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Michele Di Lieto ha scritto un nuovo libro: MEMORIE

Un libro che non è un’ autobiografia,

ma uno staccato di ricordi

con personaggi veri e verosimili

di Angela Nigro

Esce, coi tipi de L’ArgoLibro Editore, casa nuova e già affermata nel panorama delle lettere italiane, l’ultimo libro di Michele Di Lieto, il magistrato-scrittore votato, da che è andato in pensione, interamente alla narrativa. Si intitola, il libro, Memorie (Frammenti di vita), e contiene una prefazione (non di maniera) di Vitaliano Esposito, Primo Presidente onorario della Corte di Cassazione, legato all’Autore da antica amicizia: ma il titolo non deve trarre in inganno perché non si tratta della solita autobiografia. Intanto perché resta un’opera di narrativa, inoltre perché alle sequenze narrative si accompagnano parti più propriamente descrittive, analisi e saggi che spaziano dalle lettere all’arte, dalla storia alla politica, dal diritto alla morale, dalla fede alla natura. Senza per questo che ne venga minata l’unitarietà della narrazione, senza che ne venga alterata la struttura dell’opera. Certo, accanto all’analisi e al saggio, c’è anche una storia di vita. Ripercorsa a ritroso, per saltum, dalla maturità all’età infantile. Centrale in questa storia è quella che Michele Di Lieto chiama la sua ‘peripezia’ (nel senso etimologico del termine: evento imprevisto): un matrimonio a quasi settant’anni che gli ha cambiato la vita. Una vicenda attorno alla quale ruotano figure e personaggi di una storia “mezza vera mezza falsa” sapientemente costruita. Sotto il profilo letterario, questo libro rappresenta un punto di approdo e, insieme, un punto di partenza nel percorso narrativo dell’Autore, che abbandona moduli già sperimentati per soluzioni diverse e più mature (il capitolo lungo, la divisione in paragrafi, la digressione, il flash-back). Ne risulta influenzato anche lo stile: che non è più confinato in una paratassi ossessiva come in alcuni libri di prima, ma si apre alle subordinate e al congiuntivo. Resta comunque un libro che si legge tutto d’un fiato: un libro qua e là condito di artifici retorici, come l’iterazione, con quel ripetersi di frasi (“trenta piante di limone e una posta di vite”; “borgo sperduto da Cristo si è fermato a Eboli”) che, di capitolo in capitolo, diventano sempre più familiari e accostano chi legge a chi scrive.

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