero, come è vero, che le stesse misure adottate dagli uni contro gli altri, finiscono per ritorcersi contro chi le ha adottate). Pare, ancora pare, che non abbiano sortito effetti i proclami provenienti dagli USA e da Tel Aviv, e diretti al popolo iraniano perché si liberino degli ayatollah, considerati delinquenti e assassini. Pare, infine, che gli appelli al popolo per sostituire al regime iraniano quello degli USA, siano essi stessi una prova che, a parte la guerra di informazione, la guerra vera non sia affatto cessata, e che l’uccisione di Al Kameini sia considerata “cinica” per alcuni, “oltraggiosa” per tutto il mondo musulmano. Certo, la situazione determinata dall’attacco USA, e dico USA perché non c’è iniziativa di Tel Aviv che non sia suggerita da Trump e dagli americani, la situazione sembra diversa da quella provocata in Venezuela dall’arresto di Maduro. In Venezuela erano in pochi a credere nel regime dittatoriale di Maduro e Trump ha potuto contare sull’appoggio degli oppositori, ivi compresa la Vice Presidente di Maduro, Delcy Rodriguez che, come prima mossa, ha largito una amnistia voluta da Trump proprio per rimettere in libertà gli oppositori, inaugurando così la nuova stagione di “cooperazione” tra Iran e Stati Uniti, che segna il passaggio definitivo da Maduro a Trump. La situazione determinata in Venezuela appare dunque diversa da quella creata in Iran dall’attacco USA. Unico elemento in comune è dato dalla ragione di fondo: che resta il petrolio, di cui sono ricchi sia il Venezuela che l’Iran, e potrà concorrere a sanare, sia pure in parte,il bilancio dissestato degli Stati Uniti, e fare la fortuna di Trump e delle compagnie petrolifere statunitensi. Ancora una volta viene da unirsi al grido di allarme contro il dio denaro, che governa, e continuerà di questo passo a governare il mondo intero. Michele Di Lieto*
*Scrittore, magistrato in pensione
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia