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No vax e no green pass. Che ne pensa Michele Di Lieto, giudice in pensione e nostro collaboratore.

Il Libro di Michele Di Lieto parla di: morale e politica, diritto e giustizia, cronaca e storia, in uno stile sempre originale. A proposito di green pass, si chiede: non potrebbe essere solo un pretesto per una “rivolta” sociale?

Michele Di Lieto, magistrato in pensione, da sempre collaboratore del nostro giornale, propone temi già affrontati nel volume “I governi del Presidente”:  una analisi approfondita delle ultime esperienze governative del nostro Paese, che fonde morale e politica, diritto e giustizia, cronaca e storia, in uno stile sempre originale e scorrevole per ricordi letterari e passioni nascoste. Il libro è stato pubblicato con la tecnica del fai da te, self publishing, in numero limitato di copie: non è in vendita, essendo destinato agli amici e compagni di vita. In ogni caso, l’Autore sarà lieto di venire incontro, entro i limiti consentiti dalla forma di pubblicazione,  a chi fosse curioso di leggerlo e ne facesse richiesta: allo scrittore al suo indirizzo di mail (micheledilieto2@tiscali.it) o direttamente a questa redazione (info@giornaleilsud.com ). Nicola Nigro

Michele Di Lieto

Non è la prima volta che mi capiti di censurare il diritto di cronaca, così come si è evoluto negli ultimi tempi e concepito solo in un senso, quello di chi ci governa, come non mi piace questo unanimismo della informazione, anch’esso in un senso, sempre lo stesso, che caratterizza quasi tutti i giornali e, più in generale, i mezzi di comunicazione di massa.  Più volte mi sono detto contrario al green pass, un artificio formale per introdurre l’obbligo del vaccino generalizzato senza la legge richiesta dalla nostra Costituzione. Più volte mi sono schierato contro i nostri governanti che hanno affidato a una comunicazione estenuante, finanche ossessiva, la propaganda di un mezzo, ritenuto, a torto o a ragione, necessario per evitare ulteriori contagi, ma piegato essenzialmente ad aggirare il divieto di trattamenti sanitari obbligatori senza una legge. Più volte ho criticato le stesse modalità di applicazione del green pass, che è stato esteso un poco alla volta, categoria per categoria, aggiungendo, se possibile, artificio ad artificio, pur di evitare una legge che, allo stato della dottrina e della giurisprudenza costituzionale, sembra difficile da varare. Come è noto, l’art. 32 della Costituzione prevede la legge come condicio sine qua non per qualsiasi trattamento si voglia rendere obbligatorio; ma prevede pure che la legge osservi In ogni caso “i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. La formula è così ampia da abbracciare tutto e il contrario di tutto. Il contrasto appare insanabile: no vax da un lato, vax dall’altro. Si sostiene dagli uni che “i limiti imposti dal rispetto della persona umana” comportano il rispetto di tali e tanti vincoli che non possono essere violati. A partire dal consenso informato, per finire al numero delle dosi necessarie  ad una immunizzazione duratura nel tempo. Non basta: perché, sempre dalla stessa parte, si sostiene che, per applicare il precetto costituzionale, occorrerebbe dare certezze sulla sicurezza e sulla efficacia del vaccino, per evitare che possa esserne danneggiato lo stesso soggetto che lo assume e violato il limite imposto dal “rispetto della persona umana”. La tesi opposta fa leva essenzialmente sulla natura del diritto del singolo che può e deve essere sacrificato di fronte all’interesse della collettività a non vedersi contagiare da chi si opponga al vaccino, obbligatorio o meno che sia. Fa leva inoltre sugli effetti pratici del vaccino, che ha ridotto la percentuale di no vax entro limiti irrisori, poco più del 10%,  ed ha salvato migliaia di vite umane, tanto da essere presa ad esempio dagli altri paesi, flagellati dalla quarta ondata (per non parlare della nuova variante, della quale si sa poco, ma ha messo in allarme mezzo mondo già colpito dal contagio). Il contrasto è stato acuto, portato avanti dai no vax con qualsiasi mezzo,  anche sulle piazze, non solo in Italia ma anche altrove, e ha dato vita a dibattiti televisivi nei quali i no vax (ai quali si sono aggiunti i no green pass) sono stati trattati poco meno che pazzi. Fino a che stampa (quasi tutta), televisione (tutta intera) e social network (Google in testa) non hanno deciso di mettere a tacere la voce di no vax, no green pass, ni vax e quanti altri,  tutti accusati di diffondere tesi minoritarie senza fondamento scientifico. Quella dei  fautori del vaccino a me pare una mossa sbagliata, che può suscitare reazioni impensate e sortire effetti opposti a quelli sperati. Intanto, i no vax e i no green pass, sono diffusi non solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale: e non saranno tutti “vecchi bacucchi arteriosclerotici”, come volgarmente si dice da quelli che rifiutano persino il confronto. Dubbi e perplessità sono state alimentate dal balletto di voci diffuse dagli stessi ambienti scientifici che si proclamano favorevoli al vaccino e al green pass come mezzo per imporlo (penso, per portare un esempio, al numero delle vaccinazioni necessarie  per protrarne l’efficacia nel tempo: prima due, poi tre, ma già si pensa alla quarta). Gli esempi potrebbero continuare, ma io non sono interessato a riproporre argomenti della parte che si oppone al vaccino, perché io non sono contrario al vaccino, sono contrario al green pass.  Non sono contrario al vaccino perché, comunque sia andata, con legge o senza legge, i risultati pratici sono sotto gli occhi di tutti, con la pandemia pressoché domata, e la convinzione generalizzata che, allo stato attuale della ricerca, non può farsi a meno del vaccino. Sono invece contrario al green pass  come sono contrario ad ogni artificio normativo che mascheri la vera finalità di chi legifera. Il green pass, come oggi si ammette, è solo un mezzo per spingere a vaccinarsi quelle fasce di popolazione ancora ostili al vaccino: e il mezzo a me pare del tutto sproporzionato. Mi pare sproporzionato perché non esiste vaccinazione che copra il 100% della popolazione e, quando anche esistesse, non coprirebbe il rischio di contagio per le mutazioni del virus, le cosiddette varianti, che potrebbero essere refrattarie al vaccino, o quel tipo di vaccino. Sono infine contrario al green pass per la serie di diritti che ne vengono sacrificati. Parlo del diritto al lavoro che, da quando il green pass è stato esteso a tutti i tipi di lavoro, pubblico e privato, priva il cittadino della facoltà di esercitare senza imposizioni un diritto fondamentale, con buona pace della Carta costituzionale. E poi c’è il diritto alla libera manifestazione del pensiero, che deve essere difeso anche se fosse l’espressione di una sparuta minoranza, perché questo è un carattere essenziale alla società democratica, come disegnata dai Costituenti, non come viene attuata, (s)tirata da un lato o dall’altro, a seconda delle convenienze. C’è infine il diritto all’informazione, che non può essere “dosata” o addomesticata, come se fossimo in guerra, una guerra di tutti contro tutti, mentre la guerra, quella che conosciamo, è fatta da una parte contro l’altra, non dal mondo contro il Covid. Tutto questo mi induce a dire: no al green pass, no agli artifici più o meno larvati, più o meno scoperti. Non mi nascondo  che il  green pass potrebbe essere solo un pretesto, il paravento dietro il quale si nasconde il malcontento, la disperazione, la rabbia di milioni di morti di fame, e che può essere considerato l’inizio, speriamo che resti tale, di una rivolta sociale. Non credo che i nostri governanti, chiamati a fronteggiare l’ultima variante che ha spaventato mezzo mondo, abbiano fatto sparire dalla loro agenda i problemi non meno allarmanti che sorgono dalla disoccupazione, dalla mancanza di lavoro, dalla esasperazione di milioni di persone, ridotte a mendicare un tozzo di pane.  A questo punto, mi pare fuori luogo mettere a tacere la libertà di manifestare dei no green pass. Ripeto: niente di più sbagliato. Perché la folla di manifestanti potrebbe ritenersi abbandonata anche dai mezzi di comunicazione: e la rivolta, che non è ancora rivolta, potrebbe allargarsi fino a comprendere fasce di popolazione che nulla hanno a che fare col green pass, ma hanno  mille altre ragioni da vendere. Vorrei che sia fatto qualche sforzo anche per questi cittadini meno fortunati; vorrei che questi sforzi non si esauriscano in poche migliaia di euro da largire sotto forma di ristoro o di sostegno (è la stessa cosa); vorrei che sia fatto un primo passo verso una seria riforma fiscale, un contributo se pur minimo a carico dei ricchi predestinati all’evasione; vorrei infine che i mezzi di informazione si occupino di chi protesta come si occupano di qualsiasi fenomeno di rilevanza sociale. E’ troppo sperare? E il governo, il governo dei migliori che ci sta a fare?

Michele Di Lieto

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