Minori, famiglia, fragilità genitoriale e lentezza della società, c’entrano con l’omicidio-suicidio americano? Ne scrivono: il prof. Mario Ascolese e il giudice Michele Di Lieto

Il giudice Di Lieto e il prof. Ascolese si confrontano a distanza
Quando il confronto è serio e costruttivo, ne guadagnano tutti, perché fa fare passi avanti, soprattutto per i valori di una società civile.
Ed ecco perché il confronto di idee, tra il giudice Michele Di Lieto e il prof. Mario Ascolese, va salutato con profonda riconoscenza.
Il magistrato, i minori e i consulenti – quest’ultimi devono essere solo di supporto? Nessuna, responsabilità diretta o indiretta? – che dire? Senza dubbio il giudice ha la responsabilità della sentenza, affermano entrambi gli interlocutori, e con certezza sostengono che dev’essere scritta in esclusivo interesse dei minori. Ovviamente, una buona sentenza, nella decisione, dovrebbe tener conto anche della “fragilità genitoriale” ?.
Una società sana dovrebbe prioritariamente occuparsi di minori e famiglia, soprattutto quelle in crisi, per questo occorre continuare a discuterne e sollevare dubbi, evidenziando ritardi o omissioni istituzionali, in modo da sollecitare le strutture preposte a fare di più e meglio. Naturalmente chiunque può dare un contributo, come nel caso di Di Lieto e di Ascolese, quindi, chi ha idee lo faccia, noi nel nostro piccolo lo faremo.
Omicidio-suicidio di un’intera familiare con un minore
Il caso americano ci richiama alla mente concetti e condizioni di debolezza, anche economica, o incapacità di un nucleo familiare a rispondere ai bisogni dei figli (omicidio-suicidio familiare avvenuto a Finale Ligure- Savona – settembre 2026), per cui, spesso, sentiamo o leggiamo frasi fatte, anche nelle sentenze, come:  fragilità genitoriale, vulnerabilità genitoriale, Inadeguatezza genitoriale, difficoltà nelle funzioni genitoriali, oppure momento di sbandamento o stanchezza psicologica, ma davvero si possono scrivere concetti così delicati, senza tener conto dell’intero ambiente familiare e del soggetto più debole nel nucleo familiare, magari con la mente in tilt?
Non è facile prevenire, ma con più risorse qualcosa si può fare
Ovviamente, non è facile prevenire ed evitare fatti come quello americano, ma sicuramente qualcosa si può fare dando più mezzi e supporto al giudice che deve decidere, ciò significa che la società si deve far carico delle risorse umane e tecniche che occorrono per agevolare il lavoro, soprattutto di chi deve scrivere la sentenza.
Quindi, anche in questo occorre formare di più i magistrati, i cancellieri e tutto l’apparato tecnico di supporto, se una società farebbe questo sicuramente le cose potrebbero andare meglio o quantomeno ci si potrebbe approssimare di più e sbagliare di meno, ma quantomeno si potrebbe capire se il soggetto si trova in stato di confusione o di uno scompenso psicologico temporaneo, ecc.
Il ruolo della scuola per i minori ed anche per le famiglie
A tal proposito va detto che una società, per essere davvero sana deve impegnarsi nella formazione, soprattutto dei minori ed allora la domanda che ci dobbiamo fare tutti: << la scuola può fare di più per favorire la stabilità della famiglia e contribuire alla coesione del nucleo familiare?>>.
Un altro interrogativo: << Il sistema educativo dei minori, può svolgere un ruolo sussidiario ed essere più incisivo per garantire la solidità delle relazioni familiari?>>.
Inoltre: << La scuola può consolidare l’alleanza educativa per rinforzare la tenuta del nucleo familiare>>.
Infine: << La scuola può fare di più e intensificare gli sforzi,  incrementando il suo contributo, con la possibilità di ampliare il proprio raggio d’azione, magari segnalare ad altre istituzioni che qualcosa sta succedendo in quel nucleo familiare? >>.
Forse si chiede troppo alla scuola, cioè un’istituzione, spesso, carente di personale e struttura, ma bisogna convincersi che i valori, l’educazione e formazione dei cittadini, parte proprio dalla scuola, non è forse così?
Sono in tanti gli analisti, i psicologi e i formatori che sostengono questo, ma chi può mettere in dubbio che i bambini sono lo specchio della famiglia, ed ovviamente i figli sono lo specchio dei genitori, tutto questo perché i più piccoli riflettono i comportamenti, i valori e le dinamiche vissute in casa e, quindi, una scuola attrezzata può segnalare ad altre strutture cosa sta succedendo in quella famiglia che, a sua volta, trova le giuste misure.
Per le scuole carenza di risorse per il personale e strutture
Manca il personale? Mancano gli specialisti? Ancora, mancano di strutture idonee?
Ebbene, lo Stato e i cosiddetti delegati della politica faccia la politica, con la P maiuscola, diano più risorse e contribuiscono a realizzare una società più civile, più umana e solidale, perché i bambini che ricevono una guida e una formazione adeguate risultano più rispettosi e, quindi, anche i futuri cittadini non possono essere di meno.
Il ricordo del giornalista e scrittore Corrado Augias
Voglio riportare qui di seguito, una frase del giornalista e scrittore Corrado di quando era ancora adolescenti: <<L’ignoranza è un carcere >> è un suo ricordo del liceo, cioè di quando il suo professore di filosofia pose alla classe questa domanda ed aggiunse:  «A che serve studiare? Chi sa rispondere?». Dopo varie risposte a cui nessun studente diede la giusta risposta il professore disse: << lo studio serve ad evadere dal carcere>>.
In merito Augias, nei suoi interventi anche televisivi, spesso, richiama l’attenzione della politica e della società a non lasciare indietro nessuno, perché il rischio che si corre è quello che la maggioranza dei cittadini, non ha i giusti strumenti culturali e, quindi, saranno condannati all’ergastolo dell’ignoranza.
Insegnare a ragionare i bambini al rispetto, ai valori, al bello, all’arte, all’ambiente, ai musei, insomma alla cultura significa favorire, senz’altro lo sviluppo cognitivo ed emozionale e, ovviamente, a stimolare la creatività rafforzando le capacità comunicative.
Sempre, come sostiene Corrado Augias quando i cittadini non hanno gli strumenti culturali per analizzare la realtà, diventano menti deboli che, inevitabilmente, tendono a cercare e invocare l’uomo forte.
La democrazia, l’insegnamento di Pericle e i bambini
<<L’ergastolo dell’ignoranza>>, mettere in discussione la democrazia cioè il “Governo dei molti” tanto decantato da  Pericle (495 a.C.- 429 a.C.) che definiva il sistema ateniese una democrazia, perché il potere apparteneva alla collettività e non a una ristretta cerchia di privilegiati.
I bambini non sono semplici imitatori degli adulti, ma sono anche capaci di elaborare e riutilizzare autonomamente i significati dei codici culturali all’interno delle loro comunità creandosi una propria cultura.
Una società che spende tanto per la cultura e l’istruzione, partendo dai bambino si assicura una società migliore con la determinano di modelli positivi con stimoli culturali tali che offre ai bambini ed adolescenti che si trovano nella fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta, i giusti strumenti critici per comprendere la legalità ed elaborare alternative alla violenza o alla devianza, quindi, cittadini responsabili e meritevoli.
La criminalità minorile e l’insegnamento di Don Luigi Merola
Per concludere su ciò che può fare la società, voglio far riferimento a una persone operativa e colta, evidenziare un suo concetto, molto realistico, e cioè di  Don Luigi Merola, fondatore de “A Voce d’e Creatura” <<nessun bambino nasce delinquente>>, dimostrando che la criminalità minorile si combatte prima di tutto con la scuola, lo sport e l’inclusione sociale.
L’articolo del giudice Di Lieto sull’omicidio-suicidio
Ritornando all’articolo del giudice Di Lieto: << In America cresce l’egoismo della disperazione, può anche succedere che il “cervello va in tilt” e una madre, prima uccide la figlioletta e, poi, si suicida. Ormai le società non si interrogano su niente, perché si sono abituate a tutto>
che si può trovare sul sito de “il Sud”:
– https://www.giornaleilsud.com/ 2026/10/12/in-america-cresce-legoismo-della-disperazione-puo-anche-succedere-che-il-cervello-va-in-tilt-e-una-madre-prima-uccide-la-figlioletta-e-poi-si-suicida-ormai-le-societa-non-si-interrog/ –
ne è scaturito un confronto di idee molto, ma molto costruttivo, quindi, l’intervento del  Prof. Mario Ascolese – Presidente AMCI – Associazione Medici Cattolici Italiani, Regione Campania–
ha messo in evidenza ed esaltato alcuni concetti socio-culturali che riguardano i minori e le loro famiglie, ben rievocati nell’articolo dello scrittore Di Lieto.
Il fatto che il giudice Di Lieto che di sentenze se ne intente, visto che in passato, si è trovato nelle condizioni di dire la sua o meglio di scriverle ed  abbia messo nero su bianco, evidenziando il ruolo del giudice nella elaborazione delle sentenze e, cioè:
<< …  perizie che debbono servire da supporto, mai sostituire la sentenza, delle decisioni del giudice dei minorenni, che debbono tenere conto dell’interesse esclusivo dei minori, ma non possono trascurare l’impatto emotivo che possono avere su soggetti fragili…>>
In effetti è quando sostiene anche il Prof. Mario Ascolese, quindi, mi pare giusto pubblicare, qui di seguito, i vari interventi epistolari.
Comunque, chiedo scusa agli autori se il contesto procedurale non è proprio ortodosso, ma ritengo che la schiettezza dell’iniziativa, sicuramente gli interlocutori l’apprezzeranno e mi perdoneranno nell’intento e, cioè che il dibattito non deve finire qui, visto l’importanza dell’argomento.
Qui di seguito trovate la pubblicazione dell’interlocuzione  Di Lieto-Ascolese
Si inizia con la risposta la risposta giudice Miche Di Lieto alla nota del Prof. Mario Ascolese, attraverso il sottoscritto.
Caro Nicola, sono ancora impegnato per il libro che stenta ad uscire. Non ho più speranze per il nome dell’Editore che non si è fatto sentire e, forse, non ha proprio letto la lettera mia. Ti ringrazio per l’articolo.  Ho letto attentamente anche la nota del prof. Ascolese, del quale condivido pienamente le considerazioni.
Si tratta di temi che spesso ho affrontato e continuo ad affrontare in quest’ultimo libro. Parlo, ad esempio, del valore della vita che non ha prezzo, al confronto di beni patrimoniali che un prezzo ce l‘hanno, mai comparabile con l’altro, del processo minorile, di quanto è delicato, delle perizie che debbono servire da supporto, mai sostituire la sentenza, delle decisioni del giudice dei minorenni, che debbono tenere conto dell’interesse esclusivo dei minori, ma non possono trascurare l’impatto emotivo che possono avere su soggetti fragili (e la madre texana doveva essere fragile se è arrivata al punto estremo di ammazzare la figlia ed ammazzare se stessa) decisioni così drastiche come quella del giudice (era una donna) texana, del sacrificio della bimba, che porta qualcuno a dire che è stata uccisa, sì, uccisa dalla madre, qualcun altro a dire che no, è stato un atto di amore, l’estremo atto di amore verso la figlia: tutti temi che vengono affrontati  con competenza e umanità dal prof. Ascolese, col quale vorrai complimentarti a nome mio per quanto ha detto e scritto anche di me nella nota  in commento. Digli però che io ho 86 anni e mi sento agli sgoccioli.
In ogni caso gli invieremo, quando uscirà, una copia del libro. E’ l’autobiografia di un magistrato scrittore (mancato). Non sarà la biografia di un genio, sarà comunque la biografia del bimbo che leggeva in greco a cinque anni, diceva a dieci l’Infinito, dello studente che traduceva alla maturità dal greco in latino, del giovane di belle speranze travolto nel vortice della vita. Sono tutte parole tratte dal libro, e speriamo che esca. Ti abbraccio. Michele
Ultima nota del Prof. Mario Ascolese, 13.10.2026 – whatsapp personale.
Carissimo Nicola,
ti ringrazio sinceramente per le parole di apprezzamento e per la cortese proposta di pubblicare la mia riflessione su “Il Sud”, che accolgo con particolare piacere e gratitudine.
Desidero rinnovarti la mia stima per la serietà professionale e la sensibilità culturale con cui, attraverso la tua testata, offri ai lettori preziose occasioni di approfondimento su tematiche etiche, sociali e di grande rilevanza umana.
Compatibilmente con alcune delicate problematiche familiari, cerco di seguire con interesse i tuoi contributi nella chat “Salernitani nel Mondo”.
Ti sarei grato se, a pubblicazione avvenuta, volessi inviarmi il relativo articolo, così da poterlo condividere nei miei gruppi associativi e, in particolare, con la Segreteria nazionale dell’AMCI.
Sono inoltre attivamente impegnato nella FEAMC, Federazione Europea delle Associazioni dei Medici Cattolici, quale Vice Delegato per l’Italia. Insieme al collega Oliviero Orrieri stiamo sviluppando progetti europei che coniugano riflessione etica e concrete iniziative operative a tutela della dignità della persona.
Ti rinnovo la mia gratitudine per questa attenzione e le più vive congratulazioni per il valore del tuo impegno giornalistico.
Con sincera stima e un caro abbraccio.
Prof. Mario Ascolese
Presidente AMCI Regione Campania
Vice Delegato per l’Italia presso la FEAMC
Chirurgo pediatra e membro del comitato esecutivo della FEAMC (Fédération Européenne des Associations Médicales Catholiques)
Prima nota del Prof. Mario Ascolese, 13.10.2026 – whatsapp Salernitani nel Mondo. Nella stessa whatsapp il collega Antonio Corbisiero scrive: “Condivido le considerazioni del dott. Ascolese”
Caro Nicola,
ho letto con particolare attenzione la riflessione del giudice Michele Di Lieto, che ancora una volta, attraverso un drammatico episodio di cronaca, solleva interrogativi di grande rilevanza etica, giuridica e sociale, sui quali ritengo necessario soffermarsi, soprattutto in un tempo in cui la crescente assuefazione alla violenza rischia di indebolire la coscienza collettiva.
La tragedia americana impone innanzitutto una distinzione fondamentale: comprendere le condizioni psicologiche e sociali che possono precedere un gesto estremo non significa in alcun modo giustificarlo. La vita di una bambina, nella sua assoluta innocenza e vulnerabilità, rappresenta un bene indisponibile, che nessuna sofferenza personale, conflittualità familiare o disperazione può legittimamente sacrificare.
Da medico e da Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani della Campania, ritengo che proprio in questa distinzione risieda uno dei fondamenti della nostra responsabilità morale: riconoscere la dignità inviolabile di ogni essere umano e, contemporaneamente, non rinunciare a comprendere e prevenire le condizioni di fragilità che possono compromettere gravemente la capacità di giudizio e di autodeterminazione.
La vicenda richiama anche un problema sociologico più profondo. Viviamo in una società che esalta l’autonomia individuale, ma che troppo spesso lascia le persone sole dinanzi alle proprie sconfitte affettive, alle separazioni conflittuali e alla perdita dei riferimenti familiari.
Quando il dolore non trova ascolto e la sofferenza non incontra una rete di solidarietà, il rischio è che l’isolamento si trasformi in una condizione di progressiva disgregazione personale e relazionale.
Particolarmente delicato appare il rapporto tra giustizia e scienze della persona. Le decisioni giudiziarie che riguardano i minori devono certamente perseguire il loro superiore interesse, senza automatismi né presunzioni legate al ruolo materno o paterno. Tuttavia, la tutela giuridica non può prescindere da un’attenta valutazione clinica, psicologica e sociale delle dinamiche familiari, soprattutto quando emergano segnali concreti di instabilità o di possibile pericolo. La consulenza specialistica deve illuminare la decisione del magistrato, non sostituirne la responsabilità.
Occorre, peraltro, evitare che la ricerca delle cause si trasformi nell’attribuzione retrospettiva di responsabilità non dimostrate. Non conosciamo tutti gli elementi del procedimento americano e non possiamo stabilire se quella tragedia fosse prevedibile. Possiamo però affermare che ogni sistema di protezione dell’infanzia dovrebbe integrare competenza giuridica, sensibilità umana, valutazione del rischio e continuità dell’assistenza.
Nella prospettiva dell’etica medica cattolica, la risposta non può esaurirsi nella condanna, pur necessaria, dell’atto compiuto. Deve tradursi in una rinnovata cultura della prossimità, nella quale famiglia, scuola, medicina, servizi sociali e istituzioni concorrano a riconoscere tempestivamente il disagio e a sostenere concretamente le persone più fragili.
Una società autenticamente civile non si misura soltanto dalla severità delle proprie leggi, ma soprattutto dalla capacità di proteggere i più deboli e di non lasciare che la sofferenza umana diventi solitudine senza speranza.
È questo, a mio giudizio, il messaggio più importante che possiamo ricavare da una vicenda tanto dolorosa: recuperare un umanesimo della responsabilità, nel quale la centralità della persona, il valore della vita e la solidarietà non rimangano enunciazioni di principio, ma diventino criteri concreti dell’agire individuale e istituzionale.
Ti ringrazio, caro Nicola, per continuare a offrire, attraverso il tuo impegno giornalistico, occasioni di riflessione che vanno oltre la cronaca e richiamano ciascuno di noi alla responsabilità della propria coscienza e del proprio ruolo nella società.
Con viva stima e un caro saluto.
Prof. Mario Ascolese
Presidente AMCI – Associazione Medici Cattolici Italiani
Regione Campania

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