

Qui di seguito pubblichiamo una ricostruzione, del giudice Michele Di Lieto, sugli scontri in atto tra vari personaggi che non hanno nessuna volontà di fare la pace, forse, per interessi di “bottega”.
Ovviamente eccetto Papa Leone che a viso aperto affronta Tramp, Presidente del Paese, dov’è nato e gli ha dato i natali, evidenziando che occorre finirla con le guerre e fare la pace, secondo Papa Francesco, prima, e Papa Leone, adesso, il mondo non dev’essere perennemente in guerra, ma senza se e senza ma i “capricciosi”, di turno, la devono smettere, perché i popoli vogliono pace.
La storia dei ciucci (Asini)
Leggendo l’articolo mi è venuto in mente un proverbio meridionale, più vicino al napoletano, che riguarda lo scontro di incolpevoli di asini, per cui è il caso di riportarlo:
“I ciucci si sciarrano e i varrili si rumbinu”, tradotto, più o meno, il significato nel caso in oggetto potrebbe essere:
“quando le persone potenti o ignoranti litigano, a pagarne le conseguenze sono gli innocenti o i più deboli”.
Un altro significato potrebbe essere: “I barili rappresentano le persone incolpevoli o le cose di valore che vengono distrutte durante le zuffe tra persone poco ragionevoli (“asini”).
Mentre lo stesso proverbio ad Ariano Irpino è:“Li ciucci fanno sciarre e li varrilli ci vanno pi sotto”, tradotto: “Gli asini bisticciano e i barili ne pagano le conseguenze”.
Il detto calza bene anche per i guerrafondai analizzati da Michele Di Lieto e, cioè “le conseguenze dei litigi di persone che hanno una gerarchia superiore ricadono su coloro che occupano una gerarchia più bassa, insomma creano morti e feriti e distruggono patrimoni e ingenti ricchezze, soprattutto culturali, di proporzioni vastissime.
A proposito delle qualità dell’asino va detto che la tradizione giudeo-cristiana lo consideravano un animale umiltà e mite “cavalcato” dal Messia, mentre l’antico Egitto lo legava a Seth (dio del deserto, delle tempeste), invece il popolo della Mesopotamia l’asino rappresentava regalità e saggezza, mentre le orecchie lunghe indicavano l’accesso alla conoscenza..
Sempre Papa Leone ha detto che le guerre sono il frutto dell’idolatria del potere, del denaro, follia e barbarie ed è una “brutalità degli affari”. A tal proposito Papa Leone ha ricordato una frase di Papa Francesco, la “Guerra è sempre una sconfitta”.
Per i Tramp, i Netanyahu, i Putin e tanti altri che sono per la guerra così non è, ma prima o poi su di loro si abbatterà un tsunami. Poi, non può essere che di fronte a tante morti hanno già perso il confronto anche con i ciucci?
Inoltre, il modo di fare di certi personaggi “volti alle guerre”, sono anche capaci di abbindolare i popoli mummificandoli, applicando normalmente la regola “dividi e domina”, quindi, facendogli dimenticare ogni forma di ricchezza culturale, valoriale e di buonsenso, per cui la loro indole è quella di costruire gruppo di “mele marce”, abili a trasformare i valori dei popoli in disvalore di utilità e di profitti, di fronte a ciò non potrebbe essere che il quoziente intellettivo di costoro è inferiore a quello dei “ciucci dei barili”?
Il dott. Di Lieto scrive:
Sono due, anzi tre, gli scontri che si sono verificati nei giorni scorsi e ci interessano da vicino. Il primo è quello scatenato da Trump contro Papa Prevost, definito “debole” coi criminali, “pessimo” nei rapporti internazionali.
Dichiarazioni ritenute “inaccettabili” dal nostro Presidente del Consiglio.
Il che ha determinato il secondo scontro, quello fra Trump e Giorgia Meloni. Il terzo scontro si è verificato per via delle dichiarazioni rese alla TV moscovita dal conduttore Solovyev, amico personale di Putin, che prima in televisione, poi alla radio, ha investito Giorgia Meloni di ingiurie pesanti definendola tra l’altro “vergogna della razza umana”, “idiota patentata”, “fascista” erede di Mussolini. Tutti e tre gli scontri hanno un retroscena, che tanto retroscena non è, ma vale a spiegare parole e atteggiamenti dei protagonisti.
Primo. Trump vs. Papa Leone. Papa Leone è un progressista. Potremmo definirlo di sinistra se la terminologia destra sinistra non fosse passata di moda. Ha dichiarato di voler fare il Papa, di odiare la guerra, di amare la pace. Donald Trump si è vantato di aver favorito Francis Prevost per l’elezione a Pontefice. Vero o falso? Se fosse vero, varrebbe quanto meno a mitigare l’asprezza dello scontro. Fatto sta che il conclave che ha eletto Papa Francis Prevost è durato lo spazio di un mattino, e deve essere stato guidato da qualcuno. Potrebbe essere stato guidato proprio da Donald Trump, anche se papa Prevost è un progressista e Trump un conservatore. Potrebbe Trump essersi illuso che papa Leone, diventato Pontefice grazie al suo appoggio, facesse una politica di destra più vicina alle sue posizioni.
Ma che? Papa Leone progressista era e progressista è rimasto. Si è dichiarato più volte contro la guerra, tutte le guerre, che fanno “le mani sporche di sangue”, si è schierato a favore dei deboli, per esempio degli immigrati, si è battuto contro i “deliri di onnipotenza” del Presidente americano. Peggio ancora. Ha mantenuto rapporti con la corrente più di sinistra della Chiesa cattolica, deludendo speranze e aspettative, se ci sono state, del Presidente americano. Non ci sono prove, è vero, ma solo indizi, che potrebbero però spiegare l’intervento di Trump nel conclave, e l’attacco a Papa Leone per aspettative fallite (e non sarebbe la prima volta: vedi Hormuz, e lo stretto bloccato dagli iraniani),
Secondo scontro: Trump vs. Giorgia Meloni, strettamente legato al primo. Il nostro Presidente del Consiglio ha dichiarato “inaccettabili” gli apprezzamenti sul Pontefice del Presidente americano. Trump ha replicato. “Inaccettabili le mie dichiarazioni? Inaccettabile sarà lei con le sue posizioni”, e ha proseguito: ”non ci ha aiutati nella guerra contro l’Iran” (l’accenno a Sigonella, la base aerea negata agli americani per i voli su Teheran era fin troppo scoperto), “non ce lo scorderemo”.
E qui veniamo al terzo scontro. Tra l’anchorman russo Dimitri Solovyev e la stessa Giorgia Meloni. Solovyev è
amico personale di Putin, il Capo russo, e Putin è amico personale di Trump, presidente degli Stati Uniti. Può darsi che dietro Solovyev vi fosse Putin e che dietro Putin vi fosse Trump, ma non ci sono prove, e Putin ne aveva già abbastanza di ragioni da far valere nei confronti del governo italiano per l’appoggio incondizionato offerto alla Ucraina. Non prove, ripeto, ma solo indizi, che, messi assieme, non fanno nemmeno una prova. In ogni caso, gli apprezzamenti del conduttore russo, per quanto possano essere stati approvati da Putin, non coinvolgono direttamente gli organi ufficiali russi. Restano apprezzamenti del conduttore, non di Putin o di alcuno dei suoi collaboratori. Azzardata pare a questo punto la mossa del nostro Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che, facendone un caso diplomatico, ha convocato per chiarimenti l’Ambasciatore russo a Roma. E’ stato infatti agevole per l’Ambasciatore dichiarare che a nessuna persona ragionevole verrebbe mai in mente d’interpretare valutazioni personali, emotive e private di chicchessia come se fossero dichiarazioni ufficiali del governo di uno Stato. Tanto meno si dovrebbero attribuire alla leadership russa e all’intero popolo russo le opzioni lessicali e di registro utilizzate da un giornalista. Da parte sua, la Russia non ha mai sfruttato le dichiarazioni sulla Russia e la sua leadership, fatte da conduttori televisivi, blogger, giornalisti e artisti italiani, come pretesto per azioni diplomatiche o campagne diffamatorie anti-italiane”. Ho finito.
Michele Di Lieto*
*Scrittore e magistrato in pensione
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia