Il giudice Di Lieto ritorna a parlare di Calcio, dopo la partita Spagna Argentina

Così fu la Spagna ad aggiudicarsi i Mondiali di calcio 2026 e a conquistare il trofeo, una statuina dorata, di trentotto centimetri e mezzo, che ha definitivamente sostituito la Coppa Rimet, quella d’oro, più volte trafugata, fino a che non fu ritrovata intatta, avvolta in un foglio di giornale, nella piana del Sele, da un cane di nome Pickles. Questo per gli intenditori di calcio, quello moderno, non quello antico, comunque nati dopo il 1966. La notizia, della coppa dorata, riportata in prima pagina da tutti i giornali, subito dopo le ultimissime sulla famiglia nel bosco,  ma prima dell’allerta per le le17 città dal bollino rosso col piano del caldo (studiato da non so che servizio meteo di non so che Ministero, ma entrerà in vigore dal novembre prossimo venturo), la notizia fu letta dal primo tifoso della nazionale (insignito del titolo nel lontano ’76), che, non avendo assistito alla partita in TV, e non avendo visto il concerto tra il primo e il secondo tempo (in inglese halftime), organizzato dalla FIFA  con la partecipazione di Laura Pausini, avendo telefonato all’ultima cronista RAI chi non sapesse si chiama Tiziana Alla, giornalista 61enne ma ne dimostra di meno, donna dalla carriera strepitosa iniziata tre anni fa, con la telecronaca della prima giornata dei campionati italiani di tiro con l’arco  (sport nobilissimo risalente alla notte dei tempi, come testimoniano i graffiti scoperti in Medio Oriente prima che scoppiasse la guerra del Golfo), la notizia dunque fu letta dal nostro tifoso sui giornali di prima mattina, quelli che avevano avuto il tempo di corredare il servizio con la foto dei giocatori, circondati dai tifosi spagnoli in compagnia  dello allenatore (Luis de la Fuente), un vecchio signore in abito scuro e cravatta, proprio mentre gli veniva consegnata la Coppa  sapete da chi?  Da Donald Trump e Gianni Infantino, il primo noto, anzi notissimo, per imprese non sportive, il secondo, quello che ha introdotto la sospensione di tre minuti (hidration break) in ciascuno dei tempi di una partita di calcio (per annunci pubblicitari, se no perché?),  ancora ignoto ma è presidente della FIFA.  Dopo questa premessa, lunga ma necessaria, dedicata agli immigrati di prima e seconda generazione di origine ispanica, veniamo alla partita. Giocata dalla Spagna contro l’Argentina, che, non lo avevamo detto, era l’altra finalista. Non si faccia ingannare il lettore, specie se di origine ispanica, dal risultato striminzito, uno a zero, con rete  segnata dalla Spagna all’ultimo, se non all’ultimo al penultimo minuto dei tempi supplementari, quando tutti, giocatori e non giocatori, soprattutto quelli non arrivati in tempo a New York per lo sciopero dei trasporti, esteso al’ultimo momento a piloti e assistenti di volo, si rassegnavano ai rigori e,  passata la mezza, si preparavano alla notte intera, per seguire la ruota della fortuna che insegue i vincitori, e costituisce (con gli intervalli pensati da Infantino) l’epilogo naturale di una partita di calcio finita alla pari. Non si faccia dunque ingannare il telespettatore dal risultato: la gara  è stata dominata dagli spagnoli. Le due squadre si  presentavano con un modulo di gioco, se non lo stesso, assai simile. Coi quattro giocatori della difesa pronti a ripartire dopo avere fermato gli avversari trasformando il gioco di difesa in gioco di attacco.  Solo che i giocatori spagnoli ripartivano, occupavano la metà campo e giungevano fin sotto la porta avversaria, mentre i giocatori argentini non riuscivano a trasformare la difesa in attacco, e raramente giungevano a insidiare la porta spagnola.  Sarà dipeso dal fatto che, mentre la Spagna aveva più di un giocatore di attacco, pronto a tirare in porta, l’Argentina aveva Messi, e Messi, pur essendo un fuoriclasse,  da solo non poteva far tutto, opporsi in difesa e ripartire all’attacco, sarà dipeso da questo o da altro motivo, certo è che questa asimmetria, questo divario di rendimento tra le squadre è apparso evidente sin dal primo tempo quando l’Argentina non ha mai tirato in porta, mentre la Spagna ha  severamente impegnato Martinez, il portiere argentino che sarebbe diventato l’eroe della serata. Nel secondo tempo la superiorità degli spagnoli è diventata straripante: la squadra di Luis de la Fuente si è insediata stabilmente a centro campo, e di là è ripartita con un gioco veloce che metteva in luce anche una evidente superiorità fisica, per tirare, una due, dieci volte verso la porta avversaria. Sembrava che l’Argentina stesse per cedere, non essendo riuscita neppure una volta a insidiare il portiere spagnolo, mentre Martinez, il portiere argentino, diventato l’eroe della serata, ha effettuato non so quante parate strepitose che, aggiunte a tiri fuori di poco o a errori degli avversari, hanno evitato il tracollo. Si è giunti così ai supplementari, quando la scena non è cambiata, solo la Spagna all’attacco, alla ricerca del gol, che è arrivato qualche minuto prima della fine, per un errore della difesa argentina, che ha lasciato libero a pochi passi dalla porta Ferran Torres,  il calciatore spagnolo che ha segnato. Sarà stato l’unico errore, ma è stato decisivo. Così la Spagna è diventata la prima del calcio mondiale con una gara che non ha avuto storia,  una gara che ha assegnato la vittoria alla squadra che ieri sera è apparsa chiaramente superiore. Il che apre la strada a una critica  conclusiva. La Spagna con la gara di ieri sera meritava la vittoria. Ma io ho seguito diversi incontri dei mondiali (per quella passione sportiva che mi porto appresso dai tempi di Nicolò Carosio) e ritengo, a ragione o a torto, che altre squadre (come l’Inghilterra o la Francia che hanno giocato per il terzo e il quarto posto) avrebbero ieri sera fatto meglio dell’Argentina. Si tratta di un rilievo che sminuisce la  vittoria della Spagna. Ma si tratta di un vizio del sistema che potrebbe e dovrebbe essere evitato. Come?  Io non sono un tecnico, sono solo un patito di calcio,  il meno idoneo a suggerire un rimedio.  Un rimedio potrebbe suggerirlo l’ Infantino, Presidente della FIFA, del quale abbiamo prima parlato,  e deve essere amico di Trump, col quale ha assistito alla finalissima. Meglio ancora, se fosse lo stesso Trump a suggerire. Tanto il Presidente USA ha mostrato di avere idee, e di saper cambiare,  nei campi più disparati. Così come i soggetti a lui più vicini. Ad esempio, Elon Musk, anch’egli amico di Trump (doveva essere lui il Vice Presidente) che è entrato a gamba tesa sapete dove? Nella vicenda di Grinzane, protagonista Mario Roggero, il gioielliere condannato alla reclusione con sentenza passata in giudicato, per avere ucciso due dei rapinatori che lo avevano predato, affermando e scrivendo che la condanna è una follia e che condannati dovrebbero  essere il Pubblico Ministero e i giudici che hanno condannato. Lasciamo correre. Sarà pure l’uomo più ricco del mondo, il proprietario di Tesla, X e Space X, non può esprimere opinioni infamanti sulla giustizia italiana. Ne va di mezzo lo stesso rapporto di amicizia con gli USA, e i suoi  rappresentanti. Non è la prima volta. Nell’altra (2024) intervenne il Presidente della Repubblica. Non sarebbe il caso che stavolta intervenisse anche il Presidente del Consiglio? Sappiamo bene che Giorgia Meloni è amica di Elon Musk, ma qui sono in gioco interessi più rilevanti che l’amicizia col potente e ricco americano. E infine: da dove Elon Musk ha tratto notizie su una sentenza destinata a rimanere privata, se la mobilitazione di massa, alla quale stiamo assistendo, non fosse stata promossa da Matteo Salvini, Roberto Vannacci, da altri esponenti di quella destra italiana che più destra non si può e vorrebbe minare alla base quella che, bene o male, è la nostra democrazia. Fondata, conviene ripetere, sulla ripartizione e sul rispetto reciproco tra poteri. Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, non può non essere di destra. Vuoi vedere che ci siano rapporti tra destra italiana e destra americana, che giustificano lo stesso commento di rete alla sentenza su Mario Roggero? Lasciamo andare. Quali che siano gli sviluppi della vicenda, non voglio rovinarmi il fegato. Voglio chiudere e sollecitare   un risolino, lo stesso che avrà accompagnato l’incipit di questo commento alla partita, l’ultimo e l’ultima dei mondiali.

Michele Di Lieto*

*Scrittore e giudice in pensione

 

About Redazione

Lascia un commento