Home / Articoli / L’occidente se continua così va in frantumi, in America si spara sulle folle a partire dalle scuole, mentre in Europa ed in Italia nelle strade. E’ possibile che poche bande di delinquenti che si spano terrorizzano le città? Davvero non si può fare niente? E’ questo l’ordine pubblico che tranquillizza i cittadini?

L’occidente se continua così va in frantumi, in America si spara sulle folle a partire dalle scuole, mentre in Europa ed in Italia nelle strade. E’ possibile che poche bande di delinquenti che si spano terrorizzano le città? Davvero non si può fare niente? E’ questo l’ordine pubblico che tranquillizza i cittadini?

Michele Di Lieto

Non fanno più notizia i fatti di sangue che si susseguono con frequenza  giornaliera negli Stati Uniti, per sparatorie di massa che fanno vittime tra cittadini inermi di nient’altro colpevoli che di formare assembramenti di gruppo al supermercato, nelle scuole, nelle piazze, nei luoghi di culto, nei bar, nei ristoranti,  dovunque insomma ci sia folla di gente sulla quale sparare all’impazzata, senza obiettivi predeterminati, senza motivo apparente. Il fenomeno è ugualmente diffuso in tutti gli Stati della Confederazione. Negli ultimi anni si sono verificate stragi di massa in Indiana, nel Texas, in Illinois, in Florida, in Nevada, in Virginia: e qui mi fermo non senza sottolineare che nelle statistiche statunitensi si parla di strage solo per quelle sparatorie che abbiano provocato almeno quattro morti: il che vuol dire che le sparatorie con effetti minori non rientrano in questo genere di statistiche.  Il fenomeno, che non ha eguali al mondo, ha come protagonisti soprattutto giovani, minori dei diciott’anni, tutti accomunati da turbe psichiche che non si sa come siano state accertate se nella gran parte si tratta di soggetti morti suicidi, o ammazzati da terzi o dalle forze di polizia. Si saranno serviti, quando esistevano, di prove documentali certe, come può essere un tentato suicidio, un ricovero in case di cura per malati di mente, e simili. L’esame diretto delle vittime sopravvissute ha consentito invece di accertare un fenomeno generalmente sottovalutato: quello che riflette le conseguenze di ordine psichico che subiscono i terzi, e vengono accomunate ad ogni evento traumatico, come può essere la sparatoria, o il morto sfigurato, o il senso di colpa che può residuare al quesito: perché a quello, non a me. Fenomeni di entità diversa che provocano turbe di entità diversa, alcune facili da curare, mentre altre possono durare tutta una vita. Per quanto riguarda i giovani, è stato spesso evocato il senso di solitudine, di abbandono, di frustrazione, che perseguita i giovani, non solo americani. Sono soggetti che andrebbero attentamente seguiti sotto il profilo psichiatrico: e non può non stupire il fatto che negli Stati Uniti manchi un servizio di assistenza a carico dello Stato.  Neanche nelle scuole, essendo stato privatizzato il servizio di assistenza sanitaria che comprenda quella psichiatrica, e non tutti essendo in grado di fornire a loro spese ai figli minori quella assistenza preventiva di cui avrebbero bisogno. Da ultimo, è stato chiamato in causa il messaggio spesso distorto diffuso dai mass media e dai social, che bombardano i giovani con effetti devastanti, mescolandosi ad altre questioni angoscianti, dal cambiamento climatico alle diseguaglianze sociali, dalle discriminazioni razziali alla violenza armata. Ma accanto a queste, che sono le linee generali del fenomeno, e decisamente prevalente su tutte le altre, occorre qui rimarcare l’effetto deleterio del possesso generalizzato delle armi, che fanno degli Stati Uniti un paese unico al mondo. Le famiglie americane che possiedono armi sono il 42 per cento, in Italia solo il 7; ma il fenomeno è polarizzato: mentre in alcuni Stati (il New Jersey, ad esempio) la percentuale è vicina ai livelli italiani o europei, in altri (come il Montana) due famiglie su tre posseggono armi. Quello che appare più sconcertante è il numero delle vittime delle armi da fuoco per milione di abitanti: negli Stati Uniti 34, mentre nel Canada, secondo paese in questa funesta classifica, appena il 6. In definitiva, per dare un quadro complessivo della situazione, secondo statistiche neppure aggiornate, negli Stati Uniti sono in circolazione 357 milioni di armi su una popolazione di 330 milioni: più armi che persone. Una sparatoria al giorno. Di chi la colpa? Sono molte le cause del fenomeno. Intanto, gli Stati Uniti sono tra i maggiori produttori di armi. Tra i primi dieci posti al mondo, vi sono tre aziende americane che hanno fatturato vendite di armi per oltre cento miliardi di dollari: il che dimostra (tra l’altro) come il mercato delle armi non sia stato toccato dalla crisi economica mondiale seguita alla pandemia da Covid. E dietro i produttori, c’è la lobby delle armi, la NRA, così potente sotto il profilo politico da condizionare persino le elezioni presidenziali: ufficialmente apartitica ma legata da sempre ai repubblicani. Che sono i più convinti assertori del diritto al possesso e all’uso delle armi, che trova fondamento giuridico nel secondo emendamento alla Costituzione americana Ma il secondo emendamento,  che tutela il diritto dei privati di detenere e portare armi, affonda le sue radici nella nascita dello Stato americano, nelle guerre combattute dagli indipendentisti  contro spagnoli e inglesi, e può dirsi penetrato così tanto nella coscienza sociale da rendere pressoché vano ogni tentativo di riforma che adegui la norma allo spirito dei tempi. Peggio ancora: penetrato pure in quei settori che dovrebbero essi per primi rispettare i limiti che circondano (dovrebbero circondare) l’uso delle armi: le forze di polizia, naturalmente armate. Fino a qualche anno fa gli abusi della polizia americana venivano coperti da versioni addomesticate, che ponevano il cittadino vittima dell’abuso nella condizione di aggressore, le forze di polizia nella condizione di aggredito, legittimato per ciò stesso a fare uso delle armi. Oggi non più. La dinamica degli incidenti (in gran parte mortali) viene spesso filmata dai social e le immagini vengono diffuse in ogni parte del mondo. E’ quello che è successo il 20 luglio 2022 a San Berardino, in California, in un parcheggio pubblico dove un ventitreenne afro americano, tal Robert Adams, è stato colpito ed ucciso dall’arma usata da un agente di polizia che gli ha sparato alle spalle.  E’ rimasta sfornita di prova l’affermazione della polizia che l’uomo fosse armato: in ogni caso nessuno può ammazzare sparando alle spalle del cittadino, armato o meno che fosse. La stessa cosa si era verificata qualche giorno prima ad Akron, nell’Ohio, dove un venticinquenne, tale Jayland Walker, anche lui afro americano, è stato ammazzato dalla polizia che gli ha sparato mentre cadeva per terra sessanta colpi di pistola. Si trattava dell’ultimo di una serie di delitti connessi ad abuso delle armi. commessi dalla polizia La stessa cosa si era verificata. Qualche mese prima, a Columbus, sempre nell’Ohio, una ragazza nera di sedici anni, tale Makiyah Bryant,  era stata ammazzata perché sospettata di una tentata rapina. Quello che colpisce maggiormente in questi casi è l’etnia delle vittime, negri o meticci, mai bianchi, dove accanto all’abuso di armi sembra spuntare anche l’odio di razza. Spero che non sia così. Ne verrebbe travolta la lenta faticosa ascesa dei negri di America da uomini schiavi a uomini liberi. Ne verrebbe oscurata la memoria di chi ha pagato con la vita la lotta dei negri per i diritti civili: Martin Luter King, premio Nobel per la pace nel 1964, ucciso a Memphis quattro anni dopo. Ne verrebbe scalfito il convincimento che talune ferite che sembravano rimarginate dopo secoli di segregazione siano purtroppo ancora aperte.

Michele Di Lieto*

*Scrittore e magistrato in pensione

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