Il nuovo corso della “Terza Missione Unisa” inizia con il professor D’Antonio e la maestria del professor de Notaris, neurochirurgo
Un’occasione che non andava perduta
Approfitto del comunicato stampa, dal titolo “Università, neurochirurgia d’avanguardia e non invasiva per tumori cerebrali. A Salerno si opera dalla palpebra per raggiungere il cervello”, per fare qualche riflessione sulle eccellenze e sulle potenzialità e il ruolo che può giocare l’Università di Salerno, per l’intero Mezzogiorno. Questa grande potenzialità è testimoniata dal neurochirurgo prof. Matteo de Notaris.
Sono in molti ad essere ottimisti sulla prospettiva che l’Università di Salerno possa diventare un punto di forza del Sud. Tutto questo già dopo le dichiarazioni programmatiche del neo Rettore, professor Virgilio
D’Antonio, dopo la presentazione della propria candidatura. In esse furono rimarcati i cambiamenti che si volevano fare, ma soprattutto la nuova strategia dell’Ateneo, cioè: idee chiare e illuminanti, per chiunque fosse disposto a mettersi in gioco.
Quello che sto per scrivere è una vera e propria invasione di campo, attraverso argomenti sicuramente estranei al comunicato. Per questo, chiedo SCUSA al professor Matteo de Notaris, ma anche al neo Rettore, professor Virgilio D’Antonio, se li tiro per la giacchetta, senza se e sanza ma. A riguardo, approfitto anche dell’intervista del collega ed amico Gabriele Bojano, per rafforzare il mio ragionamento.
Infatti, proprio dall’intervista emerge con chiarezza la strategia del Rettore, volta ad una sinergia di idee e di fatti e, quindi, alla necessità del rilancio, non solo dei presidi culturali, come le Università del Sud, ma dell’intero territorio meridionale.
L’impatto del nuovo corso di D’Antonio per il Sud
Bisogna dire, senza ombra di dubbio, che l’impostazione del neo Rettore Virgilio D’Antonio fa davvero ben sperare, per questo ho voluto approfittare del comunicato per l’eccellenza sanitaria in neurochirurgia, per richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il bene delle comunità del Sud e vedono nelle risorse locali un potenziale che può creare altre eccellenze, per uscire da una crisi perpetua.
Questo perché una Università come quella di Salerno, multidisciplinare, può dar vita a studi ed analisi per individuare le capacità fruttuose dei territori, con il coinvolgimento soprattutto dei giovani; quindi, davvero può esserci una “rivoluzione storica” con la partecipazione di tutte le Università e le Intelligenze del Mezzogiorno.
La “Terza Missione Unisa”, tra passato e futuro
All’Università di Salerno, purtroppo, non sempre le cose sono andate proprio bene, ma, oggi, possiamo dire che il malfatto è alle spalle. E’ possibile, quindi, dare una svolta, per una effettiva ripresa e il rilancio dello sviluppo locale, in un contesto nazionale ed internazionale.
Comunque, va anche detto che cose buone, in precedenza, ci sono state, tant’è che la Rai, quando faceva scelte più oculate e serie, ed era più attenta alle novità, soprattutto scientifiche che venivano dai territori,
proprio dalla sanità salernitana ci fu uno spunto per il programma televisivo “Elisir”, condotto allora da Michele Mirabella, sulle ricerche del professor Alfonso Scarpa. In quell’occasione, in diretta televisiva, furono illustrate nuove tecniche sull’ esame vestibolare, con un nuovo sistema per diagnosticare vertigini e problemi di equilibrio. Il professor Scarpa illustrò la nuova procedura di rieducazione vestibolare, proprio con le nuove tecnologie. Quell’evento fu un vero successo, visto che per giorni i mass media ne parlarono.
Sempre dall’Università di Salerno, si annuncia una nuova eccellenza applicando una tecnica davvero rivoluzionaria, messa a punto dal Professor Matteo de Notaris, neurochirurgo, ricercatore e docente presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” dell’Università di Salerno, lo stesso dipartimento dove lavora anche Alfonso Scarpa.
L’intervista di Bojano e il nuovo modo di governare l’Ateneo
Il mutamento di indirizzo e il cambio di passo dell’Università va ascritto, soprattutto, al professor Virgilio D’Antonio, nuovo Rettore. Infatti, le novità strategiche del nuovo corso, emergono con chiarezza nell’intervista rilasciata all’amico e collega Gabriele Bojano. In essa, tra l’altro, si legge:
«Tra i miei obiettivi voglio tornare a dialogare in modo sinergico e compiuto con la città di Salerno, siamo campus ma non siamo solo campus». A proposito della governance di questi anni ha evidenziato: «Assolutamente, mancava un giurista dai tempi del rettore Vincenzo Buonocore. Anche se il collegamento più immediato in senso temporale è con il rettorato del filosofo Roberto Racinaro».
La cosa straordinaria che si legge, sempre nell’intervista, è quella di voler far assumere all’Università di Salerno il ruolo di un soggetto politico (diversamente da quello partitico), con il coinvolgimento di tutti i soggetti della società, di cui si è parlato per decenni, ma non c’è stato mai il giusto catalizzatore.
Il rettore D’Antonio, dice ancora a Bojano: «Secondo me il rettore ha il compito di continuare, preservare e alimentare costantemente durante tutto il mandato il dialogo e il rapporto con la sua comunità. C’è bisogno di un modello di governo trasparente, plurale e partecipato perché le sfide che ci attendono sono tante e complesse. È illusorio pensare che il rettore possa incarnare in sé tutte le competenze».
Quando viene chiesto di sintetizzare il programma da attuare in tre parole, D’Antonio risponde: «Comunità, innovazione, inclusione».
Per la verità, questa sintesi, anche se sono passati solo pochi mesi, è già percepibile nella nuova organizzazione dei Dipartimenti universitari.
Sito istituzionale e informazione: le novità e la strategia delle sinergie
Sul sito facilmente si può leggere ciò che rappresenta “La Terza Missione Unisa”, cioè il protagonismo dei Dipartimenti. Sul sito è possibile leggere che l’Ateneo si propone di far sapere tutte le iniziative che riguardano le attività strategiche e sinergiche, con al centro anche la ricerca interdisciplinare che consente di valorizzare i saperi umanistici e tecnologici, perché le discipline umanistiche sono importanti per la
transizione digitale e scientifica, in quanto essa si inserisce nella Formazione dei futuri docenti, scienziati e medici che si occupano con competenza delle strutture anatomiche e funzionali dell’essere vivente. Di qui scaturiscono le eccellenze dei ricercatori.
Quindi, sul sito dell’Università, in sintesi, è possibile leggere: “L’Università degli Studi di Salerno promuove la Terza Missione mediante il coinvolgimento di tutte le sue componenti interne, valorizzando la ricchezza di competenze multidisciplinari, creando nuove sinergie dei saperi, favorendo l’interazione con il mondo della scuola, della cultura, delle imprese, delle istituzioni e con la società nel suo insieme”.
Inoltre, si legge ancora: “Le finalità strategiche della Terza Missione si orientano su due piani di intervento”;
primo:
<<Il primo è volto al Trasferimento Tecnologico ed alla Valorizzazione della Ricerca da realizzare mediante lo sviluppo di collaborazioni con il sistema delle imprese, la promozione di iniziative imprenditoriali, la tutela della proprietà intellettuale (attività conto terzi, spin-off, brevetti)>>.
Secondo:
<<Il secondo asse di intervento mira ad incrementare l’Impatto Sociale dell’Ateneo attraverso la gestione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale; la diffusione e condivisione della cultura da realizzare nella produzione di beni pubblici di natura sociale ed educativa (eventi, scavi archeologi, divulgazione e sensibilizzazione scientifica), le attività di formazione continua e le iniziative di public engagement>>.
Il neo Rettore, Virgilio D’Antonio, e la Terza Missione
Per cambiare la routine dev’esserci un mutamento reale e Virgilio D’Antonio l’ha imposto fin da subito. Il nuovo Rettore dell’Università degli Studi di Salerno, in carica dal mese di novembre 2025, si è messo in gioco con il coinvolgimento di tutti, ma soprattutto di chi analizza criticamente le proprie convinzioni, per migliorarsi.
Ecco che la Terza Missione è diventa operativa, realistica e rappresentativa, con la sua efficacia di funzione istituzionale dell’Università, con l’intento di trasferire conoscenze scientifiche e tecnologiche alla società e, quindi, al territorio. Insomma, il tessuto imprenditoriale, secondo il Rettore D’Antonio, dev’essere coinvolto nella cultura di governo. Ciò è possibile perché, oggi, all’Unisa non c’è un uomo solo al comando, ma una governance con una gestione collegiale, con collaboratori che formano una squadra, cui non dovrà sfuggire niente. Deve interagire anche direttamente con la società civile e il territorio, per garantire alle persone del management scelte precise, con la giusta serenità e con un supporto logistico concreto sui contenuti ben definiti. Insomma, occorre assicurare loro che le decisioni siano strategiche, trasparenti e conformi agli obiettivi prefissati.
Tutto questo, per rendere il rettorato un punto di sostegno alle funzioni di indirizzo, per cui ogni iniziativa o incarico avuto all’interno dei Dipartimenti, deve significare una svolta sinergica tra Università e territorio al meglio delle funzioni, per la realizzazione di uno sviluppo reale, su una vera produttività socio-economica-occupazionale, con l’intento di accrescere la vivibilità delle comunità locali.
Cambiamenti, progetti e svolte annunciate già al momento della candidatura del professor Virgilio D’Antonio
Le scelte e l’impostazione attuale dell’Università scaturiscono dalle linee programmatiche di Virgilio D’Antonio, Docente Ordinario di Diritto privato comparato, che fin da subito ha espresso concetti chiari, volti ad una guida dell’ateneo autorevole e non autoritaria, improntata non solo alla responsabilità, ma ad una visione incentrata sulla sinergia Università-comunità-territorio. Tutto questo si evinceva dal programma presentato, in occasione della sua candidatura. Non a caso, in questi pochi mesi di governo D’Antonio, già si possono notare dei cambiamenti logistici e organizzativi. Infatti, l’Ateneo è stato, da subito, orientato nella discontinuità, con un progetto preciso ed ambizioso. Il percorso prevede, innanzitutto, il dialogo tra il Campus di Salerno e tutto il Mezzogiorno, ovviamente, riferendosi a tutte le Università del Sud.
Voci inascoltate, cammino solitario degli amministratori e della classe dirigente, con infecondità e mancato sviluppo del Sud
In merito, in questi anni, di fronte a tanta inerzia progettuale – si pensi che l’utilizzo delle risorse europee non hanno mai superato il 15/20%, nonostante la carenza di infrastrutture nel Mezzogiorno che sono, quasi inesistenti, ad incominciare dall’arcaica viabilità. In questa “palude” di idee e progetti, noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio con l’Associazione “il sud” guidata dal prof. Fernando Iuliano e il giornale “il Sud”, diretto dal sottoscritto, per stimolare la classe dirigente, soprattutto loc
ale. addirittura attraverso alcuni nostri collaboratori abbiamo proposto progetti di massima anche per la viabilità, ma con scarso successo. Tant’è che nella versione “online” del giornale “il Sud”, abbiamo dato vita ad una sezione, chiamandola proprio “Questione meridionale” in cui, come ho scritto in un’altra occasione, e che voglio ripetere, abbiamo cercato di approfondire il divario storico, economico e sociale tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia, nato già con l’Unità.
In quel periodo, il Sud era prevalentemente agricolo, dominato dal latifondo e da una classe dirigente aristocratica, poco propensa all’innovazione. Le iniziative dell’Università di Salerno, attraverso gli impulsi del professor D’Antonio, potrebbero, in futuro, portare il Sud a dar vita ad iniziative auto-propulsive ed autonome, stimolando le potenzialità dei territori a valorizzare le risorse locali. Potrebbe anche succedere che il professor D’Antonio e tutto il suo management dell’Università trovino stimoli giusti ad aprire un dibattito vero, con una sinergia tra uomini dei saperi e uomini delle maestranze, da tempo poco motivati e cui mancherebbe solo una “spintarella” con più fatti, meno burocrazia, ma soprattutto meno chiacchere. Insomma, dove, in passato, intellettuali meridionalisti, come Guido Dorso, Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini, non sono riusciti a far decollare le sorti di questi territori, nonostante il loro notevole apporto teorico e politico-culturale, oggi con più sinergia e più concretezza e atti tangibili si potrebbe finalmente avere una svolta. A proposito, anche lo sforzo di Manlio Rossi-Doria nel creare il Centro per la Formazione in Economia e Politica dello Sviluppo Rurale che doveva puntare sulla valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali dei territori non produsse e non ha prodotto quasi niente. Come pure non fu ascoltata la denunciato, tra le altre, dal “sindaco-poeta-contadino” lucano, Rocco Scotellaro, che è stato un intellettuale molto impegnato per i diritti dei lavoratori e dei contadini delle sue terre.
I nemici dei meridionali, spesso, sono i meridionali stessi
Malinconicamente penso che, spesso, i veri nemici del Meridione sono i meridionali, visti i continui fallimenti delle iniziative. Anche noi, nel nostro piccolo, avevamo avviato con i compianti Francesco Colucci e Vincenzo Greco, dell’Università di Salerno, un PROGETTO che guardava al territorio. Ciò per coniugare una sinergia che interessasse Università, Studenti eTerritorio, avendo come riferimento una parte importante della provincia di Salerno che comprende un sito di alto valoro storico: PAESTUM.
I due straordinari funzionari dell’Università, molto lungimiranti, proposero al rettore “pro tempore” un
progetto, partendo proprio da Paestum, esteso all’intera provincia. Fu sottoscritto un PROTOCOLLO DI INTESA, tra Università di Salerno e Tele Radio Paestum, con l’obiettivo di un coinvolgimento diretto non solo degli studenti che vivevano nei territori. Tutto questo doveva significare anche il coinvolgimento delle loro famiglie che, spinte dai loro figlioli, avrebbero dovuto contribuire a definire l’analisi e l’individuazione delle carenze dei territori e come valorizzare le risorse locali, rilanciando l’economia e l’occupazione. Ma quando il progetto stava decollando, molte cose non andarono nel giusto verso, per beceri individualismi, oltre all’immatura scomparsa dei due protagonisti. Purtroppo, il destino strappò troppo presto alle loro famiglie ed agli amici due persone straordinarie, che, con la loro onestà ed abnegazione, potevano concretamente contribuire ad una svolta importante del nostro territorio. La scomparsa di Enzo e Francesco ha segnato anche la fine del progetto. Il seguito è meglio non raccontarlo perché ci troveremmo a parlare del “porto delle nebbie”.
Penso, tuttavia, che, alla luce dei nuovi eventi, il discorso potrebbe essere ripreso. Il buon Francesco Colucci, infatti, volle inserire la postilla: “il protocollo si rinnova di anno in anno, salvo che una delle parti non lo disdica”. Cosa che non è ancora avvenuta.
Nicola Nigro
Ecco il contenuto del comunicato dell’Ateneo salernitano.
Università, neurochirurgia d’avanguardia e non invasiva per tumori cerebrali. A Salerno si opera dalla palpebra per raggiungere il cervello
L’innovazione è espressione delle attività di Terza Missione dell’Ateneo: dalla ricerca scientifica alla sala operatoria. Realizzati già 40 interventi attraverso la palpebra. Studiosi di tutto il mondo a Salerno per
formarsi sulla tecnica innovativa
Una chirurgia non invasiva, che utilizza la palpebra come corridoio naturale per raggiungere il cervello senza lasciare nessuna traccia esterna. È l’ultima frontiera della Neurochirurgia di precisione per i tumori cerebrali realizzata dall’Università degli Studi di Salerno in sinergia con l’Azienda Ospedaliero Universitaria “San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona – Scuola Medica Salernitana”, nell’ambito delle attività di Terza Missione di Ateneo.
Una tecnica rivoluzionaria, realizzata dal Professore Matteo de Notaris, neurochirurgo, ricercatore e
docente presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” dell’Università di Salerno.
«L’ultima frontiera, forse la più importante della Neurochirurgia, è l’approccio attraverso la palpebra – esordisce Matteo De Notaris – Si pratica un taglietto nella piega palpebrale e attraverso questo raggiungiamo le zone più delicate del cervello. Prima per raggiungere specifiche zone profonde del cervello dovevamo praticare una craniotomia, cioè un foro con un trapano e spostare il cervello. Con queste tecniche innovative arriviamo in profondità attraverso la faccia, ovvero dalle cavità nasali o dalla piega palpebrale e raggiungere l’obiettivo senza toccare il cervello».
La tecnica endoscopica consente di accedere a lesioni cerebrali ed orbitarie evitando ampie craniotomie ed è utilizzabile per tumori cerebrali, lesioni del basicranio anteriore e medio, fratture orbitali complesse e, non ultimo, per l’estrazione di un proiettile a contatto con il nervo ottico, intervento delicatissimo, realizzato circa un mese fa.
Tra i vantaggi la minore invasività dell’intervento, recupero rapido, cicatrici ridotte o invisibili e minori complicanze.
«Le nuove tecnologie che utilizziamo all’Università di Salerno presso l’ospedale Ruggi d’Aragona rivestono un ruolo fondamentale nella Neurochirurgia – continua il Professore de Notaris – Tra le principali tecniche endoscopiche, che utilizziamo già da tempo, abbiamo anche sperimentato il braccio robotico collegato ad un esoscopio. Abbiamo il navigatore, una sorta di computer che in sala operatoria ci assiste per raggiungere millimetricamente i nostri obiettivi. Con una telecamerina di 4 mm raggiungiamo l’area più profonda del cervello, per asportare successivamente solo il tumore senza toccare le strutture nobili».
La Clinica Neurochirurgica dell’Università di Salerno svolge un ruolo determinante di Terza Missione. «Siamo molto orgogliosi di rappresentare un’avanguardia nella Neurochirurgia di precisione. Non è solo una progressione tecnologica, ma ha un impatto sociale sulla vite delle persone, offrendo un orizzonte di speranza e di futuro, anche in tumori cerebrali profondi – insiste il Professore Orlando Troisi, delegato alla Terza Missione dell’Università di Salerno – La ricerca scientifica avanzata prodotta nei nostri laboratori si traduce in applicazioni pratiche attraverso il trasferimento tecnologico, in linea con la visione
della nuova governance del rettore Virgilio D’Antonio. L’Università di Salerno si conferma un modello virtuoso e un attrattore internazionale avendo descritto e pubblicato tra i primi al mondo i risultati clinici e anatomici di questo approccio: tantissimi studiosi e specialisti vengono da tutto il mondo per imparare questa tecnica, per poi condividere le loro esperienze in ambito internazionale. Non più viaggi della speranza, inoltre, ma un’inversione di tendenza: dal nord vengono ad operarsi al Sud, perché qui, a Salerno, riusciamo a produrre qualcosa di straordinario che regala un orizzonte di futuro e di vita al paziente».
Di recente la World Federation of Neurosurgical Society – Federazione Mondiale delle Società di Neurochirurgia WFNS che rappresenta oltre 30.000 neurochirurghi in tutto il mondo – ha inserito il Professore de Notaris come unico italiano per la sezione Neuroanatomy Committee proprio in virtù degli studi su preparati anatomici che hanno permesso di applicare queste nuove tecniche su pazienti. La missione della WFNS è migliorare l’assistenza, la formazione e la ricerca neurochirurgica a livello mondiale, a beneficio dei pazienti, con una visione ambiziosa: far sì che cure neurochirurgiche sicure, tempestive e di alta qualità siano accessibili a tutti. Lo scorso 28 marzo, inoltre, l’approccio endoscopico trans orbitale è diventato oggetto di un articolo apparso su una delle più importanti e prestigiose riviste scientifiche internazionali, “World Neurosurgery”.
«A Salerno ci sono tecnica e visione, innovazione e futuro – aggiunge Matteo de Notaris – Servono formazione e ricerca. Siamo un’avanguardia sulle tecniche mininvasive. Lo scorso anno, per la prima edizione del percorso specialistico di chirurgia orbitale abbiamo avuto discenti da 19 Paesi del mondo che vengono a Salerno per imparare e condividere idee. È possibile grazie alla sinergia tra Università di Salerno, Dipartimento di Medicina e Ospedale. Desidero ringraziare il Rettore Virgilio D’Antonio, il direttore DipMed Annibale Puca e il Direttore della Clinica Neurochirurgica Giorgio Iaconetta per il supporto alle attività di ricerca e cliniche. Niente sarebbe possibile, però, senza la straordinaria e giovane équipe medica e sanitaria: una realtà viva e che cresce, tra le prime in tutto il mondo nel campo della Neurochirurgia mininvasiva».
Università Sa_Riparte_neo Rettore e neurochiruglia_ pag.A3-
Giornale IL SUD Mezzogiorno d' Italia

