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Agropoli: un ricordo del giudice Michele Di Lieto del suo amico Tituccio, il pescatore

Se n’è andato, a ottantasei anni di età, Domenico Vissicchio, cittadino agropolese meglio conosciuto come Tituccio nel mondo della pesca e in quello dell’arte, che ha frequentato da giovane e meno giovane, con la stima affettuosa di chi ha avuto occasione di incontrarlo. Ci manda questo ricordo con preghiera di pubblicarlo Michele Di Lieto, suo vecchio amico. Siamo lieti di farlo.
La redazione.

Il giudice Di Lieto

La morte di un uomo, di qualsiasi uomo, è qualcosa che ti tocca nel profondo, perché la morte attiene al più grosso mistero della vita. Fatto ancor più grave, la morte, se tocca persona a te cara, per averla conosciuta e stimata in vita. E’ quello che mi è capitato ieri mattina quando ho saputo che era morto Tituccio, a Chiavari, in ospedale, dove era stato ricoverato da suo figlio. Mi è venuto un colpo, era da tempo che non lo sentivo: mi proponevo di telefonargli ma non c’era più tempo.  Aveva ottantasei  anni, ed era di poco più grande di me che ne ho ottanta. Non ricordo più come e quando ho conosciuto Tituccio: certamente al molo, dove Tituccio era una istituzione, venerato e rispettato come il più vecchio dei pescatori. Sarà stato Tituccio a introdurmi in un mondo che ho frequentato per anni, fino a che non è stato tutto travolto dai miei vuoti di memoria, che coprono spazi sempre maggiori. Ma Tituccio non me l’ero scordato. E se mi scordavo di telefonare, era lui a telefonare, dovunque egli fosse, ad Agropoli, a Chiavari o altrove. A Pasqua non ci eravamo sentiti, e la cosa non mi aveva lasciato tranquillo: fino a che, stamattina, non ho saputo ch’era morto: ch’era morto Tituccio, una delle poche persone alle quali mi sentivo legato da affetto, quello stesso che mi trasmetteva quando mi chiamava, sempre più spesso per accompagnarmi nelle mie passeggiate solitarie al porto, all’estremità del porto, dov’è la Madonna dei pescatori, la Madonna di Costantinopoli. Che dire? Che qualsiasi discorso non varrebbe ad esprimere l’intensità degli affetti, pari in entrambi. So che il rito funebre si terrà nella Chiesa della Madonna di Costantinopoli: e credo che nessun’altra chiesa fosse degna di dare l’ultimo saluto a Tituccio come quella della Madonna dei pescatori. Non so se ci sarò pure io. So che Tituccio mi perdonerà comunque, come io gli avrei perdonato qualsiasi assenza per un rito che attiene alla morte ma è l’ultimo della vita. Sappiano i parenti del morto che gli sono vicino: alla Chiesa di Costantinopoli, in cima agli scaloni, di fronte al molo, di fronte al porto, di fronte al regno di Domenico Vissicchio.

  Michele Di Lieto*

*Magistrato in pensione e scrittore

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