Home / Articoli / Alta velocità a Sud, parte l’Italia delle bizzarrie, ma il prof. Zucchetti non vuol capire che non va costruito il piano di sopra, senza aver costruito il primo piano di un palazzo. Giù case ed attività produttive per non spostare il tracciato di qualche migliaia di metri, chi ha elaborato il progetto ha mai visto il territorio? La cartina a che anno risale? Il Ministro Giovannini, perché non da vita ad un tavolo di confronto?

Alta velocità a Sud, parte l’Italia delle bizzarrie, ma il prof. Zucchetti non vuol capire che non va costruito il piano di sopra, senza aver costruito il primo piano di un palazzo. Giù case ed attività produttive per non spostare il tracciato di qualche migliaia di metri, chi ha elaborato il progetto ha mai visto il territorio? La cartina a che anno risale? Il Ministro Giovannini, perché non da vita ad un tavolo di confronto?

Società e vivibilità, con la carenza di valori cosa si perde?

Nicola Nigro

Qui di seguito pubblichiamo un articolo del prof. Crea che mette a fuoco l’anomalia di una progettazione elaborata, forse, a computer, senza avere mai visto il territorio. Intanto ci sono decide e decine di sindaci che non possono far fronte ai progetti del PNRR perché non hanno personale e tecnici per cui restano col cerino in mana e subiscono qualche progetto calare dall’alto.

Ma perché tanta improvvisazione nel caso dell’Alta Velocità Battipaglia-Romagnano?

Eppure per il PNRR bastava individuare 200/300 tecnici, indicandone minimo uno per provincia, con il compito di coordinare tutti i tecnici delle stesse Province e quelli in forza ai Comuni per definire infrastrutture che davvero servivano e servono al territorio, cioè progetti legati alle esigenze locali, quindi compatibili con l’ambiente, senza creare problemi ai cittadini costretti, poi, a dar vita a comitati per difendere i loro diritti e sacrifici di una vita.

Insomma si parla tanto di opere compatibili, senza devastare il territoriale e creare sviluppo con una prospettiva di una vera occupazione, invece si pensa a realizzare opere, spesso, con un impatto devastanti, come nel caso, in oggetto, con la distruzione di case, attività artigianali e commerciali, fabbrichette, ecc.. Che fine faranno tutti questi cittadini, senza casa ed attività produttive? Quanti anni occorrono per realizzare le case e le strutture abbattute? Nel frattempo le produzioni e i lavoratori che fina fanno?

Purtroppo nel nostro meraviglioso Paese, spesso, succede di tutto e il contrario di tutto.

E’ di questi giorni sulle prime pagine dei giornali l’intervento della Corte dei Conti della Campania che mette a fuoco tante illegalità: costruzioni fittizie, ma i soldi vengono incassati lo stesso, fascicolo con il solo mandato pagamento ( la banca-tesoriere, paga lo stesso), non parliamo poi della mala giustizia che dopo anni ed anni di indagini finiscono nel nulla ( indagini fatte, spesso, con comparse conclusionali, per lo più realizzate con taglia e incolla). Non parliamo anche di invenzioni ed artifici pur di fare progetti faraonici per spendere di più per, poi,  incassare di più, tanto paga Pantalone!

Purtroppo il rimpianto più grosso del ‘900 è dietro l’angolo, soprattutto per la, quasi, scomparsa dei VALORE.

Quindi, non tener conto dei sacrifici fatti, in tanti anni, per realizzarsi la propria casa, rispettando le regole e leggi vigenti, non può essere considerato, anche una carenza di VALORI da parte della collettività e di coloro che hanno definito i progetti in dispregio al territorio?

Il Ministro di Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini

A tal proposito il Ministro di Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini, perché, ad horas, non convoca un “Tavolo di confronto” con i Parlamentari del territorio, la Regione Campania e i Sindaci, ma soprattutto con chi ha proposto il progetto, per confrontarsi con le popolazioni ed il “Comitato promotore” per trovare rapidamente una soluzione alternativa, magari spostando l’opera di pochi migliaia di metri? E, poi, le forze politiche, sindacali e sociali, perché non battono un colpo? Per dirla con Totò: << In tempi di crisi, gli intelligenti cercano soluzioni, gli imbecilli cercano colpevoli>>.

ALTA VELOCITA’ Salerno – Reggio Calabria.  Parte il primo Lotto Battipaglia – Romagnano tra le proteste dei cittadini.

di Ugo Giorgio Crea*

Ugo Giorgio Crea

Con l’assemblea pubblica tenutasi il 25 marzo scorso presso l’aula magna  dell’Istituto Agrario  “G.Fortunato” di Eboli,  si è  conclusa la fase progettuale, che precede quella esecutiva,  della linea dell’Ata Velocità  Salerno Reggio Calabria, limitatamente al 1° Lotto Battipaglia – Romagnano.

Partecipavano all’incontro i sindaci dei comuni interessati e numerosi cittadini.

Mario Conte

Dopo i saluti del Sindaco di Eboli, avv. Mario Conte, che ha messo in evidenza il carattere strategico dell’opera e l’utilità della stessa per lo sviluppo della Piana del Sele,  ha preso la parola il dott. Salvatore

Salvatore Marisei

Marisei, assessore all’urbanistica dell’amministrazione ebolitana, il quale si è lungamente soffermato su alcuni punti critici  del progetto sintetizzati in 34 quesiti rivolti a RFI, sollevando  problemi rilevanti sulla scelta del tracciato e sull’impatto ambientale che l’intervento determina sul territorio

Il dibattito, coordinato dal prof. Roberto Zucchetti del team RFI,  che ha fatto seguito alla presentazione del progetto, ha messo in luce  i punti deboli dello stesso, caratterizzato, a parere di molti presenti, da contraddizioni, anomalie e  scelte non adeguatamente supportate da motivazioni  pienamente convincenti.

Roberto Zucchetti

La prima evidente contraddizione è la inspiegabile decisione di far partire il lotto Battipaglia Romagnano, e non quello iniziale Salerno Battipaglia.

E’ come se si decidesse di intraprendere un viaggio, saltando la stazione di partenza, per ritrovarsi subito in quella successiva, o, piuttosto, di costruire un palazzo iniziando l’opera dal primo piano.

Ma non è l’unica.

Tra le varie opzioni la Commissione tecnica ha scelto un percorso che prevede l’attraversamento di una zona ad alta densità abitativa del Comune di Eboli, percorso che procurerebbe un rilevante impatto ambientale e paesaggistico   sul territorio che verrebbe letteralmente devastato.

Le abitazioni da abbattere nel solo comune della piana del Sele ammonterebbero a un centinaio, senza considerare le piccole e medie imprese che gravitano sulla linea del  tracciato , per le quali è prevista la demolizione.

L’abbattimento di un’abitazione ha conseguenze devastanti sui proprietari, anche sul piano psicologico.

Dietro ciascuna di esse c’è una storia familiare fatta di sacrifici che spesso  hanno interessato più generazioni.

La casa rappresenta uno “spazio sacro” che già gli antichi romani volevano fosse custodito dai numi tutelari  (Vesta, Lari, Penati), divinità protettrici  del focolare domestico e della famiglia.

Non c’è ristoro che possa ripagare anni di duro lavoro, di rinunce e di limitazioni imposte per ridurre le spese familiari e poter convogliare i risparmi di una vita nella costruzione di  una dignitosa abitazione per sé e per i propri figli.

Il trasferimento in altra abitazione, magari in località diversa e lontana da dove si è nati e cresciuti, probabilmente in un anonimo  condominio, comporterebbe notevoli disagi, soprattutto di adattamento,  per persone abituate a stare a contatto col verde  e in spazi all’aria aperta.

Il progetto appare lacunoso quando omette di precisare le motivazioni sottese alla scelta dell’attraversamento di una zona abitata nel comune di Eboli, ma non chiarisce neanche i motivi per cui non è stata presa in considerazione l’opportunità di uno spostamento più a Sud dell’opera, dove la densità abitativa è di gran lunga inferiore.

Scelta questa che, tra l’altro, avrebbe comportato un impegno finanziario inferiore, e quindi un risparmio nell’utilizzo delle risorse necessarie per far fronte agli espropri.

Il comitato dei cittadini proprietari degli immobili interessati dall’attraversamento della linea, in fase di costituzione, ha  evidenziato in un esposto inviato al MISE come la soluzione progettuale prescelta interferisca con alcune “Zone Speciali”, di rilevante importanza ambientale e paesaggistica, come quella del “Fiume Tanagro e Sele”, dei “Monri Picentini”, degli “Alburni”, del “Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano” .

Ma soprattutto i cittadini lamentano la scarsa attenzione dedicata all’opzione della cosiddetta “Linea “Magenta”, la meno impattante sul territorio che sarebbe stata esclusa perché ridurrebbe di qualche minuto la velocità dei treno.

Tesi questa che appare inverosimile, se non risibile, per la semplice considerazione che un percorso di appena 36 KM non consente di raggiungere una velocità elevata di 300 km orari in uno spazio e tempo  così limitati.

I cittadini appaiono particolarmente agguerriti e si dimostrano determinati ad intraprendere ogni iniziativa utile ad evitare lo scempio del loro territorio e delle loro case.

Chiedono, naturalmente, il sostegno dell’Amministrazione comunale, con la quale intendono interloquire in via prioritaria.

C’è in ciascuno dei componenti il Comitato la consapevolezza delle difficoltà, ma vi è anche la determinazione di difendere, whatever it takes, costi quel che costi,  le loro abitazioni, il loro territorio, per evitare che venga devastato da una scelta che appare  insensata e  dannosa.

 

                                          *Componente del costituendo

                                         Comitato “No Tav Eboli – Campagna”

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