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Un libro davvero da leggere, soprattutto per un genitore o chi sta per diventarlo o lo diventerà!

Il libro, scritto da Pietro Di Gennaro, vale davvero la pena leggerlo tutti, ma soprattutto a chi è genitore, o sta per diventarlo, o lo diventerà. Partendo dalle riflessioni delle cose personali, ha reso verosimile anche ciò che è stato inventato per comodità di scrittura.

Pietro Di Gennaro

Il finale è davvero straordinario, perché il protagonista ha la capacità di analizzarsi ed, in parte, sanare tutti i suoi errori, soprattutto come padre, e con molta umiltà si ripropone in gioco.

Antonio Esposito, così si chiama il protagonista del romanzo, riassume la sua parabola della vita, per un certo senso, rivedendo, come in un film, attraverso una camminata su un territorio a lui familiare, perché percorso tante volte, luogo di giochi di giovinezza, di maturità e di lavoro.

Di prima mattina, gli arriva una telefonata: è una convocazione del maresciallo dei carabinieri Gradone. La cosa gli appare strana, ma non sorprendente, perché il suo fare lo mette, spesso, in condizioni di beccarsi qualche querela. Quindi, non ci pensa più di tanto e si organizza per raggiungerlo, decidendo di farlo a piedi. Ed ecco che lungo il percorso fa sbizzarrire la sua mente, partendo dal rapporto conflittuale col proprio figlio, sempre attraverso una telefonata e, poi, via via, rivisita tutta la sua vita.

Come filo conduttore della sua riflessione – dopo l’inizia della camminata – è l’esercizio mnemonico che lo porta al cosiddetto “ Terzo livello” che, poi, sarà anche il titolo del libro.

Ma che cosa è questo “Terzo livello”?

E qui, la fantasia dell’autore fa cose straordinarie ed induce anche il lettore a sbizzarrirsi ed a fare ipotesi e parallelismi, dai vari 007,  ai “covi di vipere” che hanno martoriato l’Italia, nel corso degli anni, con bombe, spari, uccisioni. Il nostro Paese ha conosciuto sofferenze diverse. Gli Italiani, negli ultimi settant’anni, sono stati, spesso, vittime di balordi, ma anche di organizzazioni delinquenziali della criminalità organizzata e della delinquenza dei cosiddetti colletti bianchi.

Per il fatto, poi, che l’autore sia un esperto di informatica, il pensiero può portare al “Terzo livello” e, quindi, a parlare di domini di primo, secondo e terzo livello che sta ad indicare una serie di snodi che potrebbero far parte di una struttura di un sito web. Ma così non può essere perché, poi, non è giustificabile la foto, di fronte a Montecitorio, che mostra  il maresciallo Gradone ad Antonio.

Ed ancora. Durante il percorso, a piedi, dall’ufficio per raggiungere la caserma la sua mente rivisita anche tutta la sua vita vissuta sino ad allora, dando una spiegazione ad ogni sua tappa di vita, ad incominciare dalle persone conosciute a scuola, nello sport, nel sociale ed al lavoro.

L’autore de “Il Terzo livello”, spesso, ha utilizzato un linguaggio che riportava anche a spiacevoli verità, ma che portavano anche all’esaltazione dei momenti in cui i valori tra persone erano forti e reali con un  vissuto che imponeva il rispetto della persona e nella logica del percorso sociale. “Il Terzo livello” esisteva per evitare disastri sociali, ma, per la prima volta, ci si chiedeva: è stato sempre così? Ma davvero “Il Terzo livello” opera per il bene collettivo e non per sete di potere?

Antonio Esposito, in questa sua riflessione mnemonica, si è imposto l’onestà intellettuale, per cui la riflessione segue il filo logico nella trama, tenendo conto dell’umiltà e dei valori.

In parole povere, un libro ricco di riferimenti e spunti di carattere storico,  all’epoca del boom economico, della protesta studentesca ed altri eventi degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, ma anche l’Italia dei tanti misteri, narrata attraverso la propria esperienza di vita vissuta. Anche l’esperienza della radio, che fu un periodo straordinariamente rivoluzionario della sua vita, descrivendo come lui ha vissuto la fine dell’egemonia della Rai e la nascita delle radio libere. Questa egemonia fu sancita dalla Corte Costituzionale nel 1974 perché, prima, i privati non potevano aprire stazioni radio. La legge fascista lo aveva vietato e riservava solo allo Stato l’esercizio esclusivo della radiodiffusione. Nel 1976 arrivò una seconda e decisiva sentenza della Corte Costituzionale. In quell’occasione, liberalizzò l’etere in ambito locale, in modo definitivo.

Le radio libere ebbero così copertura legale; da allora poterono moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale. Mi sono soffermato su questo punto, perché anch’io ho avuto questo peccato di gioventù, ho avuto un’esperienza radiofonica, creando “Radio Paestum”. Questo bel ricordo personale mio e di Antonio ci fa vivere una fase comune, ben descritta dall’autore nella trama del libro.

L’autore usa una tecnica ed un linguaggio per cui il lettore dimentica che il racconto è mnemonico, legato ad una camminata, durante la quale è solo il pensiero a concatenare gli eventi di vita vissuta, veri o verosimili; insomma, durante la lettura si è portati per mano, prima di raggiungere  il maresciallo Gradone.

Il fatto poi che l’autore sia un tecnico di elettronica e di computer dà un altro tocco alla fantasia, perché dà delle notizie, anche  nell’ attesa del maresciallo Gradone, guardando l’e mail o whatsapp oppure facendo zapping, dopo aver acceso la televisione. Una cosa singolare è la descrizione dei “flussi d’aria” dalla soffitta che, guarda caso, fungono da pareti insonorizzate. In questo modo, nella stanza ci sono 4 Tv ed ognuna può essere accesa, senza che disturbi l’altra. L’autore scrive: “… Quindi lo stanzone è diviso in 4 stanze più piccole delimitate da pareti invisibili. Infatti la prima Tv non si sente e così immagino gruppi di persone che parlano e che non si danno fastidio…”.

Ovviamente, il filo conduttore del ragionamento dell’autore è il “Terzo livello”, dal suo reclutamento, fino al ricordo della scuola, quando il terzo anno alla scuola di specialistica industriale dell’Istituto “Galileo Galilei” scelse Elettronica.

Altri ricordi del protagonista riguardano l’adolescenza, le cottarelle di gioventù. Non a caso, scrive: “… Quando pioveva anche sotto l’ombrello era un paradiso. L’amore tra proletari è più puro, dura di più anche se scomodo e difficile, comunque può esaurirsi lo stesso come quello tra ricchi, in pochi giorni…”. Insomma anche attraverso l’amore, si evince che, alla fine, c’è un amore dei proletari e un amore dei ricchi. Quello che fa la differenza sono le strutture, ma il bello è bello, e basta.

Tutto questo diventa ancora più esplicito e chiaro, quando si legge la parte che si riferisce  ai rapporti misti, tra un proletario ed un ricco. Ma questa è un’altra storia che invitiamo il lettore a leggere nel libro, perché si parla del fatto che suo figlio è in galera e coloro che, di fatto erano colpevoli, erano liberi, perché ricchi e con il supporto degli “avvocatoni”. Ma “Il Terzo livello” libera anche il figlio da ogni addebito.

All’inizio del libro, l’autore non solo parla del suo rapporto con il figlio Max, che diventa

Nigro

, poi conflittuale, ma soprattutto del “Terzo livello”. Si può leggere: “…. Il terzo livello è uno status sopra ogni potere che manovra i poteri esercitati dal secondo livello. Il terzo livello non

 si sporca le mani. Il terzo livello ordina…”.

Ovviamente, in tutto questo non poteva mancare la politica che, oltre al Compromesso Storico, travolto dalle armi, parla dell’era di Berlusconi e di quella bocconiana di Monti e della Fornero, per finire al renzismo. Insomma, ce n’è per tutti, visto che si parla di tre salti generazionali, vissuti nella città che egli tanto ama.

Nicola Nigro

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