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Mezzogiorno: piangere fa male al re di Manuela Iacovone

E sempre allegri ci tocca stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiamo”.
Ogni volta che penso alla situazione del Sud Italia mi torna in mente questo ritornello di Jannacci. Forse perché chi nasce, cresce e cerca di costruire la propria vita nel Mezzogiorno italiano sviluppa necessariamente la capacità di godere di quel poco che passa il convento. E’ come se secoli di soprusi avessero modificato il nostro dna, selezionando i geni della rassegnazione e dell’accettazione passiva: il mancato sviluppo del Sud dipende, a mio avviso, da questo.
Piano Sud, sostegno al credito per le piccole e medie imprese, aiuti europei – il famoso FAS, Fondo per le Aree Sottoutilizzate, che continua ad essere tagliato e riprogrammato in modo da finire sempre e comunque nelle casse del Nord Italia- non riusciranno mai a colmare la vera lacuna che separa il meridione dal resto del Paese.
Perché l’immobilismo burocratico, la mancanza di infrastrutture, la tendenza all’assistenzialismo potrebbero essere tutto sommato problemi superabili. Ma la consapevolezza di avere un popolo che non reagisce ai soprusi rimarrà sempre una tentazione troppo forte per qualunque amministratore pubblico e per le imprese settentrionali, ansiose di aprirsi ai mercati internazionali e allo stesso tempo consapevoli di poter ancora sfruttare tante risorse di quello che è il terzo mondo italiano.
Il Federalismo racchiude entrambe queste tendenze: il petrolio lucano, ad esempio, continuerebbe ad essere pagato meno di un quinto rispetto a quello estratto in Paesi come il Venezuela o la Bolivia, mentre la Basilicata, oltre ad avere la benzina al prezzo più caro d’Italia, vedrebbe diminuire drasticamente i fondi statali per la sanità locale. Un problema, visto l’insolito ritmo con cui aumenta la percentuale di popolazione che si ammala di cancro.
Lo stesso principio renderà difficile superare il deficit della sanità in Campania, considerato a seconda dei punti di vista il risultato di una sconsiderata gestione della Giunta regionale, o l’ovvia conseguenza dell’uso che il Governo nazionale ha fatto delle risorse FAS, le quali smarrita la loro funzione aggiuntiva hanno sostituito sempre più porzioni di spesa statale ordinaria.
A chiudere il cerchio le “lotte intestine”, la furbizia dei pochi imprenditori locali che ancora sopravvivono alla crisi economica sottopagando e ricattando i propri dipendenti, che –truffati dal re, dal ricco e dal cardinale- non possono fare altro che continuare a ridere per non piangere. Forse è per questo che il Presidente del Consiglio continua a raccontare barzellette sui meridionali.

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