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Ormai il periodo di rodaggio è finito ed il Governo Salvini Di Maio è alla frutta anche per “l’uomo comune”

Qui di seguito pubblichiamo un pezzo di Michele Di Lieto, magistrato scrittore, collaboratore di questa testata, tratto dall’ultimo volume dedicato al governo Salvini Di Maio. Il pezzo è interessante anche perché azzarda qualche previsione sul dopo europee. Leggiamolo assieme. 

Governo Salvini-Di Maio, ma che succede o succederà?

Credo di potere, credo di dover finire. Credo pure di aver raccolto elementi che consentano un giudizio conclusivo. Giudizio negativo, come quello anticipato nei capitoli di prima. Il fatto è che agli occhi dell’uomo comune (anch’io sono un uomo comune, lontano dai giochi della politica) quello che è stato realizzato del “contratto” che ha tenuto insieme le due forze, Lega e penta stellati, pare appartenere più alla Lega che ai penta stellati. A parte il reddito di cittadinanza, a parte la legge anticorrotti (che pure rispondeva alle aspirazioni di Salvini), tutto il resto sembra appartenere alla Lega: da quota cento alla legittima difesa. E quando riesci a strappare all’alleato di governo un provvedimento come  quello sulla legittima difesa, non c’è più chi ti trattenga dal dire che il governo è stato di Salvini, non di Di Maio. E quando riesci a modificare la legittima difesa in modo da farci entrare tutto quello che vuoi, dalla giustizia fai da te all’arma facile, non c’è più scusa che tenga: questo è un provvedimento di estrema destra, un provvedimento della Lega. Credo infine che il giudizio complessivamente negativo autorizzi qualche previsione, per quel che sarà il “contratto” dopo il 26 maggio: anche se, in fatto di previsioni, sono stato sempre una scamorza. Del resto, mi sono dilungato tanto su Salvini, proprio per cogliere quello che non c’era, e non poteva esserci nella alleanza con Di Maio, e ho criticato Di Maio quando c’era da criticare: sotto questo profilo non si potrà dire di me che sono di parte. In ogni caso, anche per questo, prima di chiudere, prima di azzardare qualche previsione, voglio attardarmi ancora una volta sui protagonisti di questa storia, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Partendo da quest’ultimo, partendo da Di Maio. Il lettore di memoria lunga ricorderà che proprio all’inizio, parlando per la prima volta dei penta stellati, mi sono lasciato andare ad apprezzamenti negativi sul Capo del Movimento, definendolo “incapace”, politicamente “incapace”, per avere dilapidato il patrimonio di voti accumulati il 4 di marzo. Ricorderà pure (il lettore di memoria lunga) che mi sono prontamente corretto sulla base di giudizi espressi da chi, avendolo conosciuto più da vicino, non aveva esitato a parlarne o a scriverne in termini lusinghieri, come di un politico “non comune”, un politico “di razza”. Ricorderà infine che, qua e là, parlando di Di Maio, ho accennato alla carenza di leadership, alla mancanza assoluta di carisma nel Capo. E’ questo il punto sul quale vorrei spendermi ancora, soprattutto oggi che le mie simpatie verso il  Movimento (per il quale avevo votato) sono grandemente scemate. Di Maio non ha carisma. Di Maio non sa scegliere. Di Maio non sa imporre le proprie scelte. Non solo nei confronti dell’alleato di governo,  ma all’interno dello stesso partito: come appare dal netto calo di voti fatto più acuto a partire, forse, dalla autorizzazione a procedere contro Salvini, negata con mille artifici  (voto via web) in conflitto con quella che era stata certamente una sua bandiera (il principio di eguaglianza, il contrasto a qualsiasi privilegio). Di qui il carattere ambiguo, oscuro, della sua linea politica, che a me pare chiara solo per aver messo da parte quel poco di sinistra che pure emergeva dai programmi dei penta stellati, fino ad autorizzare il sospetto che lo stesso Di Maio non sia “né di destra, né di sinistra”, come vorrebbe, ma solo di destra, come vuole Salvini. Essendo non pochi a sostenere che il movimento, nato e cresciuto a sinistra, prima di essere Movimento, è migrato lentamente a posizioni di centro, fino ad occupare spazi chiaramente di destra: dai diritti civili agli immigrati. Insomma: non ci si deve più meravigliare se Salvini continua a parlare di castrazione, e se Di Maio reagisce col risolino  (è solo uno slogan, un inganno alle donne). Par di risentire i primi commenti alla riforma della legittima difesa (riforma “inutile”, fatica “superflua”). Passiamo a Salvini. Di Salvini ho detto tanto, come ho detto tanto della Lega e Casapound. Sono proprio i rapporti tra Lega e Casapound che mi suggeriscono ancora qualcosa. Casapound è un movimento o partito fascista. E la riorganizzazione del partito fascista è costituzionalmente vietata. E’ questo divieto che, secondo me, rende complicato il rapporto fra Lega e Casapound, fra Lega e penta stellati. Perché Salvini non può non sapere che Casapound è un partito fascista (pratica la violenza come mezzo di lotta), e Di Maio, che è legato contrattualmente a Salvini, dovrà  pure ammettere  di avere un alleato, la Lega, che ha come partner un partito fascista. Ed è questo che deve preoccupare, perché l’arrivo della Lega al potere ha fatto spazio a uomini e cose che, se pur mascherate, sono sovrapponibili a quelle fasciste: e quando si parla di pericolo di ritorno dell’onda nera, non si pensa al vecchio fascismo, quello di Mussolini, ma a nuove forme più consone ai tempi, più vicine all’oltranzismo di Orbàn che alle squadracce del ventennio (Michela Murgia). Come a nuove forme di fascismo, più sottili, più nascoste, si pensa quando si tenta di leggere gli atti, anche normativi, che possono interessare il Capo della Lega. Mi riferisco al secondo decreto sicurezza (non bastava il primo: ma non è stato ancora varato, circola in bozze), destinato, tra l’altro, al fenomeno immigrati,  e contiene alcune norme che sembrano fatte ad uso e consumo del nostro Ministro. Parlo delle norme che estendono la competenza anche territoriale del Ministro degli Interni (e dove è finito il conflitto di interessi, se li Ministro degli interni è lo stesso Salvini?) e delle norme che restringono ancor più le facoltà concesse a chi svolge operazioni di soccorso in mare (navi umanitarie), fissando pene severe ragguagliate al numero degli stranieri imbarcati (dove la pena prevista non per il reato in sé, ammesso che sia reato, ma per ogni migrante salvato, sembra a me del tutto irrazionale, se non irragionevole e incostituzionale). Vero è che la stessa politica di Salvini diventa sempre più estremista e si arricchisce ogni giorno più di temi e di idee di estrema destra: alimentando uno stato di tensione con l’alleato di governo, che, se non è un gioco di parole, rivela quanto di fascismo sia penetrato negli atti giornalieri di Salvini. A questo incontro, a questo avvicinarsi progressivo di idee e movimenti fascisti dovrà abituarsi anche il Movimento penta stellato, se vorrà (e potrà) protrarre l’esperienza di governo oltre il 26 maggio. Data che allo stato mi consente di fare non una ma più ipotesi, tutte fondate su elementi concreti. Prima: che il Movimento di Di Maio intenda continuare con la Lega di Salvini: nel qual  caso dovrà accettare la convivenza con Casapound, della quale la Lega non si priverà di sicuro, così come dovrà accettare tutto quello che avvicina Salvini a pratiche di destra estrema, se non propriamente fasciste. Seconda: che il Movimento ponga la parola fine all’esperienza di governo: nel qual caso, bisognerà vedere se il M5S continuerà a governare con altri che non sia la Lega, o se sarà la Lega a governare con altri che non sia il M5S. L’alternativa  dipende, come è chiaro, dall’esito delle europee. Per questo, sarà necessario attendere il 26 maggio. A tutti, leghisti e movimentisti, ma anche a terzi in corsa per le elezioni, un cordiale: in bocca al lupo.

Michele Di Lieto

 

 

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