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Sanità e salute. Attenti a quei tre: il caffè aumenta gli zuccheri, lo stress la calvizia, per fortuna l’aspirina fa bene al pancreas

Dal sito salute in pillole.

CAFFÉ, PRESO DOPO PASTI GRASSI AUMENTA LA CONCENTRAZIONE DEGLI ZUCCHERI
08 apr. (Emanuele Ameruso)
Chi non usa concludere il proprio pasto con il tanto “bramato” caffé? Dipendenti da caffeina o no, il caffé è una delle bevande più consumate, ottima per avere un carico di energia e per viziarsi dopo un pasto abbondante. Uno studio canadese effettuato da studiosi dell’Università di Guelph mette in guardia sulle qualità intrinseche della bevanda, sconsigliandone l’uso soprattutto a soggetti diabetici. Dalle ricerche si evince che il caffé provoca l’aumento di zucchero nel sangue fino al 65%, soprattutto dopo un pasto a base di grassi. I grassi saturi, infatti, bloccano le capacità dell’organismo di neutralizzare gli zuccheri nel sangue, contrastando l’azione benefica dell’insulina. Secondo lo studio canadese, se ai grassi si conbina l’effetto della caffeina, l’azione anti-insulina risulta essere duplicata. Gli scienziati dell’Università di Guelph hanno dimostrato questo effetto nocivo del caffé, sottoponendo dei volontari all’ingestione di un cocktail a base di grassi, seguito da uno a base di zuccheri. Successivamente, gli esami del sangue di questi soggetti, hanno rivelato che, se a distanza di 5 ore essi consumavano due tazzè di caffè, lo zucchero nel loro sangue aumentava del 65% in più rispetto al normale. Il meccanismo attraverso il quale il caffé provoca l’aumento della glicemia non è stato ancora ben dimostrato, ma sembra che la caffeina riesca ad impedire la normale comunicazione tra intestino e pancreas, impedendo all’insulina di svolgere il suo ruolo fisiologico per il controllo della glicemia. Gli scienziati sono ancora a lavoro per dimostrare le cause di questo fenomeno, ma ricordate, se consumate un pasto ricco di grassi evitate di bere caffé. Il pancreas ringrazierà.
CALVIZIE, UNA QUESTIONE DI STRESS
07 apr. (Emanuele Ameruso)
Uno dei disturbi che affligge milioni di persone al mondo, soprattutto di sesso maschile, è la fastidiosa e anti-estetica calvizie, una patologia che si cerca di curare e ridurre da secoli. Studi recenti, effettuati presso l’università dell’UCLA, hanno dimostrato che guarire dal disturbo è possibile. Fino ad oggi, gli scienziati erano riusciti soltanto a stabilire che la calvizie parte da cause genetiche, senza individuare un farmaco che possa farne scomparire gli effetti; ma, oggi, alcuni test effettuati su topi modificati, sembrano offrire speranze significative ai malati di calvizie. I protagonisti dello studio di UCLA sono 4 topi, modificati geneticamente per produrre in eccesso l’ormone dello stress, chiamato scientificamente CRF. Come conseguenza di questa mutazione, le cavie iniziano a perdere il pelo sul dorso, diventando a poco a poco, calvi. Gli scienziati, comprendendo che la causa della perdita di pelo è l’aumento dell’ormone dello stress, hanno creato una sostanza, chiamata “astressin-B”, che blocca la produzione dell’ormone, riducendo così gli effetti della calvizie. Dopo tre mesi di terapia con la astressin-B, i topi, non solo non manifestano segni di stress, ma non hanno neanche i segni della calvizie. Il pelo, infatti, ricresce folto e sano. L’ormone dello stress (CRF), che causa la patologia, è presente sia nella pelle che nel cuoio capelluto umano. L’astressin-B potrà realmente porre fine alla calvizie? Gli scienziati ne sono molto convinti, tanto da richiedere un brevetto che tuteli la loro sc

Tumori: aspirina alleata contro rischi cancro pancreas

Roma, 4 apr. (Adnkronos Salute)
Prendere un’aspirina almeno una volta al mese sembra ridurre il rischio di cancro al pancreas. A far luce su questo legame è un ampio studio caso-controllo, presentato al 102mo Annual meeting dell’American Association for Cancer Research, in corso a Orlando (Usa). Occhio, però: lo stesso Xiang-Lin Tan, ricercatore della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), avverte che i risultati di questo ampio studio collaborativo sono preliminari, e non devono incoraggiare l’utilizzo diffuso di aspirina per questo scopo. “Non vogliamo suggerire che tutti dovrebbero iniziare a prendere aspirina una volta al mese per ridurre il rischio di cancro al pancreas”, spiega Tan. Anche perché “il farmaco comporta alcuni effetti collaterali”. Per questo studio sono stati arruolati 904 pazienti malati, confrontati con 1.224 soggetti sani. Tutti i avevano almeno 55 anni e hanno descritto l’uso di aspirina, Fans e paracetamolo in un questionario. I risultati hanno mostrato che le persone che hanno preso l’aspirina almeno una volta al mese presentavano un rischio inferiore del 26% di cancro al pancreas rispetto a chi non aveva assunto il farmaco con la stessa regolarità. Un effetto confermato anche in quanti avevano preso basse dosi di aspirina per la prevenzione cardiovascolare: il pericolo di cancro al pancreas per loro è risultato più basso del 35%. Occorrono comunque ulteriori ricerche prima di dimostrare un beneficio reale del medicinale contro questo tumore, conclude Tan.

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