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Poste Italiane: stavamo meglio quando stavamo peggio, soprattutto al Sud!

Da ieri, i Cittadini di Capaccio Scalo ( in particolari quelli di Via Salvo D’Acquisto e  Corso Italia, a due chilometri da PAESTUM),  non vedono più  Gaetano Giannotti, il loro postino educato, bravo, attento, ma soprattutto un operatore postale eccellente che faceva dimenticare i limiti ed i ritardi di Poste italiane.

Ebbene qualche sera fa in un servizio televisivo l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Francesco Caio, aveva evidenziato che il servizio di distribuzione della posta era legato soprattutto all’esperienza, acquisita nel tempo, alla capacità ed all’abnegazione dell’operatore verso quel territorio.
Belle parole, ma la realtà è diversa, visti i risultati organizzativi…..

La popolazione di Capaccio Scalo, dopo tanto penare per il via, vai di postini (quando imparavano qualcosa venivano trasferiti cioè un precariato permanente), finalmente arriva Gaetano Giannotti, un buon operatore, ma guarda caso,va via per fatti meramente burocrati ed interni a PT, visto il dispiacere di Gaetano a lasciare i suoi “cittadini”, il suo “posto”.

In questi giorni si legge sui giornali e si sente alla Tv, da parte dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Francesco Caio, che Poste Italiane, hanno dato una svolta storica e cioè adesso sono quotate in Borsa.
Letta con il criterio dei “profitti” che hanno distrutto l’economia reale ( chi non ricorda la crisi in cui ci ha cacciato qualche anno fa,  la cosiddetta  economia “fittizia”?), per il dott. Caio è un grande successo, ma nella realtà anche Poste Italiano si avviano a considerare i cittadini solo dei SUDDITI da poter spolpare quanto più possibile.

Ecco che i servisti storici di Poste Italiane, come distribuzione della posta, conti correnti, depositi agevolati postali ( non bancari)  vengono accantonati o organizzati in modo che il cittadino comune volentieri ci rinuncia perché gli uffici non sono quelli postali, ma un’altra cosa……
Quando un giorno i privati, privati si attrezzano meglio ed i cittadini si accorgeranno che è più conveniente anche sul piano organizzativo i servizi postali privati, che si trovano dietro l’angolo, o la Banca di Credito Cooperativo o la Banca (anche nazionale o internazionale) a dimensione umana, con la vocazione del territorio con tanto di sede a livello locale, allora potrebbero girare le spalle a Poste Italiane.
A quel punto i cittadini fanno altre scelte ed ecco che ci potremmo avviamo ad un altro bubbone, come Alitalia, che lo STATO, poi, dovrà caricarsi sulle spalle ( almeno per la parte che lo riguarda ) a spese sempre dei cittadini o dei piccoli azionisti.
Con tutta questa burocrazia crescente e la limitazione dei servizi ( cioè meno contatto con i cittadini) può, quindi, succedere che i  risparmi potrebbero lasciare Poste Italiana e dirigersi, almeno per il denaro in entrata ed uscita, soprattutto verso gli istituti di credito cooperativo, anche alla luce della prossima RIFORMA.
Perché?
Ma perché, le piccole banche ( o quelle con sedi locali) sono differenti perché operano ancora sul territorio con criteri più razionali e con meno burocrazia.
Sono in molti a sostenere che se vogliamo ritrovare il controllo della nostra economia dobbiamo tornare a una dimensione locale, nella quale è più facile controllare cosa accade. Il ruolo di una banca, in particolare, cooperativa è importante perché prima di essere un’azienda è un’istituzione che svolge il compito sociale di distribuire il risparmio all’interno della comunità.
Un compito fondamentale che Poste Italiane stanno incominciando tralasciare ed avviandosi ad essere esclusivamente un’ azienda a scopo di lucro, come le vecchie Banche che sono finite sul lastrico, salvo le dovute eccezioni proprio perché continuano a mantenere le sedi nei piccoli centri.

Depositi e Servizi:

in concorrenza a Poste Italiane, le Banche di Credito Cooperativo
Per questo credo che una piccola banca, o una banca con un progetto territoriale, sia meglio per il risparmiatore, che così può affidare i propri risparmi a qualcuno che conosce e che si impegna per aiutare la comunità locale.
È bene però sottolineare anche la responsabilità del singolo cittadino, che deve stare attento a come investe il proprio denaro, non fidandosi ciecamente di quello che gli viene raccontato, ma mantenendo un livello di controllo alto, ieri si fidava di Poste Italiane, oggi?
Perciò anche nell’ epoca della globalizzazione la salvezza di una comunità è l’economia più locale possibile.
Alla luce dei fatti proprio nel modello di globalizzazione l’economia locale è forse l’unica salvezza. Anche perché altrimenti chi ci difende?
Non è pensabile che a farlo sia lo Stato, la Regione o il Comune.
Ed è per questo, tornando alle banche, che è importante che siano ben radicate sul territorio con un management capace, intelligente ed umano, ma soprattutto che il territorio su cui sono radicate sia il loro principale obiettivo.
Ed ecco il pericolo per Poste Italiane che guarda meno al territorio e più alla Borsa.
Per il bene dei cittadini lo STATO non deve mai e poi mai perdere di vista i servizi primari non a caso, oggi, abbiamo la nostra Italia elettrizzata, grazie alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, tanto voluta dall’on. Pietro Nenni.

Servizi primari

Quindi, i Servizi postali, elettrici, telefonici, Tv e la presenza delle Caserme dei Carabinieri che legati direttamente al territorio hanno fatto del nostro Paese una grande realtà internazionale.
Tutti questi servizi, in una società civile, essendo essi di utilità collettiva, dovrebbero essere sempre e comunque sotto il controllo dello STATO e la loro gestione dovrebbe essere trasparente e onestamente amministrati ed i profitti dovrebbero essere controllati.
Chi governa servizi collettivi dovrebbe essere diverso dal privato, soprattutto sui profitti perché indirettamente, essi essendo fondamentali, sono “imposti”.
Un dirigente pubblico, un funzionario, ecc. che specola sui servizi pubblici e creando interessi personali, familiari o amicali e macchiandosi di peculato, anche se trattasi di somme lievi,  dovrebbe essere allontanato per sempre dalla pubblica amministrazione indipendentemente dalle responsabilità penali.Oggi sentiamo che i gestori dei servizi di massa come Poste Italiane decidono di sopprime uffici, ridimensionare o eliminare servizi perché non redditizi.
Ebbene lo STATO quando decide di cedere la gestione di un servizio o di un bene collettivo dovrebbe dar vita a pacchetti che comprendono la sopravvivenza dei servizi e chi decide di comprarli deve sapere che in mancanza perde tutto, salvo eccezioni o fatti dovute a calamità.A riprova di questo anche la giustizia amministrativa sui servizi postali da ragione alle popolazione non a caso il TAR, Umbria-Perugia, sez. I, decreto 03/09/2015 n° 114, ha decretato la ”gravità del danno per l’utenza”.

Come si ricorderà Poste Italiane S.p.A., nel luglio 2015, comunicava al Comune di Collazione l’intenzione di chiudere un proprio ufficio, aperto al pubblico, a decorrere dal mese di settembre. L’Amministrazione Comunale ricorre al TAR Umbria e la I Sezione accoglie il ricorso in via cautelare, rimandando ad una successiva udienza la decisione definitiva.

Poste italiana e politica di integrazione
In base al progetto di Poste Italiane molti uffici postali dovrebbero scomparire dai territori. Aree decentrate, distanti diversi chilometri dai rispettivi capoluoghi, popolate complessivamente da circa 3.000 abitanti. Piccole grandi comunità in cui un servizio vale come strumento di tenuta sociale, come la Caserma dei Carabinieri.A farne le spese i cittadini, le imprese, gli artigiani, i commercianti. Senza dimenticare i turisti che nei periodi più vocati affollano borghi e frazioni di queste località con ricchezze culturali ed ambientali, dove la qualità della vita è motivo di scelta tra le mete più ambite.A determinare la chiusura degli uffici il piano di riorganizzazione messo a punto da Poste Italiane, che prevede la soppressione degli sportelli “improduttivi”, ma davvero sono improduttivi? E se si facesse una politica di “integrazione” realizzando uffici multifunzioni di concerto con gli Enti territoriali?Un’operazione che preoccupa fortemente gli Amministratori è l’assenza di informazione date di Poste Italiane.Di questo si lamentano soprattutto i sindaci che si mobilitano, spesso, quando ormai è troppo tardi perché non sono quasi mai informati della “rivoluzione” di Poste Italiane.Quindi, la gestione degli uffici territoriali da parte di Poste Italiane è disastroso, nessuna consultazione rispetto ad ipotesi di riorganizzazione dell’assetto e, poi, non si comprendono le motivazioni che vengono addotte – secondo i sindaci –  perché non tengono conto del funzionamento di un servizio pubblico.Anche in questo Poste Italiane dovrebbero consentire ai Sindaci di farsi venire qualche idea prima ancora della chiusura questo però sarebbe possibile se Poste Italiane lo consentissero. In tutto questo un ruolo primario dovrebbero giocare le Regioni e lo Stato.“E’ un attacco al cuore delle nostre comunità – dicono molti sindaci al momento della soppressione – eliminare un ufficio postale equivale nei nostri territori alla soppressione di un servizio essenziale come può essere il servizio idrico, che ha anche una forte valenza sociale, è una penalizzazione che andrà inevitabilmente a colpire le fasce più deboli della popolazione, come gli anziani, oltre ad avere una ricaduta negativa sul piano economico”.

Ebbene in tutto questo ragionamento l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Francesco Caio, cosa ne pensa?

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