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Il “Ristorante pizzeria del Corso” della famiglia Landi è in sintonia con il riconoscimento Unesco

Quando gli artigiani

devono “arrangiarsi” da soli,

perché le istituzioni sono “strabiche”,

questo succede anche a Capaccio Paestum

di Nicola Nigro

Il “ristorante pizzeria del Corso” continua nel suo successo perché tutto è incentrato su: qualità, prezzo e professionalità. La famiglia di Emilio Landi al servizio della clientela.

  • Quando è stato deciso di scrivere qualcosa sul “Ristorante pizzeria del Corso”, era d’estate nel giardino del locale, a pochi passi dalla pizzeria.
  • Adesso, si mangiano anche piatti pregiati che fanno leccare i baffi. In quella occasione, parlammo anche dei tanti premi al giovane Agostino Landi e dell’ultimo, al quarto Campionato nazionale pizza.
  • Adesso che la Commissione Unesco ha riconosciuto la pizza come Patrimonio dell’Umanità, per Agostino Landi si esalta di più il suo sapere e la valorizzazione della metodica di preparazione della “sua Pizza”.
  • Per Agostino è il caso di dire che l’allievo ha superato il maestro,  perchè sin da piccolo ha respirato, con il papà Emilio,  aria di “forno e farina”, insieme alla sorella Monica, che si muove tra i tavoli come una vera star, illustrando i piatti dello chef. Monica è un Maitre di grande valore che imposta e dirige il servizio, prende le ordinazioni e mantiene continuamente contatti con i clienti, accertandosi che tutto proceda per il meglio.
  • Monica è uno di quei classici Maitre di sala, ma non solo, che conferisce all’ambiente un tono raffinato ed elegante, il suo impegno e la sua bravura è apprezzata e riconosciuta da tutti, visto che non c’è mai una falla o sbavatura tra la consegna delle “pizze a domicilio” o la “pizza consumata in sala”, oltre, ovviamente, del servizio ristorante.
  • A proposito di piatti pregiati, a me piacciono molto i bucatini. Ebbene la stragrande maggioranza dei ristoranti, se chiedi i bucatini, ti risponde che hanno gli spaghetti.
  • Quella sera dissi al mio amico Emilio: “Ci vorrebbe un bel bucatino alle cozze”.                                E lui, sornione e sorridente: “E qual è il problema? Non so se il cuoco l’ha mai fatto, comunque tu normalmente come lo mangi?”. Dopo avergli dato qualche idea si attivò. Dopo non molto arrivò un bucatino fumante che si rivelò la “fine del mondo”. Da quel momento, l’iniziativa si è ripetuta ed il “bucatino alle cozze” è diventato sempre più gustoso.
  • Ritornando al locale, va detto che un tempo la frescura era protetta anche dall’umidità da una “carina veranda”, adesso ci sono solo degli ombrelloni. Comunque, va bene, anche così.
  • Purtroppo, come spesso succede nel Sud, basta che qualcuno prende la “mosca” e succede la fine del mondo, perché le istituzioni locali sono lente burocratiche e, tante volte, incapaci di prendere il toro per le corna, soprattutto quando si tratta di lavoro o meglio di posti di lavoro.
  • Poi, non parliamo di Capaccio Paestum, dove ci sono migliaia di istanze di condono edilizio e, quindi, una abbondanza di abusivismo e non si trova il tempo di capire ed andare incontro ad un artigiano, ma questo è un’altra storia. Speriamo che prima o poi qualche amministratore sarà illuminato e capirà che la collettività può fare un sacrificio per il cosiddetto lavoro onesto e non per quello che si rifà alla mera speculazione….
  • Stiamo parlando della Pizzeria del Corso”, oggi anche ristorante, rilevata qualche anno fa dal tutto fare Emilio Landi e dalla fida consorte Nicolina che, in sordina, partirono per un lavoro, quasi del tutto nuovo, ciò per arginare la precarietà di quello che quotidianamente svolgeva il buon Emilio.

  • All’inizio, non erano in molti a scommettere sulle possibilità di riuscita, ma man mano che il tempo passava ed i figlioli Monica ed Agostino crescevano e con essi cresceva anche la forza lavoro, le cose cambiarono. A questo punto la svolta: una nuova organizzazione, adesso, visto che con l’apertura del ristorante, si tratta di “azienda artigianale”, Emilio continuava al forno, prima coadiuvato da Agostino, adesso il giovane è un protagonista, nella cucina contina a  presiedere mamma Nicolina, con lo chef Emanuele, con i collaboratori, soprattutto in sala: Nabil, Sella e Mattia, figlio di Monica che si sta rivelando una positiva sorpresa, buon lavoratore e ragazzo molto educato. In tutto questo, come dicevo sopra, il management è esercitato dalla magnifica Monica.
  • Per la verità, dopo questa premessa si potrebbe anche pensare:  esaurita la riflessione sul “Ristorante e  Pizzeria del Corso”, ma voglio approfittare di questa occasione per fare qualche riflessione sul lavoro e l’organizzazione di esso, nella speranza che qualche amministratore, soprattutto di Capaccio Paestum, colga l’occasione per sollecitare e stimolare quelli come Emilio Landi che ce la mettono tutta per creare lavoro e ricchezza, nonostante il freno a mano tirato dalla burocrazia: perché non basta quella nazionale, ma c’è anche quella locale!
  • Il sottoscritto resta sempre più convinto che la crescita dell’economia e del lavoro parta soprattutto dal territorio. Quindi i maggiori responsabili sono i Comuni e le altre istituzioni locali. Provate a pensare al Pip (piano di Insediamento produttivo) di Capaccio Paestum, che, dopo oltre 20 anni e tante risorse sperperate ancora oggi non è decollato. Eppure all’inizio c’erano centinaia e centinaia di richieste da parte di artigiani, aziende, ecc., Provate ad ipotizzare 400 concessioni, ammettiamo che ognuno assumeva 10 persone, i posti di lavoro sarebbero stati 4 mila. Il resto lo lascio alla fantasia di ogni lettore.
  • Perché la struttura messa in piedi dalla famiglia Landi funziona?
  • Il modello Landi è improntato su un meccanismo “democratico-tollerante”, questo significa che c’è l’assenza di gerarchie, i genitori sono amici dei figli e mancano di autorità. La tendenza è al dialogo ed alla stipulazione di accordi e si persegue l’armonia e la pace in famiglia. L’adolescente che appartiene a questo sistema spesso riferisce di avere un ottimo rapporto con i genitori, fino a quando insorgono difficoltà nella sua vita personale (nel rapporto con l’altro sesso) e a questo punto emergono difficoltà anche nelle relazioni familiari poiché i figli non trovano nei genitori un supporto stabile e rassicurante, come prima, ma devono rapportarsi al nuovo nucleo familiare.
  • Questo concetto generale di famiglia, apparentemente, non esiste nella famiglia Landi, visto la cordialità dei rapporti che si intravede tra loro (vedi caso Mattia).
  • << Inventarsi un lavoro ad oltre 40 anni  – evidenzia Emilio Landi – vuol dire anche pensare fuori dagli schemi e fare qualcosa che non hai mai fatto prima per cui oggi questo mestiere lo svolge egregiamente e meglio di me Agostino, perché lui è cresciuto proprio nella fase del massimo sforzo da parte mia per imparare il mestiere, insomma lo abbiamo imparato insieme solo che io avevo 50 anni lui 15, ed  è tutto qua la differenza.
  • “ Ciò che distingue la nostra  “aziende artigianale e familiari” – sottolinea Emilio – dalle altre è il fatto che non solo l’amministratore è stata scelto nella cerchia familiare, ma  l’abbiamo resa più produttiva e più innovativa, per questo oggi ne cogliamo i frutti”.
  • Non a caso nell’innovazione – afferma Emilio – abbiamo privilegiato il ruolo dei  figli cioè dei giovani, per questo abbiamo scelto Monica che è un eccellente dirigente nell’organizzazione ed Agostino è un pizzaiolo che prende premi a destra e manca.

  • Vedere Agostino premiato – afferma ancora Emilio – per me e per tutta la famiglia, da mia moglie Nicolina a Monica e mio Nipote Mattia, significa che l’impresa cresce, e che il trasferimento di conoscenza e che c’è stato un proficuo scambio di sapere tra generazioni.
  • Nella nostra famiglia c’è la consapevolezza che la pizza è sicuramente uno dei cibi più amati della cucina italiana, sia qui in Italia che all’estero. Per questo i successi di Agostino sono di tutti, per noi è un mestiere, anche se difficile, ma che deve assicurare al cliente una pizza buona, anche un pizzico più degli altri, in modo che non sia la classica pizzeria dove trascorrere una bella serata tra amici o in coppia, ma tuttavia un posto che porta quella a dire: “ho mangiato una pizza strepitosa!”. Alta e croccante al punto giusto, condita con ingredienti genuini preparati in maniera casalinga ….Una pizza che ben rappresenta l’Unesco.>>.

  • Quando chiediamo ad Agostino perché tanti premi, lui fa un sorriso e risponde : “ E’ la <casa> che è stata ben messa su e guidata con tanto amore. Ovviamente tutto è legato ai prodotti genuini, quindi , qualità, prezzo e professionalità. Mio padre Emilio, mia madre Nicolina, mia sorella Monica, mio nipote Mattia e tutti i collaboratori ce la mettiamo tutta e, per fortuna, i risultati ci sono: la clientela è contenta e cresce sempre di più.
  • Per una buona pizza: farina di prima qualità, lievito giusto, non trascurando l’importanza del lievito madre e poi il pomodoro, la mozzarella, l’olio extravergine che deve essere di prima qualità perché anche i dettagli fanno la differenza.
  • Non a caso quando si realizza una pizza bisogna tener conto di tanti fattori per esempio: l’impasto della pizza non assorbirà tutta la parte più acquosa della mozzarella di bufala ed assumerà una consistenza spiacevole al palato. Un “trucchetto” valido sia per la mozzarella di fiordilatte che quella di bufala è quella che non devono mai essere completamente sciolta sulla pizza, ma deve essere ben visibile il cosiddetto “oro bianco”.
  • Per una buona pizza di qualità, occorre scegliere con cura i prodotti e, quindi i fornitori che ti permetteranno di utilizzare materie prime di eccellenza.
  • Infine la cottura è il tocco da maestro, perché anche se utilizzi prodotti di qualità e poi sbagli la cottura significherebbe gettare via tutto il lavoro svolto sulla materia prima.
  • Cuocere una pizza nel forno a legno alla temperatura giusta e nel tempo giusto fa davvero la differenza.  Ci siamo imposti, prima mio padre, adesso tutti noi, di fornire al cliente un prodotto di alto livello gustoso e facile da digerire a prezzi accessibili”.

 

 

 

 

 

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