

Camella e Gorga, due borghi nel cuore del Cilento. Nel primo è nato il dottor Mario Infante, nel secondo il farmacista Raffaele Cauceglia e sua moglie Fidelia Nese.
Mario infante, medico-endocrinologo, mio amico da quasi mezzo secolo, non solo è un professionista scrupoloso ed attento, ma un uomo del popolo che, con umanità e diligenza, esercita la sua professione. Un uomo di altri tempi, quando bastava la parola ed una stretta di mano, per assumersi tutte le responsabilità del caso, senza ricorrere al notaio.
Un po’ la conoscenza personale, un po’ i racconti delle persone che lo conoscono mi inducano a pensare tante cose anche sulla sua generosità. I suoi atteggiamenti professionali ed umani mi richiamano alla mente ciò che ho letto e visto nei film o nelle fiction televisive, dedicate a San Giuseppe Moscati (1880-1927), conosciuto come il “medico santo di Napoli”. Un professionista che univa competenza professionale e profonda umanità, dedicandosi in particolare alla cura dei più poveri.
Gorga, la ricerca delle origini mai dimenticate.
La cosa straordinaria e singolare è questa: dal libro “L’IDIOMA PERDUTO” (565 pagine), scritto da Mario Infante, emerge anche un legame tra il borgo di GORGA e il Medico-santo dei poveri, Giuseppe Moscati. A riprova di questo ci sono testimonianze e documenti che attestano del legame con la comunità di GORGA del Medico-santo.
Il rapporto tra il professor Lettieri e il futuro santo
Questo legame fu favorito, negli anni Venti del secolo scorso, dal compaesano Raffaele Lettieri, originario proprio di GORGA, considerato, a quei tempi, una grande personalità del Cilento. Le cariche ricoperte dal professore Lettieri furono tante: ufficiale medico nella prima guerra mondiale, sindaco di Stio, deputato, direttore della cattedra di Chirurgia del policlinico. La sua permanenza a Napoli determinò una buona amicizia con il professore Giuseppe Moscati, favorendo un continuo scambio di esperienze culturali e professionali su come curare certe malattie.
E così il futuro San Giuseppe Moscati fu ospite più volte, nel palazzo di Gorga di proprietà del professore Lettieri. La fama del santo-medico non impiegò molto a diffondersi e i primi a sperimentarne le virtù furono proprio i cittadini di Gorga e quelli di Vallo della Lucania.
Il professore Lettieri, che fu chiamato a dirigere l’Ospedale di Vallo della Lucania, chiese all’amico Moscati di raggiungerlo, periodicamente, per prestazioni professionali a Vallo della Lucania e, ovviamente, nel Borgo di Gorga.
Il mio nuovo incontro con il dottor Mario Infante
L’occasione per un incontro che mi ha consentito di stare un po’ con Mario, dopo anni, è stata una “consulenza medica professionale” per mio figlio.
In quell’occasione, ci siamo trattenuti più del tempo dovuto, facendo ricorso ai tanti aneddoti del nostro comune periodo cilentano, tant’è che mio figlio ne rimase molto meravigliato.
Un omaggio straordinario: i libri scritti da Mario Infante, amante della scrittura e della cultura letteraria.
In quella circostanza mi disse che l’amore per la scrittura, in lui, non si era mai spenta. Dopo la pensione vi si era dedicato di più e, quindi, mi regalò gli ultimi due libri.
Il primo volume, “Luglio 1866, Nasce a Salerno il primo ospedale delle donne”, edito da PrintartEdizioni è una ricostruzione che arricchisce la ricerca medica e strutturale di Salerno. Non a caso, la presentazione del volume è fatta dal già sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli.
L’ architetto Vincenzo Napoli scrive nella sua presentazione (Allegato 1):
<< L’Autore, con una ricerca lunga e minuziosa, ha portato alla luce una storia in gran parte sconosciuta. Egli ci accompagna in un viaggio nel tempo e nei luoghi che il trascorrere dei decenni ha poi mutato –Napoli scrive ancora – Infante, attinge a documenti, testimonianze, autorevoli studi scientifici riannodando il filo della memoria di Salerno con utili comparazioni rispetto ad analoghe vicende nazionali ed internazionali>>.
La seconda presentazione è della professoressa Amelia Filippelli (Allegato 2), coordinatrice regionale del Tavolo tecnico sulla Medicina generale, che mette in evidenza l’importanza sia delle componenti biologiche che socio-culturali della medicina di genere, ciò che emerge chiaramente nel libro di Infante. Ella scrive: <<L’autore, con rigore documentario e sensibilità storica, ricostruisce una vicenda poco nota ma straordinariamente significativa: l’istituzione, a Salerno, nel 1866, di un ospedale interamente dedicato alle donne, non limitato alle sole cure ginecologiche o materno-infantili, ma aperto all’assistenza per ogni tipo di patologia – inoltre Filippelli scrive – Il volume di Mario Infante ci invita a riflettere sull’importanza della memoria storica come leva di cambiamento, e ci ricorda che ogni progresso autentico è possibile solo quando si fonda sulla conoscenza, sull’inclusione e sulla valorizzazione delle differenze>>.
La terza presentazione è del dottor Enrico Indelli, Presidente della Fondazione Scuola Medica Salernitana (Allegato 3). Egli considera ottimale la ricerca storica di Mario Infante e, tra l’altro, scrive:
<< E straordinariamente moderna è stata Salerno nel corso del primo Millennio se, dopo la prima Scuola Medica e le prime donne medico, per la prima volta in Italia istituì nel 1866 un Ospedale per sole Donne, grazie alla sensibilità verso il mondo femminile del Sindaco Matteo Luciani, medico ospedaliero e politico illuminato e di tutta l’Amministrazione Comunale>>.
Infine, nella prefazione dell’autore (Allegato 4), il dottor Mario Infante mette nero su bianco, facendo emergere che la ricerca non è finità e in futuro ci possono essere altre sorprese, con altre pubblicazioni. In merito ci tiene tanto a ringraziare chi gli ha dato una mano sin qui. A riguardo scrive:
<< Nel corso delle dette ricerche, che saranno oggetto di una prossima pubblicazione, è emersa la notizia straordinaria che nel 1866 a Salerno venne istituito, per la prima volta in Italia e forse in Europa, un Ospedale per sole Donne affette da qualsiasi patologia acuta medica o chirurgica.
Ho potuto consultare gli inediti documenti illustrati nel presente resto grazie alla cortesia del personale dell’Archivio di Stato di Salem e dell’Archivio Storico del Comune di Salerno, in particolare del Dr. Carmine Iemma in quanto, senza la sua preziosa collaborazione, questo testo non avrebbe visto la luce. Ringraziamenti particolari devo poi rivolgere ai miei cari amici, lo storico Pasquale Natella, e l’architetto Alessio De Dominicis, che ancora una volta mi hanno supportato nella ricerca dei documenti e nell’individuazione dei luoghi>>.
La pubblicazione affronta le norme, a partire dal più grande medico dell’antichità, Ippocrate (460-377 a.C.), fino ai giorni nostri. Poi, si sofferma su ciò che è la professione di medico (uomo o donna che sia), a partire dalla medicina in genere. Insomma, parliamo di un manuale di medicina che, con la pubblicazione di documenti inediti, dà un’idea di cosa è la medicina anche nelle strutture pubbliche e private.
Quindi, il libro ricostruisce il percorso del primo “Ospedale delle donne”, partendo dalla Scuola Medica Salernitana, e non può non ricordare Trotula De Ruggiero che fu il primo medico donna d’Europa. Una ginecologa che si occupò del corpo femminile, con studi legati proprio alla medicina delle donne. Non dimentichiamo che stiamo parlando della metà dell’XI secolo, cioè intorno all’anno 1050. Il contributo di Trotula De Ruggiero alla medicina di genere e alla prevenzione delle malattie è stata molto importante, anche per la medicina moderna. Tutto questo è possibile leggerlo e capirne il significato proprio nel libro del dottor Mario Infante che spiega come nasceva, nel luglio del 1866, a Salerno il primo “Ospedale delle donne”. L’opera valorizza l’impegno medico delle donne, sin dal Medioevo, nella usanza salernitana.
Il Secondo volume: “L’IDIOMA PERDUTO”
Mario Infante ha voluto donarmi anche “L’IDIOMA PERDUTO – ricerca delle origini di un’isola linguistica nella letteratura dialettale napoletana del XVII-XVIII secolo”, edito sempre da PrintartEdizioni – Centro studi “Camillo Valio”. Parliamo di “Quaderni di storia” che riguardano un’edizione composta da 565 pagine, ben scritta, che fa riferimenti linguistici precisi, spiegando minuziosamente il significato dei termini dialettali, richiamando scrittori e poeti. Si parte naturalmente dal piccolo borgo di GORGA, abitato da meno di 100 abitanti (stime recenti), frazione di Stio, 600 m. s.l.m., che al 30 novembre 2025 contava 760 abitanti.
Mario Infante e l’amore per le sue origini. Ogni anno, la ricorrenza del convegno di medicina nel Borgo di Gorga.
Pur di mantenere vivo il legame, mettendo al centro la sua Gorga, il dottor Infante ha ideato un convegno che, ogni anno, si svolge proprio a Stio, nella frazione di GORGA. presso il Centro di Educazione Ambientale (CEA), nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La struttura, durante l’anno, ospita eventi culturali e sociali, legati al territorio.
Era il 28 agosto 2003. Il dottor Mario Infante, endocrinologo, Presidente Centro Studi “Camillo Valio” ( umanista e letterato, nato a Gorga, tra le sue opere va ricordata: “Teatro morale e poetico,” scritta nel 1630), e il compianto dottor Giovanni Gregorio, cardiologo, direttore Dipartimento Cardiovascolare ASL Sa3- Vallo della Lucania, entrambi con il ruolo di direttore scientifico, pensarono di dar vita, nel cuore del Cilento, ad un convengo medico proprio nel borgo di Gorga, presso il CEA, con un preciso proposito: ogni anno bisognava che si ripetesse. Il primo, appunto nel 2003, fu sul tema: “Cuore e Metabolismo”. Ci fu il coinvolgimento di numerosi professionisti, con dispense o con la propria presenza, compresi i vertici delle strutture sanitarie del territorio.
Da allora, questa esperienza ha continuato su vari temi che riguardavano: Ambiente, Alimentazione e Salute.
Mario Infante, si avvale del contributo di professionisti e delle autorità sanitarie locali e non, dell’Ordine dei
Medici della provincia di Salerno, del Comune e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
La nascita del CEM: una struttura sanitaria di avanguardia
Il dottor Mario Infante non si ferma mai. Un’altra sua creatura è il Centro Cardio, Endocrino, Metabolico (CEM) che, con il pensionamento dall’Ospedale, ha voluto dare continuità alla sua professione, con approfondimenti e ricerche, legate anche alle esperienze acquisite negli anni, per essere sempre più vicino agli ammalati. Quantomeno, per farli soffrire di meno.
Perciò il Centro rappresenta un riferimento nella continuità professionale per non disperdere un patrimonio culturale, di esperienza e di competenze accumulate negli anni.
Lo studio CEM è dedicato alla prevenzione, diagnosi e cura delle patologie cardiovascolari, endocrine e metaboliche. Nel corso delle ultime decadi, si è assistito ad un esponenziale incremento, su scala mondiale, delle patologie endocrino-metaboliche (su tutte, il diabete mellito di tipo 2), dell’obesità e delle patologie cardiovascolari correlate, come aterosclerosi, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica ed ictus.
Oggi, il Centro si è arricchito professionalmente, con una crescita delle competenze e valori, con il contributo di eccellenze professionali, che scaturiscono dalla maestria e superiorità qualitativa assicurata dal professor Marco Infante, Professore Associato di Endocrinologia – SSD-MEDS-08/A, presso l’UniCamillus, Saint Camillus International University of Health Sciencesnonché nella sede di Roma. Marco Infante è anche Direttore Scientifico del CEM. Inoltre, sempre il CEM può beneficiare di un altro pregevole professionista, il dottor Raffaele Infante, Biologo nutrizionista-Farmacista, che si occupa delle scienze dell’alimentazione. Secondo le patologie, elabora piani alimentari per persone sane, ma con piccoli disturbi dovuti al nutrimento oppure a persone con patologie già diagnosticate da un medico. Una figura professionale specifica in una struttura che è un riferimento di valenti professionisti anche per il territorio.
“L’IDIOMA PERDUTO”, tra passato, presente, futuro e Gorga
L’amore per Gorga di Mario Infante è smisurato. Non a caso, il suo libro “L’IDIOMA PERDUTO” parte proprio dal linguaggio, passato e presente del suo borgo. Analizza i percorsi, con un riferimento preciso: la nonna. Non a caso, il lavoro di ricerca del libro è dedica proprio alla nonna, in merito, Infante inizia con l’epigrafe:<< Alla ultracentenaria mia nonna Maria Amalia Santangelo che fu l’autentica memoria storica di Gorga>>.
Come si sa, l’idioma è un modo di dire che assume un senso metaforico e culturale unico per un determinato dialetto o lingua di un popolo. Fondamentale nella conversazione quotidiana, rendendo il linguaggio più espressivo e naturale che è legato alla cultura della comunità o società in cui si sviluppa. Quindi, il lavoro “L’IDIOMA PERDUTO” (o meglio il dialetto che si estingue) è un lavoro straordinario, soprattutto per i giovani, perché non solo si preoccupa di risalire all’etimologia del termine, ma spiegarne l’origine e il mutamento.
Il dottor Mario Infante, ricostruisce il processo graduale, per cui una comunità di parlanti arriva a sostituire la propria lingua con un’altra.
Il costante fenomeno collettivo del disuso del proprio linguaggio o dialetto è la conseguenza di una qualche forma di imposizione violenta, per quanto non sempre esplicita ed evidente, quando, purtroppo, una persona deve rinunciare alla propria lingua e cultura. Insomma, non è quasi mai frutto di una libera scelta, ma è dovuta, per lo più, al fatto che i parlanti arrivino a considerarla inutile, se non dannosa, per il loro futuro.
Per esempio, potrebbe essere il segno distintivo di una minoranza fortemente discriminata oppure potrebbe essere ignorata ed esclusa dal sistema educativo e dalle istituzioni. Ancora, potrebbe essere considerata un relitto antiquato, inadatto al mondo moderno e, quindi, impedimento al tentativo di sfuggire a situazioni di povertà e di emarginazione sociale. Ciò crea anche fenomeni di spopolamento ed emigrazione forzata, con approccio ad altre lingue e, quindi, con l’estinzione della madrelingua.
Come ho conosciuto Mario Infante
Correva l’anno 1977, ero un giovane laureato in farmacia, titolare della neo farmacia di Sessa Cilento, che, dopo il tirocinio, si affacciava alla professione, Per molti aspetti, un tempo, il farmacista era considerata una professione “salva vita”. La farmacia era il primo punto sanitario sul territorio, un vero riferimento clinico, in sinergia con il medico.
Il primo incontro con Mario Infante
Una mattina, si presenta nella mia farmacia una persona di cui già mi avevano parlato, “u’ professore-farmacista”. Parliamo del dottor Raffaele Cauceglia, insegnante di matematica e farmacista di Stella Cilento.
Cauceglia, fin da subito, mi dimostrò la sua “disarmante” cordialità e gentilezza. Entrò in farmacia e mi disse: “Collega, sono Raffaele Cauceglia, titolare della farmacia di Stella Cilento, ti do il ben venuto. Per qualsiasi cosa io ci sono sempre”.
Chiacchierammo un po’ e, il giorno successivo, venne di nuovo e mi disse: “Questa sera hai impegni? No? Stasera ci vediamo a cena, a casa mia, a Stella Cilento, dopo la chiusura della farmacia”.
La sera trovai più di una persona seduti davanti ad un grande focolare e, tra questi, c’era anche Mario Infante, allora medico di Stella Cilento, una persona costruttiva, gioviale ed espansiva che mi diede subito l’impressione
di conoscerlo da sempre. Quella fu una serata straordinaria, serena, in ambiente amicale, accompagnata dall’ottimo cibo e anche da un buon vino locale. Tra un aneddoto ed una barzelletta, facemmo oltre mezzanotte. Per la verità, quelle cene si ripetettero spesso, quasi sempre con le stesse persone. La famiglia Cauceglia era composta da papà Raffaele, da mamma Fidelia Nese e dalle due figlie Teresa e Marina, entrambe studentesse liceali.
La signora Fidelia, persona cordiale, gentilissima e molto premurosa, era capace di coinvolgerti, sempre e comunque, per la sera successiva e per quella successiva ancora.
Le rigide serate invernali si trasformavano in momenti di allegria e di convivialità che – nel futuro – almeno per me, hanno determinato ricordi meravigliosi. Si parlava molto degli impegni e del ruolo professionale del medico e del farmacista, ma soprattutto si parlava di come l’attività potesse essere esercitata per il bene del paziente, nel SUD, carente di infrastrutture e di servizi socio-sanitari.
Tant’è che quelle serate mi hanno influenzato, anche dal punto di vista professionale, così come è stato sintetizzato e ricordato, con alcuni aneddoti, in un articolo, dal collega giornalista, prof. Fernando Iuliano, “il Sud” online: https://www.giornaleilsud.com/wp-content/uploads/2025/08/Allegato-1_Sessa-Cilento_-il-sud_prof.-iuliano.pdf
Un ricordo di Antonio Migliorino: “Sessa Cilento, Farmacia Nigro, anni Settanta – Squilla il telefono, rispondo e mi trovo a conversare con il Presidente Nilde Iotti”.
https://www.facebook.com/profile/100014719245731/search/?q=nicola%20nigro
Ovviamente, si parlava molto di problemi sociali e delle condizioni di arretratezza delle zone interne e delle possibili soluzioni.
Da quel momento, il dott. Mario Infante divenne un mio amico, molto caro, con cui potevo continuamente confrontarmi, in tutto, sul piano professionale e non, perché era ed è una persona straordinariamente professionale e colta.
La nostra amicizia non si è mai spenta, come pure quella con la famiglia Cauceglia, anche se abbiamo preso strade diverse. Io ho abbandonato la professione di farmacista, dedicandomi, prima al sindacalismo, poi alla politica e infine al giornalismo. Mario Infante, dopo aver conseguito la specializzazione in Endocrinologia, scelse di fare il medico ospedaliero, fino a diventare primario.
La famiglia Cauceglia si trasferì nella casa che avevano comprato a Cava de’ Tirreni, mentre il dottor Raffaele Cauceglia diventò titolare di una delle farmacie ad Angri.
Ho saputo della prematura scomparsa dell’amico e collega Raffaele dai ricordi di Teresa, su Facebook, così pure della successiva morte della signora Fidelia.
Teresa e Marina, oggi, sono due brave professioniste, guarda caso, entrambe farmaciste. La dottoressa Teresa ha sposato Mario Infante ed hanno avuto due figli: Raffaele, con la specializzazione di Biologo-nutrizionista-farmacista, come mamma, mentre Marco Medico-endocrinologo, come papà, come ho detto sopra.
Marina, invece, si è sposata con Luciano Pierri, Farmacista. Hanno due figlie: Francesca, farmacista, e Federica, anch’ella farmacista. Insomma, una famiglia di farmacisti che esprimono, anche in questo, tutto l’amore per nonno Raffaele, che ha saputo ben seminare e valorizzare una nobile professione.
Con l’aiutino e la complicità della COMARE, Rosetta Caporale, moglie del giudice Michele Di Lieto, miei amici, ho raccolto un po’ di notizie in più sulle radici e sui trascorsi, anche di gioventù di Raffaele e Fidelia a CAMELLA, frazione di Perdifumo. Puntualmente”, quasi ogni fine settimana, tutta la famiglia raggiungeva questa località. Mario, che tanto ama il Cilento, si univa alla famiglia, visto che ne faceva parte.
Sempre la comare Rosetta Caporale mi ha raccontato un aneddoto, che mi ripete sempre, che riguarda Mario Infante. Rosetta, sinteticamente, racconta: “Mamma mia stava malissimo. Chiamai a casa della comare ed ecco che arrivò subito il dottor. Infante. La visitò, le fece una puntura e poi disse che era gravissima: andava ricoverata immediatamente in Ospedale. Fece tutto lui, chiamò un suo amico medico. Quando arrivammo in ospedale già ci aspettavano. Mia madre fu operata e, grazie al dottor Mario Infante, mia madre è ancora viva. Io e la mia famiglia gli siamo grati per tutta la vita”.
Per Mario Infante non era un sacrificio andare a Camella, visto che era nel Cilento e, spesso, approfittava per raggiungeva la sua GORGA.
Raffaele-Fidelia, una coppia da antiche radici
Voglio ritornare alla coppia Raffaele-Fidelia, perché erano due persone straordinarie, che ricordo con affetto ed è giusto che mi soffermi. Chiedo scusa se mi prendo un po’ di spazio per due persone davvero meravigliose e straordinarie che potrebbero essere un esempio di famiglia, dal significato profondo del termine, che trasmette valori umani, morali e civili.
Da quello che mi è stato raccontato da Rosetta Caporale, comare di Fidelia Nese, ella era nata a Camella, frazione di Perdifumo, nel 1930, in una bella casa di campagna in località Castiglione, circondata da ulivi, meli e castagni. La sua infanzia fu turbata dalla prematura morte della madre, dolore che la accompagnò per tutta la vita, anche se ebbe l’affetto delle sorelle Dora e Filomena, e del caro papà, che l’accudirono e la protessero. Fidelia fin da piccola dimostrò intelligenza e una forza di volontà non comuni, creativa e volenterosa, che applicò nell’arte del cucito. Il padre, Carmine, per assecondare la passione della figlia, la mandò a Napoli, in una famosa sartoria, a perfezionare il taglio e il cucito. Tornata nel suo paese natio, confezionò meravigliosi vestiti e abiti da sposa. Fidelia era bella, di viso e di corpo, e non c’era giovane che non desiderasse di averla come sposa; ma fin da ragazza amò il suo Raffaele, quasi coetaneo, per tutta la vita. Raffaele Cauceglia, che studiava a Napoli, quando tornava a Camella, non vedeva l’ora di abbracciarla. Completati gli studi, e diventato farmacista, il dottore Raffaele Cauceglia sposò la sua Fidelia per formare una bella famiglia, allietata dalla nascita di due figlie, Teresa e Marina. Fidelia è stata una donna che ha lavorato impeccabilmente, ha curato la famiglia, ha seguito il marito dovunque esercitasse la sua professione. Si è distinta per le sue doti di donna attiva, volenterosa, buona e generosa, amata e rispettata da tutti.
Purtroppo, anche Fidelia non c’è più. Ha cessato di vivere qualche anno fa, assistita dai suoi cari. Lascia il ricordo sempre vivo in chi l’ha conosciuta, ma anche in chi non l’ha conosciuta, ma ne ha sentito parlare nel suo paesello, Camella, e in tutto il Cilento.
Ritornando al dottor Mario Infante, medico-endocrinologo, va detto che è un professionista di alto livello. Sul piano umano ha una capacità dialogante con tutti, a partire dalle persone semplici, anche se il lessico medico,
notoriamente è difficile.
Il dottor Infante è sempre disponibile, anche con i mass media. Due miei colleghi mi hanno parlato di lui, per questo ho sentito anche le loro interviste. Alessia Biella Leone, direttore di Tv Medica, è una giornalista molto attenta alle novità, soprattutto nel campo della medicina di eccellenza. L’intervista è stata fatto in occasione della presentazione del libro: “L’ospedale delle donne”, presso l’Ordine dei Medici di Salerno. Il volume racconta l’importanza storica della Scuola Medica Salernitana, che già nel Medioevo attribuiva un ruolo centrale alle donne, ricollegandosi alla figura di Trotula de Ruggiero. Il libro, sopra richiamato, evidenzia come a Salerno esistesse un ospedale destinato specificamente alle donne, già nel 1866, anticipando di diversi anni iniziative simili in altre capitali europee, come Londra.
Ecco il link- https://www.facebook.com/watch/?mibextid=wwXIfr&v=1456580602173146&rdid=a9k0r1cQ3QM3HMZt
L’altro collega è Enzo Landolfi che ha avuto la capacità e la tenacia di realizzare ben 158 servizi-interviste, nei 158 Comuni della provincia di Salerno.
Ha scritto un libro, pubblicato per la prima volta 2015, che non solo parla dei Comuni salernitani, ma riporta 258 gustose ricette, che si rifanno anche alla dieta mediterranea. Inoltre, è allegato pure un Cd con 358 filmati dei programmi Tv, realizzati e trasmessi.
Tra questi, c’è un filmato che, tra l’altro, riguarda proprio CAMELLA, ovviamente con l’intervista al dottor Mario Infante.
Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=B_YTwfvYk5k
Nicola Nigro
1-Mario Infante_il medico bravo_pag.A3
Allegato 2_Ospedale delle donne_ Napoli sindaco
Allegato 3_Ospedale delle donne_prof. ssa Filippelli
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia