Di Gaffe in gaffe Trump sta portando gli Stati Uniti in un baratro. Il giudice di Lieto analizza il pericolo per il mondo intero, alla luce anche della violazione della privacy di un deputato e le dichiarazioni sull’atomica usata dagli USA a Hiroshima nel 1945.

Donald Trump,  Presidente degli USA,  81 anni di  età, non cessa di stupire  per gli errori sempre più frequenti che compie nelle conferenze stampa alla Casa Bianca. Dopo avere scambiato (gennaio 2026) la Groenlandia con l’Islanda, di gran lunga più piccola, dopo gli errori di genere (lui anziché lei) in cui è incorso (16 e 17 marzo di quest’anno) parlando del Presidente venezuelano  Delcy Rodriguez, e di quello irlandese, Catherine Connolly, entrambe donne, dopo la violazione clamorosa della privacy di un deputato collega di partito colpito da male incurabile, e “sarebbe morto a giugno se non fosse stato assistito dallo staff medico della Casa Bianca”, ecco l’ultima gaffe, forse la più grave, che ha fatto il giro del mondo, riportata da tutti i mezzi di informazione, quella consumata pochi giorni fa durante l’incontro con Sanae Takaitchi, primo ministro giapponese.

Alla domanda di un giornalista che gli chiedeva perché non avesse avvertito alcuno dei suoi alleati dell’attacco all’Iran, Trump ha risposto che contavano, lui e Netanyahu, sull’effetto sorpresa, ne’ più ne’ meno di quanto avesse fatto il Giappone con gli USA a Pearl Harbor nel 1941. Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, l’attacco avio navale giapponese a Pearl  Harbor, nelle isole Hawai (7 dicembre 1941), provocò  danni incalcolabili alla flotta del Pacifico statunitense, fu considerato contrario al diritto internazionale perché non preceduto da una formale dichiarazione di guerra, giustificò la dichiarazione fatta il giorno dopo dal Presidente americano come reazione all’attacco giapponese, diventò da quel giorno in poi sinonimo di attacco a sorpresa.

Sorpresa o non sorpresa, sull’attacco di Pearl Harbor è stato scritto molto e di più, è certo che gli americani, il popolo americano, cominciò a nutrire un odio profondo verso i giapponesi per il danno all’immagine di potenza proprio degli americani, ricambiato dai giapponesi per quella guerra dell’informazione che si accompagna ad ogni guerra vera, e culminato nell’uso dell’atomica (1945) da parte degli Stati Uniti (Hiroshima e Nagasaki) che mise fine alla seconda guerra mondiale. Ho fatto questa premessa anche e soprattutto per giustificare l’imbarazzo delle due parti, americana e giapponese, al solo ricordo di Pearl  Harbor, e  capire il disagio della premier giapponese che oggi, in un incontro ufficiale col Presidente degli Stati Uniti, si vede paragonare l’attacco all’Iran compiuto dagli americani con quello di  Pearl Harbor compiuto dai giapponesi nel 1941. L’attacco israelo statunitense quello sì è parso un attacco a sorpresa.

L’attacco di Pearl Harbor, invece è stato ricostruito dalla storia dei vincitori che si sa hanno sempre ragione, e ancora di recente è stato fatto oggetto di studi e ricerche che proprio questo contestano, la mancanza di effetto sorpresa. Ora, questi infortuni di Donald Trump innescano polemiche violente. C’è chi sostiene che Donald Trump, il Presidente eletto quando aveva già 79 anni (oggi ne ha 81) ha questi vuoti di memoria, queste dèfaillances per fatto naturale dovuto all’età. Certamente l’errore di genere compiuto nei confronti del Presidente venezuelano,  che egli stesso aveva contribuito a insediare dopo la cattura di Nicolas Maduro, desta qualche sospetto sulle capacità del Presidente, tenuto a fronteggiare le responsabilità del Capo di Stato più potente, o fra i più potenti del mondo.

Ancora più dubbi suscita l’ultima gaffe, quella di fronte al Primo Ministro giapponese che gli sedeva a fianco, quando ha evocato Pearl Harbor, che suscita imbarazzo su entrambe le parti, Giappone e Stati Uniti, allora in conflitto, oggi alleati. Si è trattato quanto meno di una evocazione inopportuna, né vale la scusa del giorno dopo, quando Trump ha sostenuto di avere scherzato, ma Trump scherza troppo spesso per essere creduto.  Anche se un’altra corrente, altrettanto agguerrita, sostiene che quelle che appaiono gaffe all’uomo comune fanno parte di una strategia della comunicazione che fa parte del modo di porsi di chi vuole sempre e in ogni caso apparire e restare al centro dell’attenzione non solo negli States ma nel mondo intero. Non è facile schierarsi da un lato o dall’altro. Probabilmente ci sono delle buone ragioni dall’uno e dall’altro.

Non resta che augurarsi che questi infortuni, quale che sia la causa, non porti il Presidente a decisioni avventate, quanto meno opinabili, come quelle che portano alla guerra, oggi all’Iran, domani chi sa a livello mondiale. Sarebbe la fine  per vincitori e vinti, l’uso dell’atomica oggi di gran lunga più potente di quella che segnè la fine della fine del genere umano.

Michele Di Lieto*

*Scrittore e magistrato in pensione

 

 

 

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