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Giustizia: i magistrati Vitaliano Esposito, Luciano Violante, Angelo Maria Socci ed altri sono d’accordo col ministro Cartabia

 

I giudici e la riforma del ministro Cartabia. Il parere del magistrato Vitaliano Esposito

Iuliano

La civiltà di un Paese moderno si misura, tra l’altro, dall’efficienza della Giustizia ( durata dei processi, garanzie per gli imputati, certezza della pena).

Una delle condizioni poste dall’UE per la concessione delle ingenti risorse che dovrebbero risollevarci definitivamente dalle condizioni in cui ci troviamo, è la riforma della Giustizia, in cui vantiamo primati da Paesi in via di sviluppo. Pur essendo la patria di Beccaria e di tanti luminari della filosofia del Diritto ( e senza scomodare il Diritto romano).

“il Sud”_ Mezzogiorno d’Italia  ha avuto sempre a cuore la “questione Giustizia”, tant’è che, tra l’altro, ha contribuito alla realizzazione del sito “ Unione Paneuropea dei Giuristi”, ospitando la rivista “la giustizia”, organo dell’avvocatura salernitana.

Il nostro direttore, dott. Nicola Nigro, sulla giustizia raccomanda di approfondire e di stare attenti, perché qualsiasi tema è  importante, ma  più di tutti è la libertà delle persone, con cui non si dovrebbe mai scherzare, prendendola alla leggera.

Il giudice deve essere una figura straordinaria: colta, intelligente, umana, perché gioca con la vita di un uomo, soprattutto nelle questioni penali. Mettere in galera una persona senza un serio motivo è qualcosa che non si può accettare.

Quindi, la responsabilità civile del giudice ed altri parametri che dovrebbero riguardare l’azione degli operatori del Diritto vanno attivati e definiti, proprio in virtù di quello che si sente e si legge quotidianamente sulla stampa.

Specialmente nel nostro Paese, la giustizia sembra diventata – a volte- quasi un optional. La gravità sta in una consapevolezza collettiva per cui,  come lo stesso Papa Francesco sottolinea, “la povertà non è cercata, ma creata dall’egoismo, dalla superbia, dall’avidità e dall’ingiustizia”. L’applicazione sbagliata o superficiale della legge determina iniquità e disuguaglianze, per cui, così facendo, non si realizzerà  mai concretamente una  giustizia per tutti, soprattutto per i meno garantiti, che si trovano a soccombere, non avendo la possibilità di far valere adeguatamente le proprie ragioni.

Se si analizzano gli ultimi 50-60 anni, viene fuori  che la giustizia penale è cambiato profondamente. Nonostante ciò, la giustizia penale è rimasta, per lo più, debole con i forti  e forte con i deboli, sul piano delle garanzie. Lo dimostrano le presenze in carcere, nonostante la diminuzione generalizzata dei reati. E lo confermano anche gli atteggiamenti , da parte di molti addetti ai lavori, contro la Riforma del ministro Cartabia, soprattutto in tema di libertà personale e prescrizione.

Non parliamo, poi, dei processi civili, che si sa quando iniziano, ma non quando finiscono, spesso seguendo logiche incomprensibili di passaggi da un giudice ad un altro, per cui si allontana verso tempi immemorabili la pronuncia su liti e diritti rivendicati dai comuni cittadini, verso lo Stato o nei confronti di altre controparti.

                                                                                                                                                  Fernando Iuliano*

Presidente dell’Associazione “il Sud” e docente

Cerchi giustizia, ma trovi iniquità.

Sicuramente, l’equilibrio avvocatura-magistratura potrebbe assicurare più certezza del diritto e, forse, più giustizia, soprattutto per i più deboli.

Nigro

Con i loro interventi, anche i magistrati Vitaliano Esposito, Luciano Violante, intervistato da Federica Fantozzi, ed Angelo Maria Socci, intervistato da Antonio Amorosi, nonché il prof.  Massimo Donini confermano che così non c’è giustizia, soprattutto per i poveracci. La riforma va fatta e va nella direzione giusta.

Il nostro giornale “il Sud”_ mezzogiorno d’Italia si è più volte occupato della giustizia, per cui molti nostri lettori non hanno esitato ad inviarci messaggi, ponendo delle domande ben precise e  quasi tutte dello stesso contenuto: la giustizia, i magistrati  ed il ruolo del CSM.

Qui di seguito, ne riportiamo alcune.

Cartabia

<< Ma che sta succedendo sulla giustizia? Ma davvero con questa riforma i delinquenti vengono mandati in libertà? Perché tanta acredine anche tra magistrati? Perché il CSM prende parte allo scontro come un “partito politico”? Così facendo, non è diventerà davvero un “organo politico”? Un giornale dice una cosa, perché  un altro dice tutto il contrario? >>.

A proposito di quest’ultimo interrogativo, alleghiamo alcuni  interventi e pagine di giornali che, all’indomani della conferenza stampa, si sono occupati della Riforma del ministro Cartabia.

(vedi: Allegato 1_ “Giustizia e mito” di Marta Cartabia e Luciano Violante – Pandora Rivista; Allegato 2_ intervista_ giudice Violante; Allegato 3_ donini-qg-6-aprile-2021-rev-05-04-2021; Allegato 4_ Affaritaliani.it_giustizia_artt. Amorusi; Allegato 5_ link_giuristi__Risposta ad un avvocato sulla giustizia; Allegato 6_ Riforma-processo-penale_Em. Governo; Allegato 7_il Sole 24_ giustizia_ 23.7.21; Allegato 8_la repubblica_giustizia_ pag. 8 e 9_ 23.7.21; Allegato 9_la stampa_giustizia_ pag. 8 e 9_ 23.7.21; Allegato 10_il fatto _ giustizia_ 23.7.21; Allegato 11_il Mattino_Violante_picardi_1.8.21  )

Queste domande così impegnative ed addirittura così severe verso il CSM, definito “organo politico”, a noi sono sembrate un po’ troppo, per questo abbiamo chiesto un aiutino ad un alto magistrato, da sempre amico de “il Sud_ Mezzogiorno d’Italia, che, per tutta la sua vita professionale, si è sempre impegnato per la “giustizia giusta”. Questa  persona perbene è il dottor Vitaliano Esposito.

Ricordiamo che egli è stato già Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione, componente  della Commission européenne contre le racisme et l’intolérance (ECRI), organo del Consiglio d’Europa, già Presidente della rete dei procuratori generali dell’Unione europea (2009-2011), Garante del Governo per l’ Ilva di Taranto, esperto giuridico al Ministero della Giustizia e ha svolto tanti altri incarichi, autorizzati sempre dal CSM, come giurista.

L’alto magistrato, dott. Vitaliano Esposito, ci ha fatto pervenire quanto segue:

Contro tutti!

Esposito

Ho appena ascoltato la Ministra. È convincente nel suo incipit. La riforma mira ad evitare sia la prescrizione sostanziale (e ciò è pienamente condivisibile) che – unitamente ad altre misure di carattere organizzativo – la violazione del principio della ragionevole durata del procedimento. Ed anche questo è buono e giusto, sia perché quello dello speedy trial –  espressione del diritto ad una corretta amministrazione della giustizia – pur integrando un diritto fondamentale delle parti (la cui violazione da’ luogo ad indennizzo), non è, però, un diritto assoluto. Appartiene quindi allo Stato – su cui grava un obbligo positivo di attuazione – di ragionevolmente regolarlo (senza che i “giureconsulti” si strappino i capelli), anche perché (come avevo preconizzato quando, agente di governo a Strasburgo, avevo tentato inutilmente di oppormi alla bieca legge Pinto) la violazione di questo principio ha determinato nelle finanze dello Stato un buco nero di dimensioni inimmaginabili ed ha vulnerato inesorabilmente la credibilità internazionale di quella che qualcuno riteneva la culla del diritto (e chi volete che venga ad investire nel bel Paese? E pensate voi che un tal Premier si lasciasse sfuggire un’occasione così ghiotta per eliminare una tale vergogna nazionale?) . Ma il principio dello speedy trial deve convivere – per volontà delle fonti di origine sovranazionale (Convenzione europea e Carta di Nizza e, aggiungerei, con un poco di buon senso) – con il principio del fair trial, espressione del diritto fondamentale delle parti ad un giusto processo, sotto l’aspetto del diritto ad una decisione sull’oggetto della controversia. Salvaguarda il progetto (che mi riservo di leggere) questo fondamentale diritto della persona? La soluzione a questo punto mi sembra semplice. L’interessato – che un tal Pierre Henri Teitgen, che,  in una Europa risorgente dalle sue ceneri pose, 0al centro della rivoluzione copernicana realizzata nel 1950 nel diritto delle genti – viene dalla riforma posto in grado di esprimere il proprio parere? Stiamo parlando dell’uovo di Colombo?

Ma è mai possibile che non si possa leggere il testo del progetto Cartabia? Giustizia ritardata è giustizia negata, diceva un tale Charles-Louis de Secondat, barone di La Brede e di Montesquieu. Ed il diniego di giustizia costituisce oggi la più grande violazione del diritto internazionale, ripete, stancamente e da tempo, la tanto vituperata Corte di Strasburgo. Senza la preminenza del diritto (“Rule of Law, non primato della legge come predicava l’ancora ammirato Hans Kelsen) cosa distingue lo Stato    da una grossa amministrazione criminale?

Il punto 6 dell’emendamento Cartabia (che prevede la possibilità della rinuncia alla prescrizione processuale da parte dell’imputato, elimina i rilievi di incostituzionalità da più parti prospettati. La riforma – che concerne appello e ricorso per cassazione – è invero basata sul presupposto che lo standard minimo di garanzia per l’imputato (cui lo Stato è dovuto) è costituito dal giudizio di primo grado con possibilità di portare l’esame dell’affare ad una istanza superiore (come dice la giurisprudenza di Strasburgo). Vi è però un caso che merita riflessione. Se un imputato, condannato in primo grado, nel proporre appello ha rinunciato alla prescrizione sostanziale, la sua libertà morale viene coartata dalla riforma, che lo pone di fronte ad una indebita alternativa. Si direbbe a Napoli: “perdere Filippo e ‘o panaro”. Tanto vale, allora, prevedere la facoltà della rinuncia alla prescrizione processuale alla condizione della contestuale rinuncia alla prescrizione sostanziale, con ciò salvaguardando anche il diritto fondamentale della vittima ad un giusto processo, con diritto ad una decisione sull’oggetto della controversia.

Sono veramente curioso di leggere la motivazione della proposta con cui, a quel che si dice, la commissione consiliare ha ritenuto che l’ormai ben noto emendamento Cartabia violerebbe il principio “costituzionale” della ragionevole durata del procedimento. Ma tu vuoi vedere che questa finalità possa essere ancor oggi perseguita – come a suo tempo assicurò addirittura l’allor Capo dello Stato – dalla cd. legge Pinto, perdurante causa, ad onta delle successive “pezze a colore”, dell’insanabile ingombra meno delle corti di appello e dell’insaziabile buco nero delle finanze dello Stato?

A tal proposito, è solo il Dott. Vitaliano Esposito che dice queste cose?

No!

Da sinistra: Fantozzi, Violante

In una intervista alla collega Federica Fantozzi per  Huffpost, il giudice Violante, ex presidente della Camera, afferma: << “I no della magistratura aggravano la sua crisi” – “La riforma Cartabia rovescia in positivo il rapporto fra Stato e cittadini” – “La riforma Cartabia è profondamente innovativa perché muta i rapporti tra cittadini e Stato, trasforma il giudice da contabile della sanzione in colui che può aiutare il condannato a ricostruire i rapporti con la società spezzati dal reato” >>.  (Allegato 1)

Donini

 

E poi, scrive il professore Massimo Donini, ordinario di diritto penale nell’Università di Roma “La Sapienza:  << Crisi della giustizia e ruolo politico della magistratura penale.Quando si cerca il potere perché non si vuole fare il diritto >>. ( Allegato 2)

Inoltre, il collega Antonio Amorosi  per Affaritaliani.it ha scritto l’articolo: “Riforma Cartabia e magistratura in crisi. L’ex capo dell’ANM Palamara ad Affari: Bisogna squarciare il velo di ipocrisia. Nella magistratura problemi a monte”. Inoltre ha intervistato il  giudice Angelo Maria       

Da sinistra: Amarosi, Socci

Socci, terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, che evidenzia: “Un’occasione anche per noi magistrati, risponde ai tempi della Corte Europea dei diritti dell’uomo”. (Allegato 3)

Paolo Biondani scrive su “L’Espresso” di aprile 2021:

<< Scandali, correnti di potere, processi infiniti: la magistratura è in crisi. «I cittadini non ci capiscono più»

Ai minimi di credibilità e autostima, con un Csm lacerato dal caso Palamara, tra riforme gattopardesche e cronici problemi di efficienza e procedure, ora i giudici temono l’affondo finale della politica: «In pericolo la nostra indipendenza». L’Espresso chiede a otto protagonisti della storia giudiziaria, da Caselli a Spataro, dalle procuratrici antimafia a Calvi e Zagrebelsky, perché il sistema legale è al collasso e cosa bisogna cambiare ….>>.

Oggi, purtroppo per un pugno di magistrati, l’intera magistratura è travolta dallo scandalo politico-mediatico, per cui ben vengano gli interventi degli Esposito, Violante, Donini, ecc. per onorare magistrati che hanno sacrificato la vita per la giustizia. Il riferimento è Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Cesare Terranova, Guido Galli, Emilio Alessandrini e tanti, tanti altri che non si non risparmiati per la “giustizia giusta”.

Come abbiamo detto sopra, il giornale  “il Sud_ Mezzogiorno d’Italia” si è occupato di giustizia più volte, non a caso ha anche ospitato al suo interno la rivista “la Giustizia”, organo dell’avvocatura di Salerno. Va detto anche che il giornale  “il Sud_ Mezzogiorno d’Italia” e “la Giustizia”, pubblicati sul sito, sono stati oggetto di lettura da parte di un avvocato di Palermo che, poi, ha chiesto  diversi chiarimenti. Da ciò è scaturita una risposta  che, volendo, si può leggere utilizzando il seguente link:

http://www.giornaleilsud.com/2020/06/30/lettera-aperta-ad-un-avvocato-di-palermo-dopo-il-terremoto-una-riflessione-si-puo-ipotizzare-che-da-palermo-a-trieste-passando-per-roma-la-politica-l-2/

In particolare, nella risposta all’avvocato palermitano Antonio Scalone, si può leggere:

……. E i CITTADINI?

Sono lì con i sintomi di stanchezza ed apatia, aspettando sempre tempi migliori; salvo, poi, avere un soprassalto, quando finiscono, individualmente, nel “tritacarne della giustizia. Mentre, come dite voi, in Sicilia, alcuni “signori” del diritto, dal canto loro, se ne “strafottono”.

Quindi, non meraviglia che un’udienza venga rinviata da un anno ad un altro, senza batter ciglio…...

Il dibattito di oggi con l’intervento di numerosi operatori del Diritto  ed il caso Palamara dimostra che l’ipotesi del “gruppo” nella risposta non era sbagliata.

Infatti veniva scritto:

………La “minoranza della magistratura” ha dettato le regole per l’intero apparato, approfittando della debolezza delle istituzioni, della politica e, perché no, dell’avvocatura e della stragrande maggioranza degli stessi giudici (qualcuno, in passato, ha ipotizzato l’esistenza di un gruppo oligarchico, che si rinnova di volta in volta, composto da non più di 400/500 magistrati che hanno sempre tenuto in scacco oltre 8.500 colleghi ed  un intero Paese). In merito, se si ragiona, nel corso degli anni, c’è stato un vero e proprio stravolgimento delle carriere di taluni magistrati davvero impegnati, soprattutto sulla criminalità organizzata, ad incominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che purtroppo venivano “quotidianamente massacrati” e tenuti continuamente sotto tensione. Spesso, si cercava anche di disarticolare il loro lavoro, per cui, la loro percezione era che si dovevano guardare sia dai nemici esterni che da quelli interni…..

Come si possono dimenticare le polemiche, in occasione della nomina di Cantone alla Procura di Perugia che, guarda caso, si occupava proprio dello scandalo?

Molti attribuirono le polemiche al fatto che, forse, Cantone non era rassicurante e, quindi, non sintonia.

Un altro caso che fece molto discutere fu l’intervento dell’allora Procuratore Generale di Cassazione Vitaliano Esposito, a proposito dello scontro tra procure.

Per il dott. Raffaele CANTONE, scrivevamo:

……. La riprova è di questi giorni: al peggio non c’è mai fine. Mi riferisco alla polemica esplosa tra correnti, per la nomina alla procura di Perugia del dott. Raffaele CANTONE. Qualcuno si chiederà: perché tanto clamore, per una nomina in una piccola Procura? Risposta: è la Procura che si occupa del cosiddetto “porto delle nebbie” e la fama di Cantone, persona preparata, perbene ed eticamente ben fornito, fa paura a qualcuno che comanda, cioè il gruppo oligarchico che è ancora lì e spera sempre di recuperare, così come ha fatto negli anni passati….

Per il dott. Vitaliano Esposito, scrivevamo:  

…. Tutto questo mi chiama alla mente anche l’iniziativa dell’allora Procuratore Generale della Cassazione, dott. Vitaliano Esposito, che cercò di capirci qualcosa di un altro “terremoto”, sempre tra magistrati, tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro. Anche in quel caso il CSM non brillò nel fare chiarezza sull’istaurazione dei privilegi di categoria a discapito del principio dell’eguaglianza dei cittadini e del loro Stato di Diritto….

ORMAI E’ GIUNTA L’ORA CHE L’AVVOCATURA INTRAPRENDA DAVVERO UNA BATTAGLIA PER  LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

Adesso, più che mai l’avvocatura deve avere la capacità di ribaltare la situazione, per la parità in giudizio, soprattutto in campo penale. La madre delle battaglie  dovrebbe essere  la separazione delle carriere dei magistrati.

In merito, scrivevamo:

AVVOCATI UNITI “dalle Alpi alle Piramidi, o, meglio,   da PALERMO a  TRIESTE

“… Penso che, per poter dare una svolta, occorra creare una forza, non solo con gli avvocati siciliani, ma anche con il coinvolgimento di tutta l’Avvocatura italiana, ad incominciare dal Consiglio Nazionale Forense e del suo Presidente F.F., avv. Maria Masi. Parafrasando Manzoni, la Sicilia potrebbe essere la scintilla di una nuova rivoluzione che parta non “dall’Alpi alle Piramidi”, ma “da PALERMO a  TRIESTE”, avendo come guida la GIUSTIZIA. Salerno ha fatto da apripista, prima con la creazione delle Camere Penali, con il fattivo contributo dell’avv. Dario Incutti e poi con il rilancio della rivista “la GIUSTIZIA”, organo dell’Ordine degli avvocati  di questa città, dell’allora  Presidente avv. Amerigo Montera e Direttore Avv. Silverio Sica (oggi presidente n.r.), in collaborazione con il giornale  “ il Sud”. Quindi, caro avvocato, penso che l’Avvocatura palermitana potrebbe attrezzare una piattaforma, costituita da una fotografia della realtà e nel contempo suggerire  giuste soluzioni. Qui potrebbe avere un ruolo importante il Consiglio ed il suo Presidente, Avv. Giovanni Immordino, proprio in virtù dell’analisi della profonda crisi, delineata nei documenti che mi ha inviato. In una seconda battuta, poi, sarebbe auspicabile sollecitare un dibattito in tutt’Italia, come richiamavo sopra. Il confronto dovrebbe essere aperto a tutte le forze vive della nostra società…”

Sempre nella stessa occasione, scrivevamo:

“…Ovviamente, questo significa darsi strumenti e punti di riferimenti, quantomeno in tutte le Regioni d’Italia. Ricordo che il giornale cartaceo “il Sud” + “la Giustizia” veniva inviato al domicilio, o in ufficio, di oltre 10 mila operatori  del settore. Questo consentì di aprire un confronto molto forte e serrato in tutta Italia, con  convegni, iniziative culturali e giuridiche, soprattutto con il contributo dell’Unione  delle Camere Penali Italiane, il cui presidente del Consiglio è l’avv. Armando Veneto, mentre della giunta è l’avv. Gian Domenico Caiazza. Ma, soprattutto, gli avvocati incominciarono a prendere coscienza della loro grande forza ( parliamo di oltre 250 mila iscritti), una forza imponente anche rispetto alla magistratura (circa 9 mila esponenti). In questo dibattito furono coinvolte anche le Università, ad incominciare da quella di Salerno di cui l’attuale Rettore è il prof. Vincenzo Loi, la cui facoltà di Giurisprudenza, oggi, è presieduta e  diretta dal prof. Giovanni Sciancalepore, mentre il Presidente del Consiglio Didattico è il prof. Francesco Fasolino

LE IDEE CAMMINANO SULLE GAMBE

“… Questo diffondersi di idee, in un paio d’anni, creò un interessante dibattito e provocò  anche grossi malumori, perché venivano denunciati fatti e misfatti. Qualcuno, con un pò di malignità, parlava di toghe rosse, toghe nere o toghe grigie, a seconda del punto di vista o del “pulpito”. Il fatto vero fu che i dirigenti non potevano sottacere “fatti accaduti”, perché il giornale, puntualmente, arrivava sulle loro scrivanie.Furono non pochi i magistrati che non vedevano di buon occhio gli interventi dei loro stessi colleghi. Questo giovò molto all’Avvocatura, che poté mettere a fuoco le carenze dovute, spesso, ad una cattiva gestione del gruppo dirigente; ma non solo. Questo diede vita a veri e propri “processi” di “disinnesco” della politica, dalla sudditanza verso la magistratura.

Il numero del giornale di dicembre 2013 (http://www.giornaleilsud.com/wp-content/uploads/2013/12/il-sud-_la-giustizia_dic.-2013.pdf) fu molto criticato, proprio da chi voleva che nessuno mettesse “becco” in certi fatti. Secondo qualcuno, le cose vanno meglio se  nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla.

Eppure  le inefficienze e le malefatte erano e sono sotto gli occhi di tutti.…

LA GIUSTIZIA E LA SOCIETA’

….. Sono in molti a teorizzare che è la GIUSTIZIA la vera “palla al piede” della società italiana;  non a caso i riferimenti sono legati all’organizzazione, alla tempistica ed alla produttività della magistratura che rende il nostro Paese debole ed ingovernabile, perché è da essa che dipendono tutti i riferimenti sociali e produttivi, come la realizzazione di un’opera pubblica, infrastrutture primarie e secondarie che, se finissero sotto sequestro, correrebbero il rischio di restare ferme per anni ed anni. Ciò significa che il lavoro della magistratura potrebbe rappresentare  il vero  “volano” del Paese. A tutto questo si aggiunga, spesso, una burocrazia asfissiante ed un management mediocre. Ecco, che la “frittata” è fatta.

Quello che è scritto nei documenti sicuramente è sovrapponibile a molte altre realtà italiane, come dicevo sopra. Questa mia convinzione scaturisce anche da ciò che è la realtà quotidiana dei Tribunali: un vero e proprio “dissesto” economico ed organizzativo…”

Partendo dall’intervento del dott. Vitaliano Esposito, abbiamo ritenuto utile mettere insieme l’opinione di altri autorevoli personaggi, come Luciano Violante, intervistato da Federica Fantozzi, ed Angelo Maria Socci, intervistato da Antonio Amorosi, nonché il prof.  Massimo Donini, con un suo articolo, ed allegare pagine di giornali che si sono occupati di giustizia.

                                                                                                                                                    Nicola Nigro

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