

Il giudice in pensione, nonché scrittore di cui sono molto apprezzati i suoi libri, dott. Michele Di Lieto, ci ha inviato, non il solito articolo di analisi, ma una nota che riguarda un programma televisivo, di cui è stato spettatore, che lo pensava di informazione, ma in realtà si è rivelato uno “show televisivi”, non aggiungiamo altro e lo pubblichiamo così come ci è stato richiesto, ovviamente compreso la segnalazione a Paolo Del Debbio. Oltretutto il dottore Michele Di Lieto, nostro collaboratore, è una persona perbene, molto colta e stimato, non solo dalla nostra redazione, ma dall’intera comunità civile e giuridica, in cui ha vissuto ed operato.
Gent.mo Direttore, mi consenta di intervenire ancora una volta sulla vicenda di Domenico, il piccino morto a Napoli, al Monaldi, per un trapianto di cuore non riuscito. Si tratta di questo.
Nell’ultima puntata di “Quattro di sera” Paolo Del Debbio si è lasciato andare a una lunga premessa “per fatto
personale”, e ha definito “feccia dell’umanità” quanti, uomini e donne, hanno censurato la condotta della madre del piccino, Patricia, per le sue frequenti apparizioni televisive. Io non mi sento parte di alcuna ”feccia”, anche e perché le mie censure erano rivolte non a mamma Patricia, ma ai mezzi di comunicazione, che fanno di tutto uno spettacolo, persino della foto del piccolo, ancora vivo, che si abbraccia al collo della madre, e ha fatto il giro delle TV per decine, se non centinaia di volte.
In una sentenza della Corte di assise di appello di Milano, il giudice ha definito “lapidazione mediatica” questo modo di comunicare. Non vorrei che la stessa “lapidazione” avvenisse quando il processo, quello vero, non quello dei salotti televisivi, è appena iniziato, e non si sa neppure chi e quanti possano essere gli indagati. Di più. Paolo Del Debbio ha sostenuto con forza che il piccino è stato “ucciso” e che di “uccisione” si tratta. Ora, nel linguaggio comune, il termine “uccisione” evoca l’immagine violenta di chi uccide per uccidere, con coscienza e volontà di uccidere, non di fare una risata alla vittima. Evoca, dunque, quello che in termini giuridici si chiama omicidio doloso. Escluso che chiunque sia, l’indagato, avesse coscienza e volontà di uccidere, verrebbe da pensare al dolo eventuale. Nozione tornata di moda da che è stata applicata in una vicenda giudiziaria che grondava di colpa grossa quanto una casa. Ma il dolo eventuale, qualcosa che dovrebbe essere a metà tra il dolo e la colpa, è una nozione tra le più tormentate del diritto penale e, soprattutto, assai difficile da provare. Tra gli altri elementi segnalati dalla giurisprudenza come indizi di dolo eventuale, viene indicata la volontà dell’evento non come certo, ma come probabile esito della condotta: e vallo a provare che nel caso concreto l’operatore sanitario che ha cagionato la morte del piccino avesse volontà non di provocare l’evento, ma la probabilità dell’evento. Ultima notazione.
Singolare mi è apparsa la presenza, accanto alla madre, del difensore di famiglia, evidentemente chiamato a tutelate gli interessi civilistici dei congiunti della vittima, che nessuna somma potrà mai restituire alla vita. Questa assidua presenza a me pare in contrasto con qualsiasi principio di civiltà, non solo giuridica, come quella che riflette l’esigenza del contraddittorio in qualsiasi processo, anche di quello parallelo che si svolge in televisione.
Signor Direttore, mi perdoni lo sfogo, e mi perdoni se Le chiedo oltre che di pubblicare questa nota, di farla pervenire a Paolo Del Debbio.
E’ stato lui, alla fine della premessa, che ha invitato quelli della “feccia” a scrivergli per partecipare alla trasmissione. Ma io non voglio partecipare ad alcuna trasmissione, non voglio insomma assumere veste di attore di uno spettacolo televisivo.
Grazie.
Michele Di Lieto*
*Magistrato in pensione e Scrittore
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia