Per giudice Di Lieto, ormai i processi si fanno in Tv e sui giornali, siamo alla violenza mediatica che contribuisce ad accrescere la prepotenza e la brutalità nella società


Violenza mediatica. L’ultimo caso è scoppiato a Modena sabato scorso, il pomeriggio di sabato scorso, quando un giovane, alla guida di una Citroen 3, procedendo a velocità sfrenata al centro della città, ha investito persone o gruppi di persone ferme o passanti sulla via, prima di schiantarsi sul marciapiede e tentare la fuga. Ha ferito otto persone, alcune in modo grave.
Alcuni coraggiosi lo hanno rincorso e bloccato prima che intervenisse la polizia.  La scena, senz’altro inquietante, ha scioccato l’intera città. Si è pensato a un attentato, a un atto terroristico. Si è scoperto poi che si trattava del gesto folle di un giovane, trentun anni, cittadino italiano, figlio di marocchini, sofferente di disturbi psichici, in cura negli anni passati presso il Centro di Igiene mentale di Castelfranco Emilia. Un malato insomma, non un terrorista.
Il caso dunque poteva ritenersi ridimensionato già la sera  del 24 maggio, ma se n’erano impossessati i mezzi di comunicazione, in particolare la televisione, che, trasmessa la notizia, cambiò programmazione, e  diede inizio alla sua carrellata, corredata di immagini, servizi speciali, interviste, talk show, occupando insomma l’intera serata, in modo da gonfiare l’evento e terrorizzare gli utenti ancor più di quanto non fossero terrorizzati. Parlo, naturalmente, dei cittadini di Modena, dove il fattaccio si era verificato. Ma in tutta Italia l’informazione aveva già prodotto effetti, soprattutto all’inizio, quando la pista terroristica era stata avanzata ma non prontamente smentita. Quanti saranno i telespettatori a seguire l’evento? Milioni. Quale sarà stato lo share? Eccezionale.
Tra i milioni di utenti non ce ne sarà uno, pazzo come il protagonista, che, per spirito di emulazione, si dirà: La strage, non l’ha fatta lui, la faccio io, e giù con la macchina sulla piazza affollata, tre morti e centinaia di feriti. A chi daremo la colpa? Al pazzo sfrenato o alla televisione che sull’evento violento ha costruito uno spettacolo violento esso stesso?
Queste sono le domande che mi sono fatto seguendo le prime notizie sperando che esse valessero a rassicurare. Macché? I programmi erano sospesi.  La scena era cambiata. Non più informazione, ma scontro politico, protagonisti i soloni chiamati dallo stesso conduttore per alimentare lo share, dal 20 al 20,5.
Oggetto della disputa: l’immigrazione. Di prima o seconda generazione? Fa lo stesso, quello che ha fatto il marocchino oggi, lo farà l’egiziano domani. Questi immigrati debbono essere fermati, espulsi se irregolari. Ma non senti, è un cittadino italiano. Cittadino italiano ma resta un marocchino. E l’altro. Razzista. Io razzista, ma tu non vedi, o fai finta di no vedere, cecato. Per poco non venivano alle mani. Peccato che nello scontro si siano fatti coinvolgere rappresentanti di tutte le forze politiche, di sinistra e di destra, di centrosinistra  e centrodestra, persino di indipendenti, veri o finti, tutti a dire la loro sull’evento che resta quello che è: il gesto di un folle, apparso in stato di totale incoscienza a chi ha avuto la fortuna di vederlo, l’avvocato difensore quando il folle è stato sentito dal P.M. (l’udienza per la convalida dell’arresto è fissata per domani:  gli è stata contestata la strage). Il sindaco della città ha indetto una manifestazione di piazza, sul posto sono accorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Lasciamo stare la Meloni, che ha ancora qualcosa da farsi perdonare dai suoi elettori (il risultato deludente del referendum). Ma Sergio Mattarella, che bisogno aveva il Presidente della Repubblica di testimoniare personalmente solidarietà alle vittime di un folle e apparire in televisione, quando vi appare ogni giorno, a ogni ora, a ogni occasione. A Modena si è portato anche il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che, forse per giustificare se stesso, ha parlato di evento scioccante per tutto il mondo (civile, aggiungo io).
Avete capito? Tutto il mondo civile. Ma via. Questo spettacolo inscenato e cavalcato dai mezzi di comunicazione, per il gesto di un folle, ancora oggi ne sono piene le cronache, elevato al rango di evento scioccante per tutto il mondo civile. Non basta. La televisione ha dato inizio a quello che io chiamo processo parallelo. Quello che viene celebrato lontano dalle aule di giustizia, in uno studio televisivo con l’intervento di quattro soloni so tutto che, nel caso di specie, di tutto si sono occupati fuorché della nostra sanità e dei Centri di salute mentale. Sempre nel caso di specie, il marocchino era stato in cura presso il Centro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Si erano accorti al Centro della pericolosità del paziente? Se no, perché. E quanti sono gli specialisti che lavorano in quel Centro? E quali sono le malattie che vi si curano? E quale disturbo accusava il marocchino? Sicuramente era un ansioso. Negli ultimi tempi viveva e parlava da solo. Era un giovane disoccupato senza lavoro. Anche se laureato in Economia. Queste le prime informazioni. Ecco. Di questo si poteva pure parlare negli studi televisivi, di questo e del Centro di Castelfranco che, si badi, opera in Emilia, una delle regioni più avanzate della penisola, figuriamoci se il fatto si fosse verificato altrove. Della nostra sanità disastrata avrebbero potuto parlare, i quattro soloni, dei malati con disturbi mentali, dei giovani senza lavoro. Invece no. Si parlava, e si continua a parlare degli immigrati, di prima e seconda generazione, fa lo stesso, del permesso di soggiorno, che deve essere revocato a chi delinque, ma l’imputato è cittadino italiano a tutti gli effetti e, come tale, deve essere trattato senza discriminazioni. In tutto questo non può passare sotto silenzio l’effetto pernicioso della comunicazione, in particolare del mezzo televisivo che può suscitare istinti violenti sulle persone cd. normali, figuriamoci su quelle malate. Invece no.
La televisione dà spazio alla violenza, fino a diventare violenta stessa. Con immagini di violenza ripetute una, due volte, all’infinito. La macchina che corre, il conducente impazzito, lo scontro, lo schianto, la fuga, la corsa, la colluttazione., i coraggiosi, le forze di polizia, la sirena delle ambulanze. E tutto questo, ripetuto una, due volte, all’infinito. Per ragioni di share, o come altrimenti si chiama l’indice di ascolto rilevato e diffuso con la velocità della luce. E’ questa la violenza mediatica. Ma la verità di fondo è un’altra: la violenza alligna dappertutto per qualsiasi causa, degna o indegna che sia, e la comunicazione di massa è una, non la sola delle cause del dilagare della violenza. Fra tutte, le discrepanze socio economiche che fanno i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Anche in un momento come questo che vede scricchiolare l’economia di tutti o quasi tutti i paesi del globo.  Per via di una guerra, che ha aggiunto violenza a violenza, anche a quella derivante dalla comunicazione di massa. De hoc satis. Alla prossima.

Michele Di Lieto*

*Scrittore e magistrato in pensione

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