Una politica senza valori è una politica senza democrazia. Nando Morra ne parla nel suo libro, tornando anche sulla “Questione meridionale”

   

 

 

 

prof. Iuliano

Del Mezzogiorno l’Associazione “il Sud”, presieduta dal prof. Fernando Iuliano, ed il nostro giornale “il Sud”, si occupano da tempo, al punto che è stata creata una sezione ad hoc: la “Questione meridionale”. Si può anche visitarla:  http://www.giornaleilsud.com/category/questione-meridionale/

La “Questione meridionale” è una problematica che viene da lontano,  nata soprattutto dalla incapacità della classe dirigente, proprio del Meridione, che tra letargo, apatia ed incapacità operativa ha contribuito a far sì che questo territorio, ricco di storia e civiltà,  diventasse la cosiddetta “cenerentola” dell’Italia. Eppure le risorse non sono mai mancate, ad incominciare da quelle europee, di cui, negli anni, si sono spese non più del 20% di quelle erogate. Negli anni Cinquanta e Sessanta, il Sud era portatore di due grandi ricchezze: la mano d’opera e i risparmi, custoditi dalle Poste (Cassa Depositi e Prestiti) che gli emigranti mensilmente inviavano alle proprie famiglie. Queste risorse sono state poste al servizio del Nord.

Nando Morra

Tutto questo, per segnalare un importante saggio, con il titolo: “ IL MESSAGGIO DI LEVI E IL MEZZOGIORNO – Tra diserzione della Sinistra e Autonomia differenziata”, editore Mondi. L’autore è Nando Morra, dirigente sindacale e delle autonomie locali, giornalista-pubblicista e politico, già Consigliere regionale del Pci, studioso del Meridione e del pensiero di Carlo Levi.

Nel suo lavoro, Nando Morra ricostruisce i limiti della classe dirigente italiana ed in particolare quella del Sud, con dati e riferimenti politici e culturali, ma soprattutto con le occasione mancate, per determinare un vero sviluppo dell’Italia nel suo insieme. Ad una lettura anche non approfondita del saggio, si è impressionati dalla sua minuziosa ricostruzione dei fatti,  con dati socio-economici, date e riferimenti specifici che, alla fine, lo rendono molto avvincente  ed utile per capire meglio il perché il Sud sia ancora arretrato. Nel discorso si colgono alcuni concetti di fondo. I limiti del Mezzogiorno vanno cercati nella carenza di scuole, centri professionali e formativi, di una cultura metodologica socio-operativa e didattica, oltre alla mancanza di criteri per la valorizzazione delle risorse locali. A ciò va aggiunta la carenza di servizi, di infrastrutture primarie e secondarie che, purtroppo, la sua classe dirigente non ha saputo prevedere e programmare, senza farsi valere nelle sedi decisionali e politiche giuste. Un esempio, tra i tanti, il silenzio assordante dei sindaci e dei parlamentari siciliani che sentono parlare del Ponte sullo Stretto, nonostante l’isola non abbia ancora strade, autostrade e ferrovie degne di questo nome. Per percorrere la distanza Messina – Palermo occorrono, se tutto va bene, circa 3 ore. Il primo tratto fu aperto il 28 aprile1863; comunque parliamo di distanze intorno ai 300 chilometri.

Qui di seguito, oltre a qualche mia riflessione sul libro, riporterò anche alcuni passi del saggio scritto da Nando Morra, per dare un contributo personale, in base alla mia esperienza e vita vissuta. Per questo chiedo scusa innanzitutto all’autore e poi ai lettori, se andrò un poco sopra le righe.

Sono convinto che il sud possa cambiare davvero, se il “popolo sonnacchioso” non continuerà a rincorrere le meteore del momento, incominciando a ragionare sulle sue risorse e sulle sue potenzialità. Questo a partire dalla ricostruzione di una nuova classe dirigente, con partiti capaci di cogliere le “scintille” della società e dei territori, per creare sviluppo e occupazione. Insomma non più “partiti di carta” (di plastica) o del Capo, ma unità operative capaci di elaborare progetti, partendo dalle risorse locali, per uno sviluppo certo. Bisogna valorizzare la partecipazione dei maestri-artigiani, dei cultori e dei sapienti, per aiutare i giovani ad amare lo studio, la cultura, ma soprattutto la   politica e il territorio. Occorre evitare che nella classe dirigente di domani  ci siano ancora i masaniello del momento. In breve, il Meridione non ha bisogno di capipopolo o arruffapopoli, senza valori, ma di protagonisti dello sviluppo possibile, che renda produttivo tutto, anche le “pietre”.  A riprova di un Sud di idee e di fatti, voglio, qui, ricordare che quando

Carmine Nardone

il presidente della Provincia di Benevento era il prof. Carmine Nardone, ci fu la creazione di un Centro di monitoraggio satellitare – Marsec (Mediterramean Agency for Remote Sensing and Environment Central) che consentiva con i satelliti distinguere strade, case, ecc. Allora i tecnici – in occasione di una visita dei dirigenti delle Autonomie locali –  dimostrarono che era possibile controllare il territorio, con la pianificazione urbanistica ed agricola ed era possibile l’aggiornamento speditivi delle carte tematiche, per la protezione civile, ecc

Nando Morra scrive alle pagine  43, 46 e 47

<< “Berlinguer fu fermo e netto: i comunisti non solo dovevano essere dentro le lotte del Sindacato ma dovevano tradurle in termini di obiettivi politici, a livello dei territori nella dialettica con il PSI e nello scontro con la DC e con gli altri partiti”.

“Berlinguer intuì per primo i prodromi della possibile involuzione del quadro etico, valoriale e politico che si intrecciava con la esigenza di una battaglia culturale e politica sul ruolo essenziale della cultura contro la deriva del consumismo, dello industrialismo, dello sfruttamento delle risorse naturali e umane per il profitto e non per il bene comune”.

“Con la “Questione Morale”, Berlinguer sottolineò il tema-problema della democrazia e della sua base di consenso e di legittimazione nel tentativo di innervare nella società italiana idealità e valori per un profondo cambiamento senza il quale si avviava lo sgretolamento delle basi fondative del rapporto, essenziale in democrazia, tra etica e politica”>>.

In merito, a mio modesto parere tutto questo è stato tradito nel momento in cui un gruppo dirigente di “post comunisti” ha sperperato un patrimonio  ci quando si sono seduti a tavola con Berlusconi (Patto della crostata). In quell’occasione, hanno garantito al “padrone della comunicazione” in Italia che non gli avrebbero toccato le sue televisioni, non applicando la cosiddetta legge Mammì.

Un altro fatto ancora più grave è stato lo sperpero di un patrimonio di anni e anni di lotta contro le dittature, durante e dopo il fascismo, di tanti comunisti che, con la loro vita e le loro lotte politiche e partigiane, avevano contribuito a fare l’Italia repubblicana. Purtroppo sono stati infangati dal berlusconismo e dai post- fascisti, il cosiddetto popolo di Centro – destra, senza che nessuno. con fermezza si opponesse, a teorie assurde. Mai che qualcuno abbia detto, con forza, a questi signori che il Pci e la sua classe dirigente avevano contribuito a far sì che loro potessero governare  e, poi una vera battaglia alla Berlinguer, evidenziando che la confusione voluta e determinata, ad arte, da tanti faccendieri, contro il Pci, accomunandolo alla dittatura russa o cinese,  è stata davvero insopportabile.  Mai si è pensato ad una informazione capillare sul partito e del suo progetto di libertà, iniziato durante il fascismo e continuato nel tempo, fino alla costruzione della democrazia e della Costituzione Repubblicana. Insomma, “il patto della crostata” ha consentito a Berlusconi di costruire le proprie fortune, superando i debiti accumulati, accrescendo il suo patrimonio televisivo, utilizzandolo proprio contro il comunismo, salvo poi fare affari con il Putin di turno. Non a caso Putin: ex militare ed ex funzionario del KGB, la cui genesi è impregnata di totalitarismo, come Stalin. Che si chiami comunismo, la cosa non cambia. La conferma è l’occupazione dell’Ucraina.

Perché, per anni si è consentito al “Caimano”, così come descritto da Moretti, di insultare il passato e sacrifici di tanti lavoratori e non si è detto che il Pci di Berlinguer e i parlamentari del suo Partito, così come scrive Nando Morra, ha contribuito in maniera determinante a legiferare, in favore dei più deboli? Non sono state scritte ed approvate  tante leggi importanti, con il Psi, parte della Dc e degli altri partiti dell’arco costituzionale, come lo Statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio? E, poi, la scelta di Berlinguer di contribuire a sconfiggere il terrorismo con il cosiddetto compromesso storico, che sanciva il distacco del partito dall’Urss esaltando i valori del pluralismo delle società occidentali, dimostra che i comunisti italiani erano un’altra cosa, cioè un gruppo dirigente costruttivo per le future sorti del Paese, contro tutte le dittature.

Di fronte a tutto questo, cosa ha detto la classe dirigente post Berlinguer? Morra a pagina 55, 66, 87 e 107, scrive ancora nel suo libro riferito al berlusconismo:

<< ..“Berlinguer aveva straordinaria intuizione politica: percepiva i segnali ancora inespressi del berlusconismo che inquinò l’Italia negli anni successivi”. “ è per la responsabilità primaria e ineludibile e per la connivenza nelle varie declinazioni, della sinistra storica, culturale, politica e sociale del nostro Paese con il berlusconismo. Come un fiume carsico, la corruzione etica e valoriale prima che ideologica, ha attraversato l’insieme delle forze progressiste e, in primo luogo, i partiti eredi del PCI”.

“ La rinuncia della sinistra alla battaglia culturale e politica contro la visione negazionista del Mezzogiorno insita negli orientamenti leghisti e del berlusconismo imperante e decenni di subalternità culturale e politica verso i predicatori di un liberismo senza confini e senza diritti, hanno condotto alla cancellazione del Mezzogiorno dalla agenda politico-sociale dei governi, delle forze politiche e anche del Sindacato, fino allo affiorare di un neo borbonismo separatista meridionale. Contraltare anacronistico del separatismo leghista”.

Michele Serra

“Il centro del problema è l’avvento di Berlusconi sulla scena politica. La conseguente disfatta elettorale di Occhetto, del Pd e dell’arco della sinistra complessivamente considerato, conseguente la svolta della Bolognina, fu il primo atto di un ciclo che ha imbastardito valori etici, economia, società politica e corpo sociale”. “ Si è consentito al leader di FI, prima per debolezza culturale e politica e poi per assuefazione al “nuovo corso”, di configurare una robusta lobby, ramificata dal Parlamento alla economia e alla società. Un autentico trust che detiene tv, giornali, pubblicità, banche, assicurazioni e altro. Un autentico conflitto di interessi ignorato che, come scrive Michele Serra («Venerdi di Repubblica») ha consentito «a quel signore di avere usato la politica per fare gli affari propri, senza alcun bisogno di sotterfugi loschi, tutto in assoluta trasparenza, con un sorriso smagliante e l’appoggio degli italiani. Un miliardario che ha comperato un Paese che per altro non ha opposto troppa resistenza»”.. “Più di tutto ha pesato la rinuncia alla battaglia ideale e politica contro il berlusconismo e il liberismo a tutti i costi. Tutte le grandi conquiste riformiste sono state azzerate, privatizzando tutto, a partire dalla Sanità”.

Purtroppo questo è quello che è successo ieri e succede oggi, ma domani?

Non mi pare che le cose siano tante migliorate, con il nuovo segretario Elly Schelein, visto che al dì là di qualche sporadica comparsa di pochi minuti in Tv e qualche intervista sui giornali e qualche accordo sul salario minimo lei ed il suo gruppo dirigente entusiasmano molto poco. La vecchia abitudine dell’ex gruppo dirigente di rincorrere il berlusconismo non sono finite, adesso si ricorre la destra e la destra reazionaria nazi-fascista che, con atti governativi e parole, stanno demolendo la democrazia-dialogante. Inoltre, la tecnica del melonismo è stata quella di determinare la cosiddetta “fascistizzazione della democrazia”. Ogni giorno si inventa un nemico, per distrarre i cittadini dai veri problemi. Ma davvero basta qualche comunicato o qualche battuta sulle parole del sottosegretario alla giustizia, che dichiara:  “…Spezzeremo le reni alle correnti del Csm…”, e, poi, il Ministro della Difesa che dice quelle cose? Gli altri interventi non meno gravi non dovrebbero indurre il Pd e le altre forze di opposizione a fare un’iniziativa forte, con il coinvolgimento dei cittadini, con progetti concreti che riguardano l’economia, il lavoro, la sanità e anche la storia e di cosa è stato il fascismo che, con molto meno, conquistò il potere- Oggi c’è l’ apparato Tv a disposizione della compagine governativa, con tanti “vassalli” che, tradendo la professione fanno i capibastone in tutti i dibattiti, seguendo ciò che aveva tracciato Berlusconi.

Ovviamente, il progetto dovrebbe vedere la partecipazione di tutti, ma soprattutto dei cittadini che dovrebbero prendere coscienza del pericolo che corrono le regole democratiche e costituzionali. Trovare consensi sulla sanità, sull’economia, sul lavoro, non sarebbe difficile, aggregando le forze di opposizione. Inoltre va approntato un progetto per discutere, sempre con i cittadini, di politica, di partiti, di leggi elettorali e di riforme costituzionali, in modo che se ci sarà il referendum i cittadini sanno cosa fare o come comportarsi. Gli attuali partiti o movimenti che cercano di salvare lo “zero virgola”, domani potrebbero non esistere più, come successe nel 1924, con i parlamentari che, per protesta, si erano ritirati sull’Aventino. Nel 1926, ben 123 deputati furono dichiarati decaduti, dando via libera al regime di Mussolini.

A pagina 116, 117 e 124 del libro di Morra si legge:

<< “Il Pd che si accinge ad un nuovo Congresso senza avere fatto i conti con se stesso sulla base di una serrata e dura analisi e senza progetto per una nuova società e la cosiddetta sinistra, senza recupero di identità e di azione politica e sociale, sono destinati alla inesistenza. Infatti, il Congresso del Pd si presenta come un vaso vuoto: non c’è sostanza dentro ma solo parole e fumo. Il confronto non è su linee alternative, su mozioni che delineano progetti diversi per una Italia da rigenerare e rilanciare sullo scacchiere dell’Europa e del mondo”. “Si sceglie sui “candidati segretari” non su programmi e ipotesi di futuro economico, produttivo, sociale, di un ruolo più significativo in Europa e sul piano internazionale, ma tra due candidati. Si sceglie tra nomi non tra strategie e programmi politici. È il tradimento di ogni idealità ma è anche il taglio irreversibile delle radici della sinistra e del suo radicamento nella società contemporanea.”

“Non sarà un percorso facile. Se si guarda al maggiore partito del centro-sinistra, il Pd, dubbi e perplessità superano le certezze legate al possibile recupero della identità perduta e alla concreta volontà di aprire un nuovo corso legato ai bisogni, ai diritti, valori e idealità dei cittadini, del mondo del lavoro e dei giovani in particolare”.

“È di certo positivo che si cimenti una nuova generazione di dirigenti con alla testa la Schlein ma preoccupa che la ricerca delle “alleanze” sopravanzi la elaborazione e i contenuti di una autonoma piattaforma politica-programmatica autonoma e di sinistra da proporre al paese”. In merito a quanto scrive Nando Morra, mi chiedo se sia giusto che l’elezione del segretario di un partito, che dovrebbe sposare un progetto politico, possa essere votato alle primarie da un elettore di opposizione. Oppure, che un elettore, o un iscritto di Forza Italia, non solo voti, ma che venga  anche eletto nell’Assemblea nazione del Pd. E’ democrazia questa? Non è forse inquinamento politico? I Partiti politici non sono associazioni private che accomuna persone dello stesso credo ideale?  Come uno di destra può votare il segretario di un partito di sinistra? Non sarebbe il caso di cambiare queste regole di “becero qualunquismo”, dando a Cesare quello che è di Cesare? Il segretario  scaturisce da idee e da un  progetto che accomuna un’associazione  politica, quasi omogenea.

Giovanni Squame

Sempre nel libro di Nando Morra, a pagina 135, troviamo nell’appendice editoriale un redazionale di Giovanni Squame che sintetizza molto bene i problemi del Mezzogiorno, per questo che ne riportiamo qualche capoverso: << “La povertà delle terre del Sud così ben tratteggiata nei testi di Carlo Levi (per tutti, Cristo si è fermato ad Eboli) fa da sfondo ad una battaglia di riscatto che ha protagoniste le masse contadine prima e la classe operaia poi”. “Cito solo, perché Nando me ne ha parlato spesso, con profondo rispetto e commovente simpatia, Peppino Vignola e Antonio Lombardi. E mi servo di tale citazione per indicare al lettore che il testo è una fonte inesauribile di dati di notizie di citazioni di richiami a uomini e donne di ogni tempo e di ogni cultura per indicare la direzione di marcia di un ragionare sul Mezzogiorno che attinge dovunque ci sia un pensiero compiuto, dovunque si intraveda una traccia per dare forza e continuità ad un’esperienza vissuta per un unico universale obiettivo: il riscatto del Mezzogiorno, delle sue migliori realtà, la promozione delle sue più significative performance, politiche, sindacali, istituzionali, culturali”>>.

All’inizio di questa riflessione, avevo promesso di essere breve e meno coinvolgente, ma il contenuto del libro di Nando Morra è stato molto  stimolante: ha riacceso in me quello spirito battagliero, sulla “Questione meridionale”, che da qualche tempo si era un po’ assopito. Pertanto, ringrazio Nando Morra per questa occasione, invitando i lettori de “il Sud” a procurarsi il saggio, perché  vale davvero la pena leggerlo, per capire gli errori del passato e presente della cosiddetta classe dirigente della seconda Repubblica. La speranza è che questa classe dirigente, soprattutto della “cosiddetta sinistra”, se lo procuri e legga qualcosa di utile, forse, per capire che la politica si fa tra e con i cittadini, imparando a vivere i problemi delle popolazioni e dei territori, ma soprattutto costruendo la politica sui valori.

Nicola Nigro

Filazzola_ Presentazione del saggio di Nando Morra_

About Redazione