

Con la pubblicazione, qui di seguito, dell’articolo dell’avv. Nina Perriello, si dà il via a un dibattito su una problematica che, giorno dopo giorno, pone una serie di interrogativi positivi, ma anche tanti dubbi negativi e, cioè di cosa potrebbe diventare l’Intelligenza Artificiale (AI) in una società civile. In primis una vera rivoluzione culturale e, quindi, è necessario attrezzarsi, perché senza regole e controlli umani i cosiddetti “logaritmo” un giorno possono rivoltarsi tranquillamente contro tutto e tutti. La logica del calcolo matematico è molto rigida, precisa, puntuale o meglio puntigliosa, senza se e senza ma.
Ebbene, tutto questo dev’essere considerato solo progresso e modernità, senza porsi nessun dubbio?
Ma, davvero è così che l’uomo vuole vivere nel futuro e cioè affidarsi unicamente alle macchine ed alla loro intelligenza?
Quindi, l’uomo, in un certo senso, rinuncia alla sinergia di “cervello e cuore” che finora ha praticato, quasi sempre, in sintonia?
Rinuncia a prendere decisioni importanti, con ragione, ma anche con sentimenti?
Le macchine che utilizzano l’intelligenza artificiale, come si sa, ragionano con i logaritmi e sono addestrate a realizzare modelli operativi che non coinvolgono il sentimento, ma solo risultati positivi da raggiungere.
Un analista di questi complessi “apparecchi tecnologici” diceva che le decisioni dell’Intelligenza Artificiale (AI), non sempre seguono la volontà dell’uomo. Infatti le loro soluzioni sono infinite ed anche non prevedibili o calcolabili dall’operatore, spesso, sono sibillini ed anche autonomamente seguono scorciatoie il cui unico scopo è quello di raggiungere al meglio l’obiettivo.
Per esempio se l’impostazione è quella di essere economici per maggiori profitti dal progetto, ecco che la macchina può scegliere una strada invece di un’altra.
Un altro esempio – sempre per il successo del progetto – l’AI della macchina-drone, “pensa” che per il successo dell’iniziativa, tra le persone da sopprimere ci siano anche “il lanciatore, l’attivatore, l’operatore, l’ideatore o il produttore”, non ci pensa due volte e, lo fa. Ciò avviene perché il sistema logaritmo lavora in quella direzione ed è ciò che potrebbe avvenire in guerra, con l’utilizzo dei droni dotati di Intelligenza Artificiale (AI), per gettare bombe sulle persone, ovviamente non escludendo gli operatori che l’hanno creato, questo perché sono annoverate come persone.
Ed ecco che ci troveremmo di fronte a un suicidio non pensato, non voluto e non programmato, ma che potrebbe succedere perché l’AI per realizzare il progetto potrebbe elaborare autonomamente una nuova strategia, in questo caso: cosa facciamo o diciamo?
Perciò, prima che succede l’irreparabile, la politica e i parlamenti dovrebbero attivarsi seriamente e interrogarsi anche su fatti estremi, perciò vanno studiate e fissate le regole cosiddette certe e giuste per una vivibilità tranquilla in una società civile, perché alle macchine mancheranno sempre le cose fondamentali: il cuore, i sentimenti e la ragione umana.
Attualmente in Italia ad occuparsi della sicurezza informatica è l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) che è un Ente Governativo di diritto pubblico, istituito a tutela degli interessi nazionali, proprio nel campo della sicurezza informatica e dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In merito, il giudice-scrittore, Michele Di Lieto, a proposito dell’Intelligenza Artificiale e delle sentenze che normalmente scrivono i giudici, evidenzia: << Quello che dico vale soprattutto per le sentenze, che sono sempre il frutto di un travaglio interiore proprio del giudice, non della macchina, che non ha travagli. E pertanto usiamo pure l’IA, ma cum juicio (n. r. con giudizio), soprattutto nel proporre i quesiti, che debbono seguire uno schema che presuppone già fatta la sentenza, per confrontarla con quella dell’IA, anticipando il travaglio a un momento anteriore rispetto all’IA. Confesso che, usando questo metodo per tutt’altre ricerche che quelle di diritto, ho costretto talvolta la macchina a ripensamenti, frutto di errori. Del che la macchina mi ha pure ringraziato. Della macchina insomma sono diventato amico. Ho finito>>.
Buona lettura dell’articolo sull’intelligenza artificiale dell’avv. Nina Perriello.
Causalità dello sviluppo umano.
Una nuova grammatica generativa della società contemporanea: A.I.
di Nina Perriello*
E’ inevitabile nella ricerca dei fattori dell’evoluzione dell’individuo soffermarci sull’osmosi tra individuo e fattori ambientali di sviluppo.
La propensione dell’individuo verso la creazione di forme di comunicazione generative e di nuovi modelli di linguaggio porta inevitabilmente ad interrogarci sulle possibili evoluzioni offerte dai sistemi di elaborazione dati di recente attuazione ed utilizzo: “A.I.”
Il linguaggio informatico, visto sin dalla sua nascita in funzione rotativa e circolare intorno all’uomo, offre una visione generativa, addirittura trascendente l’essere umano stesso e proiettato ad assumere una sua propria e personale autonomia anche dalla fonte generativa.
Il linguaggio informatico da ipostatico e controllabile diviene allora trascendente e come ogni forma di dominio con prepotenza subentra nelle relazioni tra individui, tra le abitudini, tra gli stili di vita e si adopera per intessere sistemi di relazioni e calibrare le necessità più disparate dell’individuo moderno.
La “Grammatica Generativa” di Noam Chomsky nasce da una sorta di opposizione allo strutturalismo, e ribadisce l’assioma e l’insieme delle regole precise da cui far sorgere e far “generare” meccanicamente le stringhe desiderate. N. Chomsky critica le metodologie empiristiche e descrittiviste superandole con una deviazione scientifico biologica sulla facoltà del linguaggio, andando oltre gli angusti confini dei tecnicismi che hanno avuto dominio nella linguistica.
La grammatica universale attesta che tutte le lingue umane condividono un insieme comune di principi e strutture fondamentali, considerate innate nella mente umana. Chomsky ha suggerito che i bambini nascono con questa conoscenza, il che spiega la rapidità e la facilità con cui acquisiscono il linguaggio.
Quando diciamo che il linguaggio ha una sua funzione poetica affermiamo che le parole hanno una loro musicalità tale da indurre nel lettore emozioni e sentimenti di gioia, di felicità oppure di malinconia, di tristezza e di nostalgia. Quando la funzione del linguaggio è relazionale si delinea una modalità di trasmissione del messaggio che imprime vigore non tanto al suo significato che pure è presente ma soprattutto alla qualità e alla quantità delle relazioni che costruisce.
Gli ostacoli più incombenti nelle funzioni relazionali del linguaggio sono la finzione, l’illusione, la paura dell’ignoto, del buio.
Crolla con l’I.A. il palcoscenico degli errori, tutto ha un ordine e una connessione logica d’insieme. Ogni ostacolo è distrutto in un flash, ogni problema posto alla macchina viene elaborato e risolto attraverso comparazione e analisi di informazioni non accessibili contemporaneamente alla mente umana con risvolti formidabili nei vari centri di interesse dell’individuo che compie così la sua evoluzione culturale. E’ il linguaggio dell’epopea e della sorprendente risistemazione delle cose con i loro nomi. L’A.I. però è anche l’altra faccia della medaglia di una società scevra da ogni imperfezione e possibilista sul superamento di ogni limite di fabbrica dell’essere umano?
Mentre questa eccezionale evoluzione si compie, la finzione e l’illusione nella relazione individuo – linguaggio digitale si amplificano. Illusioni, suggestioni, sublimazioni favoriscono il consumo acritico e ipnotico dei contenuti e lo stesso medium si identifica con il messaggio.
Si desume che in una società invasa dal calore inondante dei comunicati si riproduca frammentarietà, precarietà, e osiamo dire nevrosi, stress, dipendenza ipnotico narcisistica a cui riesce difficile porre rimedio per via delle dinamiche incontrollabili e ingovernabili. In una siffatta panoramica non sfugge che vanno rafforzati gli istituti di prevenzione investendo su questa rinnovata e aggiornata missione.
Tutto si muove verso l’omologazione, il conformismo, l’egocentrismo. Le trasformazioni dei costumi, degli stili di vita, della moda sono causate da un punto di rottura cognitiva con i codici comportamentali storicizzati e consuetudinari.
Il linguaggio A.I., allora, visto in questa prospettiva, è una possibile difesa nelle relazioni sociali con cui il singolo individuo e i suoi simili si ripropongono non consentendo ad altri di introdursi furtivamente nei loro sistemi di vita già perfettamente conformati ai livelli di standard richiesti dalla moderna società dei consumi.
Nella moderna società del mercatismo investire sulle competenze è una esaltazione che assume valore proprio a fronte del tecnicismo e dell’intelligenza artificiale a cui non si può sottomettere una coscienza libera e incontaminata. Si superano così gli ostacoli e i pericoli dell’amplificazione delle distanze dell’altro. L’alterità diventa dunque prorompente e impetuosa e ogni oggetto, ogni persona assumono una dimensione umana e più umana lasciando dietro di sé stessi, dimentichi, l’ossessione dello smarrimento da sé in cui l’analfabetismo e la sgrammaticatura emozionale potrebbero avere facile ingresso. Oltre gli anodini protocolli e artifici lenitivi del linguaggio d’occasione si annodano relazioni simpatetiche, passionali, si gettano e si costruiscono ponti, si aprono i canali della comunicazione e si costituiscono, si posizionano, si conquistano nuovi mondi possibili.
I rischi da contenere nel campo prettamente pratico sono senza dubbio gli aspetti legati alla coordinazione dei piani e delle strategie in funzione di una sincronizzazione efficace tra gli aspetti normativi, gli aspetti attuativi, le
implicazioni etico-sociali, le implicazioni ambientali e i risvolti scientifici. Gli immensi sviluppi offerti dall’ output da ottenere dipenderanno dagli input. Nasce così il Rinascimento moderno e ancora una rinnovata missione degli enti di formazione: costruire il futuro dei diritti sostenibili. Nel quadro delle tutele normative l’esaltazione dell’antropocentrismo è nella normativa nazionale e comunitaria. L’antropocentrismo nasce dall’esigenza di calibrare e contemperare le esigenze di innovazione con i valori etici e con i diritti dell’individuo. E’ dunque il ritorno all’uomo e alle sue necessità primordiali, all’etica, alla sostenibilità ambientale, al diritto di pensare con autonomia, con libertà, con indipendenza.
Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) — Regolamento UE 2024/1689 introduce obblighi proporzionati al rischio dei sistemi di AI, mentre, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 — Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale è la principale legge italiana specificamente dedicata all’IA interamente coordinata con l’AI ACT. La Legge 23 settembre 2025, n. 132 è il provvedimento che adatta l’ordinamento nazionale al Regolamento UE 2024/1689 e costruisce il sistema di vigilanza sull’intelligenza artificiale. La legge fissa i principi e indica le autorità competenti, ma rinvia a un decreto legislativo attuativo la parte più operativa. Si occupa in particolare di definire il sistema dei controlli, le sanzioni operanti e gli strumenti a disposizione delle imprese più piccole. La Legge 132/2025 ha il compito di definire l’ AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale e assume la vigilanza tecnica sui sistemi di intelligenza artificiale. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, l’ACN, si occupa del versante sicurezza. Le due agenzie operano in sinergia anche con il Garante per la protezione dei dati personali e con i supervisori di settore già esistenti, Banca d’Italia, Consob e Ivass, ciascuno per gli ambiti di propria competenza. Tutti gli enti sono organizzati dal Comitato di coordinamento sull’intelligenza artificiale presso la Presidenza del Consiglio.
Il quadro normativo e gli orientamenti legislativi inducono a pensare che una nuova grammatica generativa, allora, sia sempre possibile. Le norme giuridiche dovranno però pur sempre essere orientante da un ordine logico espressivo dei segni della comunicazione non più arbitrari ma convenzionati dai reali bisogni dell’individuo a cui forse, invece, occorre trovare ancora una risposta collettiva.
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia