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Consorzio Bonifica di Paestum, dott. Biagio Franza: coraggio, ancora coraggio!

 

La storia di un giovane tenente della Guardia di Finanza che, sfidando tutto e tutti, sugli abusi edilizi della costa salernitana, rischiando molto per aver sfidato un “potente”. La stessa cosa potrebbe verificarsi per il dott. Biagio Franza, Commissario Consorzio di Bonifica di Paestum, con un compito non facile da svolgere. Il giovane tenente non si fermò. Il dott. Franza che farà?

 

Coraggio, ancora coraggio! Prima di fare qualche considerazione e riflessione sull’incontro con il neo Commissario del Consorzio di Bonifica di Paestum, dott. Biagio Franza, voglio raccontare un aneddoto, che può essere illuminante, su ciò che egli potrebbe fare, in favore di questa popolazione che da anni è male amministrata, a tutti i livelli.

Questo potrebbe essere utile a tutti, ma soprattutto al dott. Franza ed al suo collaboratore, avv. Emilio Cioffi Squitieri, Presidente della Camera Penale della Grande Lucania, In questi giorni, con molta buona volontà ed onestà intellettuale, essi stanno cominciando ad affrontare i problemi del disastrato Consorzio di Bonifica di Paestum ( In merito si segnalano alcune link precedenti http://www.giornaleilsud.com/?p=2717; http://www.giornaleilsud.com/?p=1286; http://www.giornaleilsud.com/?p=1991) .

Il Commissario Franza, come prima cosa, a nostro avviso, deve sollevare i dipendenti  dal peso dell’arroganza, dell’ignoranza e della prepotenza  di questo o quell’ amministratore che, cambiando anche regole, ha lanciato messaggi sulla sua  “eternità” amministrativa, reclamando  la loro sudditanza  totale:  professionalità ed intelligenza devono essere messe da parte.

Chi non si adegua è un dipendente “stramortito” e basta.

Quindi, la prima “rivoluzione”  è quella di dare dignità intellettuale a quei dipendenti che, professionalmente,  vogliono dare il proprio contributo al nuovo stato di cose. Bloccare, poi, attraverso anche il ripristino democratico e coerente dello Statuto, nel rispetto delle norme e leggi vigenti,  la carriera degli “smargiassi” che, in una società civile, con la loro arroganza, indolenza e disonestà, si arricchiscono, spesso, proprio imbrogliando, non pagando le tasse, ecc..

Con la scusa che esiste il “regime” della Privacy, la mano destra non sa ciò che fa la sinistra ( non parliamo delle società di comodo  o  delle scatole cinesi).

E nessuno sa niente.

Eppure, la legge e le norme prevedono per certe materie la pubblicizzazione, specialmente quando i soggetti sono società.

Comunque, rendere pubblico chi non paga le tasse o i contributi dovuti, sicuramente non è peccato mortale, anche perché le aziende non hanno nessuna correlazione con la Privacy, oltretutto parliamo di reati già commessi.

Ci vuole solo coraggio a trovare la strada giusta, non per mettere alla gogna chi non ha pagato le tasse dovute. Andare in giro con una macchina da 50/100 mila euro e sfruttare le “risorse” della collettività è disonesto ed umanamente intollerabile.

Per il dott. Franza non è facile, perché tra i molti  suoi futuri “avversari”, quasi sicuramente ci saranno anche ex amministratori che conoscono molto bene l’arte del “ruffianesimo”, per cui sono molto attivi nella stagione dei carciofi, fragole, mozzarelle e inventeranno di tutto per creargli difficoltà.

Dalla chiacchierata del sottoscritto con il dott. Franza è emerso che egli  si sente forte della sua onestà di tanti anni da servitore dello Stato e della Regione, adesso premiato dalla stima del Presidente De Luca, conquistata sul campo dell’impegno quotidiano.

Per servire ancora le istituzioni, il dott. Franza ha accettato questa patata bollente del Consorzio, dando per un altro anno, gratuitamente, un contributo al Genio Civile. Rinunciare al tempo libero (fatto di passeggiate, nipotini, amici al bar, ecc.), per servire la collettività fa onore al dott. Franza, ma diventa una prova straordinaria di coraggio di fronte a tanto marciume.

I problemi del Consorzio di Bonifica di Paestum sono stati affrontati a più riprese, non ultima la lettera aperta al neo Commissario.

Chi vuole approfondire può farlo andando a dare un’occhiata ai documenti qui seguito allegati, compreso la lettera inviata al dott. Biagio Franza da cui è scaturito l’incontro.

Qui di seguito voglio raccontare, come dicevo sopra, un aneddoto che risale a circa 30 anni fa,  sull’abusivismo, soprattutto edilizio sulla costa, ed i “forti” che la facevano un po’ da padrone, quasi sicuramente, nonostante i pochi mezzi, meno di oggi.

E’ la storia di un giovane Tenente della Guardia di Finanza che, sfidando tutto e tutti, senza paura di essere messo da parte o peggio, si aggrappava a tutto ciò che era sano, per combattere il malaffare.

Una storia che potrebbe essere utile anche per il dott. Franza che ha un compito non facile da affrontare, in un Comune dove gli amministratori utilizzano quotidianamente la porta girevole della politica, per essere sempre amici del potente di turno nei posti dove si decide. Peccato che, poi, non mantengano le loro promesse e, spesso, il potente di turno, quando va raccogliere (soprattutto i voti), questi già siano stati promessi al futuro potente che i sondaggi danno per vincitore.

L’aneddoto del Tenente Emilio Errigo.

<<Coraggio, ancora coraggio!

Era il titolo di un mio articolo di qualche anno fa, cioè quando ero caporedattore de “il Giornale di Napoli”, responsabile della sede di Capaccio Paestum. Ricordo ancora oggi, come ieri, quando l’allora tenente (oggi, alla soglia di generale) della Finanza, Emilio Errigo, Comandante del Nucleo operativo navale del porto di Salerno,  entrò nella mia stanza della redazione e disse: “Nicola, mi hai cambiato la vita, questo lo devo ad una stampa libera che non si ferma di fronte a niente, ma soprattutto ai forti”. Ma che cosa era successo per indurre un tenente della Finanza a tanto?. Ebbene, a Punta Licosa, era stato costruito, in una proprietà privata di un cosiddetto “potente”, l’ennesimo muretto, ovviamente senza autorizzazione, perché non gli era servita prima, né gli serviva dopo,  perché lor signori erano “forti e potenti”. Ma, quella volta andò male  a questa “grande” famiglia del nord che, con  “pochi spiccioli”, si era impossessata di tanto terreno, in riva al mare. Andò male, perché a comandare il Nucleo era un giovane tenente della Finanza che non guardava in faccia a nessuno, poveri e ricchi. Anzi, con questi ultimi era inflessibile e molto determinato.

Ma perché un complimento così eloquente per un giornalista? Ebbene, dopo il sequestro del muretto, il giorno dopo, su tutti i giornali apparve un breve trafiletto che, grosso modo, metteva a fuoco che la montagna aveva partorito il topolino. Tra questi c’era anche “il Giornale di Napoli”.

Di prima mattina, mi arriva una telefonata del tenente Emilio Errigo che si lamentava ed molto rammaricato del comportamento del mio giornale, a proposito di Punta Licosa. In merito, va precisato che in quel periodo, proprio in quei giorni,  “il Giornale di Napoli” aveva sdoppiato la redazione di Salerno: una sede nella città capoluogo ed un’altra a Capaccio Paestum,  per cui il fax ( allora si lavorava con carta e penna, al massimo con il fax) era arrivato nella redazione del Capoluogo che  più si rapportava alla direzione. Il direttore, guarda caso, era proprio uno che aveva lavorato con questa potente famiglia del Nord, per cui il sottoscritto non ne sapeva niente e non doveva sapere niente. Ebbene, come spesso accade, il diavole ci mise la coda: in quattro e quattr’otto arrivo in redazione tutto il materiale utile, comprese le foto,  a ricostruire la storia presente e passata.  

Il problema era come fare, affinché l’articolo non venisse bloccato. Del fatto ne parlai al caporedattore centrale –  sapevo che non era molto amico del direttore – e mi disse che sapeva del fatto e mi riferì che era stato anche oggetto di scontro. Mi disse: “ Mandami la pagina, dopo le “ nove e mezza”, perché lui va via; intanto, nel pomeriggio, inventerò che hai i computer guasti e le tue pagine sarebbero arrivate in ritardo. Le tue pagine dice che gli fanno schifo e non le guarda proprio”.

Dopo tutto questo, successe che il giorno dopo tutti i giornali parlarono di un abbaglio della Guardia di Finanza e che la questione del muretto si sarebbe chiarita in breve.

Ovviamente, “il Giornale di Napoli” aveva in una pagina 10 righe che dicevano le cose degli altri giornali ed una pagina intera che raccontava la storia del muretto e delle prepotenze di questi signori. Il fatto fece molto scalpore e la Guardia di finanza della provincia di Salerno poté dimostrare, anche più in alto, che non c’era stato nessun abbaglio, ma solo l’esercizio di un potere sconfinato che, con qualche complice di troppo, aveva bloccato una verità. Ma questa volta aveva fatto autogol>>.

Al dottor Franza auguriamo buon lavoro, visto il suo entusiasmo a fare  le cose bene ed onestamente, con la speranza  di poter raccontare presto, anche domani, un aneddoto come quello del tenente Errigo che inorgoglisce lui, ma soprattutto la collettività meridionale che, da tanti anni ha problemi di questa natura. La speranza è che i giovani siano un futuro diverso, con dirigenti sani, onesti e funzionali al territorio.

Non dimenticando, altresì, che, grazie agli anziani e ai pensionati onesti e seri, oggi la speranza c’è ancora ed il cambiamento è possibile. Ovviamente, la stragrande maggioranza degli anziani non sono quelli che descrive D’Alema che purtroppo, grazie anche al suo operato, oggi l’Italia deve ricorre a tante “pezze”.

A proposito delle pezze, l’Italia costruita con le “crostate” dai D’Alema e  dai Berlusconi si può tranquillamente dire che è in pezzi, con i poveri sempre  più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Insomma, hanno contribuito lor signori a fare un Paese di furbi. Rifacendoci ad una vecchia massima, si può affermare che ci sono  governanti, amministratori e funzionari che si sono arricchiti a discapito della collettività, cioè sono entrate nelle istituzioni che erano “con le pezze al culo ed oggi sono, o ne sono usciti, ricchi”.

Corrado Ocone, filosofo e saggista italiano, scriveva su “L’Indipendente”, a proposito del Sud relativamente al rapporto Svimez 2015:

<<< Il rapporto Svimez fotografa una realtà drammatica a Mezzogiorno, fatta di povertà e desertificazione industriale. Ma la colpa è dello stesso Meridione: di una mentalità piagnona, abituata a scaricare su altri le responsabilità, e di una classe politica che ha sognato l’assistenzialismo come rimedio.

È una radiografia impietosa quella che offre quest’anno il tradizionale Rapporto sull’economia del Mezzogiorno d’Italia redatto, su basi statistiche, dallo Svimez. Se ne evince che è il nostro Sud, molto più della stessa Grecia, il vero malato d’Europa: crescita ferma, consumi e produzione ai minimi, povertà incombente e sempre più diffusa, “desertificazione industriale“, disoccupazione record>>.

Un’analisi spregiudicata e, per certi versi inverosimile, ma che ho voluto riportare per mettere benzina sul fuoco delle problematiche dell’Italia e non solo del Meridione.

 

 

 

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