Home / Articoli / Domenico Ruggiero, il rivoluzionario di Cicerale Un libro per non dimenticare, con il contributo di Antonio Troisi

Domenico Ruggiero, il rivoluzionario di Cicerale Un libro per non dimenticare, con il contributo di Antonio Troisi

Il Sud ed i ritardi storici sono legati anche, per un certo verso, al saccheggio piemontese, alla restaurazione del fascismo e a certi personaggi del regime che governavano con tutto il loro squallore umano, sociale, ma soprattutto con  prepotenza ed arroganza verso il popolo: i PODESTA’.

Costoro hanno lasciato traccia, anche dopo  l’arrivo della Repubblica, strascichi apparentemente benevoli, ma di tutt’altra natura, che hanno condizionato la società per molti anni ancora. La società italiana ha ereditato non il meglio di quel periodo, ma sicuramente i derivati della cosiddetta “aristocrazia nera”, esponenti di un passato da dimenticare, soprattutto legato al podestà. Questa figura medievale, con l’avvento del fascismo fu rispolverata e messa a “capo dell’amministrazione comunale”. Egli era nominato dal governo e riuniva in sé le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.

La ribellione al sistema patriarcale, nel Mezzogiorno, parte da lontano. Non a caso, quando nel 1948 la Repubblica iniziò a combattere l’analfabetismo, con la creazione di più scuole, e i figli dei contadini, finalmente, ebbero la possibilità di ottenere un minimo di istruzione, nel Sud  nacquero anche i nuovi “rivoluzionari”.

Negli anni Settanta esplose a Cicerale, con tutta la sua esuberanza e personalità, Domenico Ruggiero.

In merito, parlando con Antonio Troisi ( un fiume in piena), amico e coautore del libro, si evidenzia che per Mimì fu una lotta impari, cioè come Davide e Golia. Nel libro si legge: “… il Sindaco in carica, cav. Federico Corrente, vantava un precedente a suo favore di notevole entità. Infatti, suo padre Domenico era stato Sindaco ( podestà) dal 1930 al 1937. In sostanza, questo cognome rappresentava la tradizione, la garanzia per un popolo in maggioranza di contadini, soddisfatti delle poche cose che possedevano e non desiderosi di cambiamenti bruschi….”.

Tutto questo richiama alla mente, spesso, il ritardo del popolo, nel capire il bene ed il male e nel Cilento i precedenti non mancano. Chi non ricorda la poesia di Luigi Mercantini che, ispirandosi alla fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane, nel1857, scrisse “la Spigolatrice di Sapri”, immaginata come la testimone  della  morte di 300  giovani “ribelli”, capeggiati proprio da  Pisacane che non riuscì ad innescare la scintilla di una rivolta tra i contadini, per liberarli dalla miseria e dai soprusi. Anzi, subì la loro reazione passiva, quasi,  a fianco delle truppe borboniche.

La crisi del Mezzogiorno va innanzitutto cercata nella sua classe dirigente, ma anche in quella parte di popolo che può essere tranquillamente definita ignava, ruffiana, cortigiana ed anche codarda. Per fortuna, essa è una minoranza, che fa del “capo” di turno un eroe. Perché?…. Questa “parte di popolo”, in genere, applaude prima ancora che questi apra bocca o che formuli attacchi devastanti nei confronti di chicchessia, come un famoso personaggio di Ettore Petrolini. Credo che sia il peggior nemico del popolo stesso.

Alcuni di questi personaggi, oltre a non avere il senso della gratitudine, non hanno nemmeno il senso del ridicolo, per cui l’unica soluzione è quella di lasciarli  cuocere nel loro stesso brodo, come il polipo. Molto spesso sono pseudo intellettuali che confondono il liberalismo con la libertà e, quindi, pensando di dire tutto quello che  passa loro per la testa, in materia di economia, di sviluppo e di rilancio del Sud, salvo poi a chiedere o arraffare solo ed unicamente per se stessi.

Sono in molti a scrivere ed a definire il liberalismo come una dottrina politica, ma in realtà non ha riferimenti politici.

Adesso, forse, stiamo vivendo proprio questa “questione”  e cioè che il tutto è fondato  sul principio che il potere dello Stato debba essere limitato, per favorire la libertà d’azione del singolo individuo.

Ma ci siamo dimenticati come il fascismo ed il nazismo andarono al potere? L’uomo forte, quasi sempre, è un parolaio e, quindi, convincente. Ma poi?….

Ritorniamo al libro del professore Domenico ( Mimì) Ruggiero che si è “confessato”, con tanto di documentazione, con l’aiuto dell’amico Antonio Troisi. Insieme, essi hanno realizzato, soprattutto per i posteri di Cicerale e non solo, una corposa documentazione che potrebbe illuminare anche qualche futuro amministratore.

Sì! Illuminare non solo qualche saggio ed equilibrato ciceralese, ma la maggioranza della popolazione, prendendo atto che l’intuizione di Mimì Ruggiero di realizzare una zona industriale poteva e dove essere un punto di partenza, per la realizzazione della dignità di ogni cittadino, in particolare i capi di famiglia e i giovani ciceralesi, proprio per una prospettiva di lavoro. Come si sa, il lavoro è il grande emancipatore della dignità dell’uomo.

Il libro, realizzato soprattutto per le future generazioni, ha il titolo: “ L’attività politico-amministrativa e civile di Domenico Ruggiero in terra di Cicerale

Nel nostro Mezzogiorno, soprattutto in quella parte di popolo descritta all’inizio(ignava, ruffiana, cortigiana ed anche codarda), molto spesso, la  prima reazione è: ma che ha fatto? Chi si crede di essere? E magari, vedendo l’autore, guardano per terra o al massimo fanno un sorriso. Se questo avviene anche con certi ciceralesi significa che il  libro ha colto nel segno.

Il lavoro di ricerca ha significato la raccolta documentale e i riferimenti dell’epoca indicano il legame che si era realizzato – grazie all’impegno ed alla tenacia del prof. Ruggiero –  tra Cicerale ed alcune autorità e personalità istituzionali che hanno contribuito a dare un tributo alla crescita della comunità, soprattutto per la realizzazione delle infrastrutture e, quindi della “zona industriale”.

Ogni capitolo ci conduce alla scoperta di emozioni, storie di vita vissuta dal Sindaco Ruggiero, dagli Assessori, dai suoi Consiglieri e dai suoi collaboratori che, all’epoca, contribuirono alla “rivoluzione”: Ovviamente,  dietro a tutto questo c’era sempre e solo l’entusiasmo di Ruggiero (detto Mimì), con il suo sorriso e con i suoi modi gentili cadenzati, lenti e sicuri.

Il volume dovrebbe non solo essere letto dai paesani, ma anche essere illustrato dai protagonisti del tempo agli alunni delle scuole di Cicerale e, perché no?, dar vita ad uno speciale concorso di idee, ma questo dovrebbero farlo i nuovi amministratori, per richiamare l’attenzione della futura generazione sui VALORI che sono stati, in parte cancellati e che hanno fatto di Domenico Ruggiero un “rivoluzionario buono e democratico”, per amore del suo popolo che, per oltre 50 anni, dal 1930 al 1985, per un certo verso, ha vissuto all’ombra di una realtà che la Costituzione repubblicana non aveva previsto, cioè la continuità, attraverso il nepotismo e il familismo, dal momento che il popolo-contadino si sarebbe comunque accontentato di quel poco che aveva.

Quello che emerge dal libro-documento è che il professore Ruggiero è stato un amministratore combattivo, un personaggio che si è speso umanamente ed istituzionalmente per la crescita del territorio e del suo Comune, senza mai risparmiarsi per le necessità dei suoi concittadini.
Il suo impegno quotidiano mirava ad evitare la dispersione di quella memoria storica, di quella realtà rurale e lottava soprattutto per far restare, chi non aveva un lavoro, nei luoghi dove era nato e vissuto; insomma, con la realizzazione dell’area industriale si poteva e si sarebbe potuto favorire, se ci fosse stata continuità, anche il ritorno di tutti quei concittadini sparsi nei Comuni della provincia e in altre parti del Paese.

Un po’ come annunciò nell’ultimo memorabile discorso che Enrico Mattei improvvisò, dal balcone del Municipio di Gagliano Castelferrato, dicendo che presto ci sarebbe stato lavoro per i giovani e per tutti, costretti ad emigrare, al nord o in Germania, perché era stato trovato il metano e sarebbe stato utilizzato sul territorio. Purtroppo nessuno poteva immaginare che quello sarebbe stato il suo ultimo discorso ai siciliani ed al mondo intero e circa due ore dopo sarebbe morto.

Chi non ricorda il film “Il caso Mattei” di Francesco Rosi, interpretato magistralmente da Gian Maria Volenté che ad una domanda, dal pubblico: lavoro per mio figlio, la risposta fu: paesà ci sarà tanto lavoro per questo chiama tuo figlio e  farlo tornare Gagliano.

Mimì Ruggiero, al momento della battaglia amministrativa, aveva messo al primo posto del suo incarico da Sindaco i valori e la dignità della vita umana, di tutti i suoi concittadini, ma non aveva fatto i conti con gli “amici” di cordata che, nel secondo mandato, lo sfiduciarono proprio per la sua rigidità amministrativa  ed i suoi buoni propositi di concentrare le sue energie del secondo mandato su più servizi, più infrastrutture, ma soprattutto più lavoro per i suoi paesani e, per Mimì Ruggiero, la zona industriale avrebbe dovuta essere il volano di tutto questo.  Egli si è sempre sentito figlio del popolo ed un rappresentante delle istituzioni al servizio della sua comunità. Parliamo di una persona perbene che ama il prossimo e per questo è molto legato alla famiglia ed al rispetto delle parentele, ma un uomo orgoglioso delle sue origini.

In occasione di una intervista al Sindaco Ruggiero, alla domanda sulla sua famiglia rispondeva: “<< … Appartengo ad una famiglia di umili origini, ma onesta e laboriosa….>>.

Per Domenico Ruggiero il destino non è stato tanto giusto, perché gli ha sottratto il papà, molto presto, per cui la mamma Angiolina Conte è diventata la figura adulta solida che ha rappresentato il supporto fondamentale, per aiutarlo ad elaborare il sogno di tutti i genitori contadini, cioè lo studio. L’adolescente Mimì si è dovuto confrontare con sentimenti nuovi e dolorosi ed intraprendere un nuovo percorso che tanto faceva piacere alla mamma,  per questo anche se non c’era più papà Giorgio, non si sentiva svalutato o sminuito, rispetto ai suoi compagni.

Cicerale: un libro per ricordare valori e passioni del professore Ruggiero ed anche per non seppellire sotto la “polvere” degli ignavi, ruffiani, cortigiani e codardi.

“ L’attività politico-amministrativa e civile di Domenico Ruggiero in terra di Cicerale

Presentazione  di Antonio Troisi

<< L’autore del presente volume ritiene opportuno esporre alcune riflessioni, che potranno essere utili a spiegare i motivi che l’hanno indotto ad affrontare questo lavoro, ma potranno anche configurarsi come utile premessa alle tematiche varie e complesse che saranno affrontate.

Il prof. Domenico Ruggiero, a cui è interamente dedicato il libro, non è stato certamente l’unico figlio del Cilento che ha dedicato una parte notevole della sua vita al miglioramento delle condizioni della propria terra delle origini. Molti professionisti, nel tempo, hanno messo a disposizione delle loro comunità la propria intelligenza e il proprio impegno, spesso sino al sacrificio. Ma l’attività del Ruggiero si connota per un ‘infinita varietà di iniziative, per lo slancio appassionato con cui si è mosso, per la fede incrollabile in alcuni valori, per la forza di volontà con cui ha  affrontato i momenti più difficili del lavoro amministrativo nel Comune di Cicerale. Si, proprio per il paese di origine, che è, come detto, Cicerale, Domenico Ruggiero, ad un certo punto della sua attività professionale ha voluto profondere le sue giovani energie coltivando un sogno: dare maggiore lustro a questa terra un tempo quasi sconosciuta, ma pur sempre madre di lavoratori tenaci, di difensori della patria, di custodi di antiche sane tradizioni, di saggezze culturali con radici lontane nei secoli.

Per questo, mentre, giovanissimo, insegnava negli istituti di secondo grado di Eboli, carico delle  suggestioni  culturali  maturate nell’Università di Napoli e di Urbino, cominciò a maturare il programma di una militanza diretta al servizio del proprio Comune, conciliando la residenza tra Salerno e Cicerale, e di vivere due momenti settimanali, onorando la famiglia creata nel Capoluogo di provincia e i cari rimasti in paese insieme agli amici delle battaglie giovanili. L’autore di queste pagine conobbe l’amico a cui dedica il lavoro durante gli anni di permanenza nel collegio per gli orfani di guerra di Vallo della Lucania, ne ammirò subito la schiettezza tutta cilentana, la generosità illimitata, la fede nei principi dell’onestà, il rispetto sacro per l ‘amicizia.

Ma non è certamente e l’onda di sentimenti nostalgici che dominerà questo scritto: al contrario sarà osservata la documentazione storica acquisita e, con vigore logico, sarà tracciato il cammino politico amministrativo di un ventennio circa di partecipazione diretta e indiretta alle vicende del Comune di Cicerale da parte di Domenico Ruggiero. Il periodo a cui saranno dedicate le pagine si snoda dal 1975 al 1995.

Oggi, a distanza di anni, anche le più piccole sfumature di passionalità politica risultano sopite e la mente del nostro personaggio si apre solo ad una considerazione serena e benevola delle cose e dei momenti del passato.

Chi scrive ha voluto solo non far seppellire dalla  polvere del tempo le testimonianze di un impegno onesto e profondo profuso per la propria terra dal prof. Ruggiero>>.

 

Domenico Ruggiero, tra scuola e politica, al servizio della collettività

Quando il direttore Nicola Nigro mi ha raccontato la storia del prof. Domenico Ruggiero e mi ha fatto leggere il suo curriculum, ho chiesto di passarlo a me, perché volevo farci un articolo per la pubblicazione, al di là della pubblicazione sic et simpliciter di un curriculum. Detto fatto, mi trovo a ricostruire la vita di una persona, con le doti e le caratteristiche di un “eroe popolare” che, da ragazzino,  orfano di guerra del papà, per tutta la sua vita generosa ha affrontato  sacrifici di ogni tipo,  si è laureato e, poi, ha messo consapevolmente la sua intelligenza e le sue capacità al servizio del suo paese natio, allo scopo di proteggere il bene altrui e consolidare il diritto fondamentale in democrazia: il lavoro.

Domenico Ruggiero nasce il 3 novembre 1938, da Giorgio e  Angiolina Conte da Piaggine, a Cicerale, un comune che si affaccia sulla Piana di Paestum.

Dopo aver frequentato la Scuola Elementare del paese natale e la Scuola Media presso i  Padri Vocazionisti a Perdifumo, si trasferisce nel Convitto Municipale per gli orfani di guerra, diretto da Don Peppino Passarelli, a Vallo della Lucania, ove consegue la maturità classica, presso il locale Liceo Ginnasio “Parmenide”.

Intanto, l’amore per il suo paese ed i tanti ritardi nello sviluppo e nell’ occupazione  lo facevano stare male, perché vedeva i paesani che per lavorare dovevano trasferirsi altrove, abbandonando Cicerale. Il motto di Domenico è stato sempre: “La buona politica, soprattutto, è al servizio della povera gente e dei più deboli”. E quindi iniziò con gli amici di sempre  a pensare ad un futuro diverso per il suo paese.

Si iscrisse all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, alla facoltà di lettere e filosofia  laureandosi all’Università di Urbino il 16 novembre 1967, con una tesi sperimentale: “L’emigrazione dal Cilento verso i Paesi europei (1961-1966)”. Relatore il Prof. Lino Marini.

Il 27 aprile del 1967 si sposava, nella chiesa dei Salesiani di Vietri sul Mare, con la salernitana Maria Bianco, docente di Francese, testimoni: il prof. Salvatore Valitutti, ministro della Pubblica Istruzione, ed il dott. Felice De Bernardi.

Il primogenito, Giorgio, nasce nel 1968. Oggi ingegnere elettronico al Centro di Ricerche della Fiat di Torino, mentre Alessandro, il secondo figlio nasce nel 1974, è laureato in informatica e lavora alla Blumatica di Battipaglia.

L’esperienza universitaria e gli studi sugli emigranti cilentani e  del Sud in genere lo convinsero ancora di più che occorreva fare qualcosa soprattutto per le zone interne. Era più che convinto che la politica era il mezzo per scuotere gli animi, ma soprattutto  era il  veicolo fondamentale per costruire una nuova Cicerale, dando opere primarie ai paesani ed anche perché – secondo il giovane Ruggiero – coloro che avevano  esercitato il potere non lo avevano fatto al servizio della collettività; ma soprattutto erano stati penalizzati i più deboli e per certi versi era diventato uno strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione dell’esistente.

Da questi prime idee, inizio l’elaborazione del progetto “rivoluzionario” di una nuova amministrazione, con il pieno coinvolgimento del popolo. Intanto, nel 1963  Domenico iniziava a fare i primi passi come insegnate, presso il “Posto di Ascolto Televisivo (PAT) di Cuccaro Vetere”. Dopo varie supplenze, viene nominato dal Provveditore agli Studi di Salerno all’Istituto Magistrale Statale di Teggiano ed all’Istituto Tecnico Commerciale di Sant’Arsenio.

Dopo l’esperienza estremamente positiva nel Vallo di Diano, inizia una nuova fase della sua vita di insegnate ad Eboli, all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Enrico Mattei” che durò sette anni ( dal 5/12/1969 al 4/10/1975).

Successivamente, viene trasferito all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Matteo Della Corte” di Cava de’ Tirreni, fino all’ ottobre del 1977.

L’ultima fase della sua carriera di insegnate avviene all’Istituto Tecnico Commerciale Statale “Antonio Genovesi” di Salerno, ove il 13 giugno 2003, va in pensione.

Nel frattempo, i suoi fine settimana ed il periodo non scolastico li trascorreva ad elaborare progetti e strategie politiche con i suoi compaesani. Per lui la politica era la sua vita, soprattutto per la sua Cicerale. Per circa un ventennio, molto intensamente, ha mangiato pane e politica (1975-1995) e ha ricoperto la carica di Sindaco dal 1985 al marzo 1991.

Il secondo mandato non lo completò il professore Ruggiero, perché alcuni amici di cordata volevano svicolare, rispetto alle direttive originali per le quali il popolo lì aveva votati.  Domenico Ruggiero fu intransigente: preferì andarsene “a casa” e non accettare compromessi al ribasso.

Dopo l’esperienza politica, si è dedicato di più allo studio, prendendo parte a molti  Convegni di studi, come per esempio: “Il Mezzogiorno settecentesco attraverso i catasti onciari”, organizzato dal Centro Studi “Antonio Genovesi”, diretto dal Prof. Augusto Placanica dell’Università  di Salerno, con uno studio dal titolo: “Casi di famiglia estesa – Cicerale” e il convegno “ Salerno e il Principato Citra nell’età moderna (secoli XVI – XIX)“, sempre organizzato dal Prof. Placanica, con un intervento: “I Signori del territorio di Giungano nella prima metà del Settecento”.

Il professore Ruggiero, per la sua capacità politico-culturali è stato coinvolto  anche in tavole rotonde  su temi religiosi, civili, ma soprattutto politici, che riguardavano il recupero delle zone interne. Più volte i mass media locali e,  per un certo periodo anche la RAI, lo hanno cercato per parlare dell’emigrazione e della Comunità Europea.

Fernando Iuliano*

*Docente di lettere e Presidente de “il Sud”

 

 

 

 

 

About Redazione

Controlla anche

Piaggine, monsignor Miniero trasferisce ancora Don John ed è rivolta popolare. Ma chi controlla il controllore?

Al sindaco di Piaggine, avv. Guglielmo Vairo, che cerca di mediare sulla questione, il vescovo  …