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Il giudice Michele Di Dieto, dopo aver votato Di Maio-5stelle, spiega nel suo libro il perché della delusione ed il ruolo che dovrebbero avere la politica e le istituzioni, in una società democratica

Esce per i tipi della Booksprint Edizioni     il saggio “Salvini Di Maio: sovranisti al potere?”

di Michele Di Lieto, magistrato in pensione da tempo votato alla scrittura.

Il volume raccoglie scritti già pubblicati su questo giornale, ne aggiunge di nuovi, ne ricava un testo di carattere storico-politico sulle ultime esperienze governative italiane. L’Autore, chi non lo sapesse, è un uomo di sinistra che, dopo avere votato a sinistra, si è lasciato convincere a votare M5S alle ultime elezioni politiche, quelle del marzo 2018: è per questo uno dei tanti che, avendo votato per Di Maio, non ha approvato il connubio Salvini-Di Maio ed è rimasto  deluso  pure dalle esperienze di Di Maio: delusione che traspare dalla prima all’ultima pagina del libro. Il testo si segnala per più motivi. Intanto, non è frequente che uno scrittore, non storico di professione, si cimenti in una analisi di vicende a noi vicine, anzi vicinissime, se abbracciano l’ultimo anno e mezzo di storia italiana. Inoltre, l’analisi non è una successione di dati, non si ferma agli aspetti formali, ma si estende alle cause di rivolgimenti epocali, come quelli seguiti ad alleanze anomale, per non dire eccezionali, tra forze diverse tra loro, tanto diverse da non potere essere fuse. Infine, le conclusioni: che non sono sempre comuni e condivise, ma sempre in linea con un filo logico omogeneo e trasparente. Il giudizio di Michele Di Lieto sulle alleanze che hanno dato vita ai due governi Conte è negativo. Negativo per il vizio di origine che le accomuna, quella diversità di fondo che giustifica il contrasto perenne anche sulle piccole cose e fa apparire i due governi come governi senz’anima, senza ideali, senza ispirazioni. Ora, mentre queste accuse sono comuni alla gran parte dei commenti alle ultime vicende italiane, non sono altrettanto comuni, almeno non appaiono comuni nei commenti e sui mezzi di informazione, le cause di questa diversità. Tra le quali l’Autore ricomprende la condotta stessa del capo dello Stato, poco incline all’uso di poteri (quei poteri di scioglimento delle Camere previsti dall’art. 88 della Carta) nei casi in cui la maggioranza numerica non garantisca quel minimo di ideali comuni, necessario alla formazione di un vero governo. In altri termini: il capo dello Stato dovrebbe impedire egli stesso la formazione di governi che assicurino la maggioranza numerica, ma siano composti da forze così lontane tra loro (per storia, disegni, programmi politici), da garantire nient’altro che il contrasto, il dissenso, il perenne litigio. Nel che non c’è vero governo, ma solo parvenza  di governo. Ultimo carattere saliente del volume è lo stile. Non una novità per chi abbia letto qualcosa di Michele Di Lieto, ma  qui esaltato da un tono sobrio e asciutto, adatto sia a un pubblico colto, sia a un lettore comune. Un tono semplice, quale che sia la materia trattata: dal diritto al processo, dalle lettere all’arte. Un tono accattivante che induce il lettore, quale che sia, a seguire l’Autore in materia di legittima difesa, di autorizzazione a procedere, di romanzo storico, di romanzo autobiografico,  di negazionismo ed antisemitismo, di Salvini e papa Francesco, di manifesti e di manifesto, come quello di Chantal Mouffe sul populismo di sinistra. In definitiva: un saggio politico, quello di Michele Di Lieto, che, si condivida o meno l’orientamento dell’Autore, si condividano o meno i giudizi di prospettiva, induce alla riflessione, e arricchisce il bagaglio culturale di chi legge, o leggerà l’opera negli anni a venire. Parlo degli storici di professione che scriveranno la storia di questi anni: ma saranno a conoscenza di quella documentazione accessoria, di quei segreti retroscena che, soli, possono spiegare  “il perché di assensi, il perché di dissensi, il perché di improvvisi cangiamenti, di giorno in giorno, di ora in ora”. Ultima notazione, non lusinghiera. Il carattere utilizzato per le note, forse, può creare qualche problema a chi non vede bene. Un vero peccato, quando si tratti, come si tratta, di un’opera di elevato spessore, come quella sui sovranisti al potere di  Michele Di Lieto.

 

 

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